“La Francia fermi gli islamisti o sarà la balcanizzazione”, dice Gilles Kepel

Il celebre arabista francese sostiene Macron nel suo disegno di legge contro il separatismo islamista. "Siamo alla quarta ondata jihadista, un virus diventato pandemico" Maestri d’odio che “infettano” individui che hanno già “comorbidità” islamiste e contraggono il virus attraverso la “via atmosferica” del web e sviluppano una patologia mortale fino a quando non agiscono.

Donna islamica

E’ la quarta fase del terrorismo islamico illustrata da Gilles Kepel nel suo nuovo libro per Gallimard, Le prophète et la pandémie, che a maggio uscirà per Feltrinelli.

Tra i maggiori esperti del mondo arabo-musulmano, Kepel è consapevole del meccanismo che ha portato alla morte di Samuel Paty e alle minacce a Didier Lemaire. Un jihadista, Larossi Abballa, aveva sgozzato un agente di polizia e sua moglie a Magnanville. Poi aveva tenuto un discorso su Facebook in cui invocava l’uccisione di sette personaggi pubblici. Un funzionario del ministero dell’Interno chiamò Kepel per dirgli che il suo nome era in cima a quella lista. “La prima fase del jihadismo è l’Afghanistan, con le conseguenze in Algeria, Egitto, Bosnia e Cecenia, ma è stato un fallimento, perché non sono stati in grado di mobilitare le masse”, dice Kepel al Foglio. “Lo diceva lo stesso Ayman al Zawahiri. Così hanno cambiato modus operandi, lanciando il jihad leninista che ebbe come sbocco l’11 settembre. Ma anche questa seconda fase non ha funzionato. La terza è l’Isis e l’uso della gioventù musulmana per fare il jihad sulle società europee, con gli attacchi a Charlie Hebdo e al Bataclan. Ma anche questo è stato un fallimento, perché gli stati occidentali hanno bombardato il Califfato”. Ora abbiamo una fase nuova: “Da un lato, gli imprenditori della rabbia attivi nei social, designano i bersagli, come Paty, il ‘nemico di Allah’”.

Questi predicatori non ne invocano direttamente la morte. “Si diffonde in modo virale e trovano persone che hanno già ‘comorbidità’, come col Covid, già radicalizzati per amicizie o moschee, spesso dai Fratelli musulmani e dai salafiti, che hanno già compiuto la rottura con la cultura occidentale, pronti a uccidere, senza essere parte di un’operazione, piramidale o reticolare”, dice ancora Kepel al Foglio. Ne sono esempio gli ultimi tre attacchi in Francia. “Zahir Mahmood ha tentato di uccidere due persone sotto la vecchia sede di Charlie Hebdo, era un cretino che non parlava francese, ma aveva visto un video di una manifestazione in Pakistan contro Charlie Hebdo. Poi il ceceno che ha ucciso Paty, Anzorov, la ‘variante cecena’ del virus che è stato educato in Francia, ha identificato il professore, ma non aveva affiliazione, non era un ‘lupo solitario’ come dicono i cretini. Il terzo è il tunisino Aoussaoui che ha colpito a Nizza. Su di lui sappiamo molto poco, era già un po’ radicalizzato, fumava hashish, forse ha incontrato qualcuno a Bari e nel telefonino aveva una fotografia del ceceno che ha ucciso Paty. E’ la trasmissione virale, pandemica”. L’estate scorsa è stato un momento chiave per capire i nuovi equilibri islamici. “Mohammed bin Salman non è più interessato all’islam politico, ma alla trasformazione economica del regno saudita, la stessa  cosa accade negli Emirati Arabi Uniti. Abu Dhabi controlla mille miliardi di dollari dei fondi sovrani. Vogliono investirli in tecnologia israeliana. Il wahabismo è l’altra faccia della rendita petrolifera, che controllava l’ordine sociale, indottrinando le masse, ma ha distrutto la loro fibra intellettuale”.

In questo clima, nell’estate scorsa, c’è stata la reislamizzazione di Santa Sofia da parte di Erdogan. “L’anniversario del trattato di Losanna dopo la vittoria di Atatürk in Anatolia. Erdogan vuole distruggere la laicità di Atatürk, che aveva secolarizzato Santa Sofia come ‘regalo all’umanità’. Il ‘Contratto sociale’ di Rousseau annotato da Atatürk è nel museo di Ankara. Eradicare la laicità è decisivo per Erdogan e il suo nazionalislamismo. La sua campagna di odio contro la Francia è come quella dell’ayatollah Khomeini contro Rushdie. Erdogan vuole l’egemonia sull’islam politico. Con l’attacco alla Francia dopo le vignette di Charlie Hebdo questi regimi sono riusciti a trasformare il processo agli assassini di Charlie, che doveva essere la ‘Norimberga del jihadismo’, in un processo ai francesi per ‘islamofobia’”. Ci saranno due poli, dunque. “La ‘Triplice’ con Turchia, Qatar e Iran. L’altro polo è l’alleanza che mette assieme americani, Israele, Egitto, Giordania, Bahrein cioè i sauditi, il Sudan, Emirati Arabi Uniti e il Marocco. La pandemia ha accelerato in modo straordinario questa trasformazione con la caduta dei prezzi del petrolio”.

Che fare per la Francia? “Non bisogna attaccare solo le conseguenze, ma anche le radici di questo fenomeno, i valori di rottura della società. La legge di Macron contro il separatismo pone molti problemi, ma è necessaria. La metafora del virus non è solo un gioco intellettuale, perché il diffondersi della pandemia è anche un’arma politica della Cina contro l’occidente, un’arma letale per le società democratiche e rafforza i regimi. L’enorme campagna anti francese di Erdogan dimostra che il bersaglio è stato perfettamente identificato”. Cosa rischia la Francia?  “La balcanizzazione, enclave nei quartieri popolari, dove le donne sono obbligate dalla norma sociale a uscire  velate, senza parrucchieri misti, con i bambini che saltano la scuola pubblica per andare in quelle salafite. Non c’è più società e questo corrisponde all’islamogoscismo. L’indigenismo è  forte nelle università francesi e si è saldato all’americanismo della decolonizzazione, così che i valori della Repubblica non sono più niente, sono   ‘crimini coloniali’, non c’è più società europea,  ci sono solo razze e generi. E i bianchi sono tutti cattivi”.