La Giornata del Papa

Il Papa a sorpresa tra gli studenti del liceo Albertelli di Roma: “Prima di dormire penso ai meno fortunati”. Francesco in dialogo con 800 ragazzi dell’istituto dove ha insegnato per anni religione Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano: «A volte fa bene star soli», «la fede nasce per attrazione, non siamo ai tempi delle crociate»

In una utilitaria blu con i vetri oscurati, intorno alle 11.25, Papa Francesco è arrivato nel liceo classico romano “Pilo Albertelli”, lo storico istituto intitolato al professore partigiano trucidato nelle Fosse Ardeatine, a fianco alla basilica di Santa Maria Maggiore, nel quartiere Esquilino. Un bel regalo di Natale per tutti gli studenti e i docenti che si sono fatti trovare già dalle prime ore del mattino nel cortile interno dell’istituto, dove si è svolto un botta e risposta di circa un’ora del Papa con circa 800 ragazzi.

Ad accogliere Francesco al suo arrivo, in mezzo ad una piccola folla di passanti incuriositi dalla quantità di forze dell’ordine e da alcune telecamere, c’erano la preside Antonella Corea e Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, per anni insegnante di religione nell’istituto dove settimanalmente registra le puntate del programma “Buongiorno professore” in onda su Tv2000.

Tramite Monda, Francesco aveva già in qualche modo conosciuto gli studenti dell’Albertelli, quando aveva commissionato loro le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo del 2016. Oggi il Papa li ha incontrati di persona, alla vigilia di una Giornata di studio sulle Migrazioni, inserita nel programma didattico, alla quale parteciperanno domani.

Gli alunni del liceo romano sono infatti impegnati in progetti di approfondimento di problematiche attuali quali «l’accoglienza e l’inclusione di migliaia di persone che fuggono da miseria, guerre e carestie, nella speranza di un avvenire migliore», come ha spiegato la preside al Papa, mostrandogli anche l’Aula delle Migrazioni realizzata dalla comunità scolastica e recentemente inaugurata.

Al suo arrivo Jorge Mario Bergoglio ha salutato tutti i docenti ed il personale scolastico; il coro del liceo si è poi esibito cantando l’Alleluja di Leonard Cohen. I ragazzi speravano che il Papa attraversasse il corridoio in modo da catturare una foto o un selfie, ma Francesco si è subito trasferito nel cortile, dove era stato allestito un palchetto con un tappeto verde e una sedia in legno.

Lì ha intavolato un dialogo con i ragazzi di diverse classi, a partire dalle loro domande. Domande personali, come i suoi pensieri la sera prima di andare a dormire o i ricordi di quando insegnava lui ai giovani (inclusi quelli di altre religioni), oppure interrogativi dal taglio più esistenziale, come la solitudine delle nuove generazioni, le problematiche dell’amore senza secondi fini, o ancora cosa dire ad una persona che ha perso la fede.

Papa Francesco ha risposto a braccio, intervallando riflessioni a battute. Come quella sul suo addormentarsi in tronco la sera: «Prima di dormire penso a tutti voi, ai meno fortunati. Spesso però, appena poggio la testa sul letto, mi addormento di botto».

«Ogni tanto bisogna stare un po’ da soli», ha detto ancora il Pontefice in risposta alla domanda di Eleonora sulla solitudine, «la solitudine non è sempre negativa», se vissuta male però porta alla malinconia. Una risposta molto apprezzata tra i ragazzi.

A Damiano che chiedeva quali «parole userebbe per convincere qualcuno a diventare cristiano», il Papa ha raccomandato di non cadere nel proselitismo che «è uno sbaglio». «Non siamo nei tempi delle crociate», perciò ad ebrei e musulmani non si può dire «vieni e convertiti». «La fede nasce infatti dall’attrazione», ha ribadito il Pontefice, perciò «tu sii coerente con la tua fede» perché «quella coerenza ti farà maturare». A proposito della convivenza tra culture e religioni diverse, il Papa ha parlato delle migrazioni, anche nel proprio Paese, in Argentina, e di come abbiano portato alla necessità di vivere insieme.

Ancora, Francesco, ha riflettuto con gli studenti sul tema dell’amore: quello «senza secondi fini», gratuito, così raro da trovare. «Potrò mai raggiungerlo?», domandava Sara, di quinta liceo. «Nell’amore c’è sempre un po’ di egoismo», ha confidato, ricordando tuttavia l’esempio dei genitori che amano senza limiti i propri figli. È «una strada difficile», ha ammesso Francesco, fatta di «potature» di sé, di pazienza e «piccoli sacrifici». Su questa strada è importante «giocare» e «sognare», ha aggiunto il Papa, che sono tra le cose «fondamentali» della vita. Il gioco, infatti, «porta ossigeno all’anima», ha sottolineato, facendo l’esempio del calcio moderno che ha perso la sua naturalezza per divenire un esercizio commerciale.

Due domande sono state poste a sorpresa al Papa, oltre le cinque previste, appena suonata la campanella. Una, fatta dal 17enne Francesco, riguardava il rapporto tra maestro e discepolo prendendo punto dal recente ricordo fatto dal Pontefice del gesuita Miguel Ángel Fiorito, la scorsa settimana, nella Curia dei gesuiti a Roma. Il Papa ha risposto recitando una poesia in spagnolo che chiarisce quello che, secondo lui, è l’idea di maestro e il perché questa figura sia necessaria nella vita.

L’altra domanda era invece sulla pace, o meglio sulla contraddizione dell’uso della guerra per portare pace e sicurezza. La mancanza di pace ha una radice: «l’ingiustizia», ha chiosato Francesco e ha rimandato al videomessaggio registrato con il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, questa mattina al termine dell’udienza in Vaticano.

Intorno alle 12.20, quasi allo scoccare dell’ora, Papa Bergoglio ha lasciato l’istituto, accompagnato da applausi e cori. Molte persone, avvertite nel frattempo della sua presenza, si erano riversate in strada. «Lavoro al piano di sopra e ho sentito la sua voce», racconta una signora. I lavoratori del palazzo di fronte si sono fatti trovare tutti alla finestra e salutavano gridando «Padre», «Santità», «Francesco». Il Pontefice ha ricambiato il saluto per poi entrare in macchina e far rientro in Vaticano, deludendo le speranze di chi ipotizzava una veloce tappa nella basilica di Santa Maria Maggiore, a lui tanto cara, visitata prima e dopo ogni viaggio internazionale per rendere omaggio alla Madonna “Salus Populi Romani”.

«Questa visita è stata un dono generosissimo e toccante», commenta Andrea Monda. «Lui ha guardato i ragazzi negli occhi e si è lasciato guardare. È stato un incontro in cui ha esercitato la sua paternità e, come sempre quando viene a contatto con i giovani, c’è stata tanta naturalezza, libertà, schiettezza, profondità».