La folle scuola della Azzolina

Penso alle mie figlie, di cinque e due anni. Tolte, a metà dell’anno, dalla scuola materna e dall’asilo nido. Penso alla difficoltà di spiegarle l’esistenza di un virus terribile che si trasmette abbracciando le persone, giocando con gli amici, dando i baci ai nonni. E penso ai prossimi mesi, alla ritrovata libertà. Penso all’enigma delle vacanze, al mare con tutte le restrizioni possibili. Penso a settembre, alla ripresa della scuola. Alla più piccola, molto probabilmente, il nido sarà precluso. Per la più grande, che inizierà il cammino delle elementari, si pensa un rientro con le visiere al posto delle mascherine e con “i pannelli di plexiglass per mantenere il distanziamento tra i banchi”. Ma davvero il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha preso anche solo in considerazione misure che trasformerebbero le classi in carceri?

L’ipotesi, che per il momento resta solo una delle tante condivise con il premier Giuseppe Conte, dà l’idea della difficoltà che la nostra classe dirigente ha nel prendere qualsiasi misura per il bene del Paese. La scuola non è solo istruzione. È prima di tutto socialità, con i compagni di classe, ma anche con le maestre e i professori. È rapporto umano. Come possono pensare a una scuola dove i bambini e i ragazzi vengono rinchiusi in box di plastica trasparente, dove la loro visione del mondo viene filtrata da una scomoda visiera che  calca sulla testa per otto ore al giorno, dove molto probabilmente saranno precluse le ore di gioco, i pasti insieme e (ovviamente) qualsiasi contatto fisico. Per chi si affaccia a nuove esperienze (penso alla prima elementare, alla prima media e alla prima liceo) sarà difficilissimo instaurare nuovi rapporti, stringere nuove amicizie, superare paure e scogli che a quell’età sembrano insormontabili. Certo, i più piccoli sono migliori di noi adulti a portare a proprio vantaggio qualsiasi situazione (anche quelle più negative). Ma a quale prezzo?

Nella “fase 1″ di questa terribile pandemia bambini, ragazzini e adolescenti sono stati completamente dimenticati dall’esecutivo. Le scuole si sono trovate a dover fare i conti con un gap digitale, che si è rivelato essere un cratere, e con l’incapacità di garantire una basilare didattica a distanza. Per settimane è stato il vuoto, poi sono iniziate lezioni che cercavano di colmare le mancanze di un governo che non sapeva trovare soluzioni. Nonostante tutte le task force messe in capo da Palazzo Chigi, nessuno è riuscito a partorire idee brillanti. Non solo. Anche economicamente i giallorossi hanno deciso di fare meno del minimo. Sul piatto sono state messe briciole. Nessuno, poi, ha pensato alle scuole paritarie che ogni giorno offrono ai nostri ragazzi un’istruzione che, molto spesso, lo Stato è incapace di garantire.

Per la “fase 2″ la Azzolina dice di voler mettere in campo 4 miliardi di euro. Potrebbero servire, tra le altre cose, a finanziare le barriere di plastica per tenere lontani i nostri figli dai loro amici. Non ci sono aggettivi educati per descrivere un’idea del genere. Non so a chi sia venuta in mente. Mi fa venire la pelle d’oca anche solo pensarci. E spero si tratti solo di una delle tante boutade di cui si riempiono la bocca i politici quando inizia a fare caldo.

Pensiamo sì alla sicurezza dei nostri figli, ma facciamolo usando la testa e pensando a cosa significherebbe metterli in determinate condizioni.