La giornata del Papa

Il Papa: nel ricordo dei martiri andare verso le periferie, non seguendo logiche mondane. Nell’Angelus della festa di Santo Stefano, Francesco ricorda la testimonianza del primo martire: «Sia fonte di rinnovamento delle comunità». Una preghiera per le vittime del tifone nelle Filippine

«Oggi ce ne sono tanti» di martiri, perseguitati e uccisi per la loro fede. Una lunga scia di sangue iniziata secoli fa con Santo Stefano, il diacono protomartire catturato e lapidato di cui oggi la Chiesa celebra la festa. Francesco ricorda questa figura luminosa nell’Angelus di oggi in piazza San Pietro, durante il quale prega anche per le vittime del tifone nelle Filippine.

Con Stefano il Papa commemora tutti coloro che oggi perdono la vita per annunciare il Vangelo: sono loro, dice, ad indicare la strada alle comunità cristiane per l’evangelizzazione delle «periferie esistenziali e geografiche». All’indomani dell’Urbi et Orbi e del suo appello vigoroso in difesa dei migranti, nuovi schiavi che attraversano i mari trasformati in cimiteri per trovare spesso muri di indifferenza, il Vescovo di Roma chiede a tutti i cristiani di aver cura di chi soffre, «specialmente dei piccoli e dei poveri», senza seguire «la logica mondana».

La testimonianza di Stefano, culminata nel martirio, dice nella sua catechesi, è in questo «fonte di ispirazione per il rinnovamento delle nostre comunità cristiane», chiamate «a diventare sempre più missionarie, tutte protese all’evangelizzazione, decise a raggiungere gli uomini e le donne nelle periferie esistenziali e geografiche, dove più c’è sete di speranza e di salvezza».

Soprattutto servono «comunità che non seguono la logica mondana, che non mettono al centro se stesse, la propria immagine, ma unicamente la gloria di Dio e il bene della gente, specialmente dei piccoli e dei poveri», sottolinea il Papa.

Per farlo bisogna «tenere lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede»; così possiamo «rendere ragione della speranza che ci è stata donata, attraverso le sfide e le prove che dobbiamo affrontare quotidianamente». «Per noi cristiani – aggiunge il Pontefice -, il cielo non è più lontano, separato dalla terra: in Gesù, il Cielo è disceso sulla terra. E grazie a Lui, con la forza dello Spirito Santo, noi possiamo assumere tutto ciò che umano e orientarlo verso il Cielo. Così che la prima testimonianza sia proprio il nostro modo di essere umani, uno stile di vita plasmato secondo Gesù: mite e coraggioso, umile e nobile, non violento e forte».

È lo stile di vita incarnato da Santo Stefano: «Nel clima gioioso del Natale, questa memoria del primo cristiano ucciso per la fede potrebbe apparire fuori luogo», osserva Papa Bergoglio. «Tuttavia, proprio nella prospettiva della fede, l’odierna celebrazione si pone in sintonia con il vero significato del Natale. Nel martirio di Stefano, infatti, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita: egli, nell’ora della testimonianza suprema, contempla i cieli aperti e dona ai persecutori il suo perdono».

Nel giorno della sua festa ricordiamo allora «tutti i martiri di ieri e di oggi. E ce ne sono tanti…», dice Francesco, sentiamoci «in comunione con loro», e  chiediamo «loro la grazia di vivere e morire con il nome di Gesù nel cuore e sulle labbra».

«Maria, Madre del Redentore, ci aiuti a vivere questo tempo di Natale fissando lo sguardo su Gesù, per diventare ogni giorno più simili a Lui», è la preghiera conclusiva del Papa. Il quale, al termine dell’Angelus, ha voluto unirsi «al dolore che si è abbattuto sulla cara popolazione delle Filippine a causa del tifone Phanfone». «Prego per le numerose vittime, per i feriti e per le loro famiglie», ha detto il Pontefice, invitando i 25mila pellegrini presenti a recitare un’Ave Maria «per questo popolo a cui voglio tanto bene».

«La gioia del Natale – ha proseguito -, che riempie anche oggi i nostri cuori, susciti in tutti il desiderio di contemplare Gesù nella grotta del presepe, per poi servirlo e amarlo nei nostri fratelli, specialmente i più bisognosi».

Jorge Mario Bergoglio ha ringraziato anche tutti i fedeli che in questi giorni gli hanno inviato numerosissimi messaggi di auguri, scrivendogli di aver pregato per lui. «Non posso rispondere a tutti», ha detto a braccio, «ma ringrazio per le preghiere. Per favore, continuate a pregare per me».