La fine ingloriosa dei “ribelli” siriani: carne da cannone per le guerre di Erdogan

Almeno 150 estremisti sono morti nel Nagorno Karabakh negli ultimi giorni. Spinti dagli imam ad arruolarsi, vengono anche truffati sullo stipendio

ribelli siriani

A Hiwar Kilis, sulla frontiera siro-turca, si riuniscono centinaia di giovani siriani. Qui ricevono l’uniforme indossata dalla polizia di frontiera azera, vengono addestrati sommariamente alla guerra, incitati da comandanti e da imam. Quel che conta per questi giovani è realizzare un sogno: farsi inviare dalla Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan a combattere contro gli armeni nel Nagorno Karabakh a fianco degli azeri «per guadagnare 2-3.000 dollari in pochi mesi e poi tornare indietro». Come spiega Le Monde in un istruttivo reportage, il “sogno” dei mercenari siriani si infrange contro la cruenta asprezza della guerra.

ALMENO 150 MORTI IN 10 GIORNI

Sono molte le menzogne vendute dai reclutatori agli estremisti islamici siriani che vogliono diventare ricchi con la guerra. Ai mercenari viene spiegato innanzitutto che non andranno in prima linea e che non parteciperanno ai combattimenti. Non è così.

Gli estremisti vengono in realtà spediti subito al fronte e partecipano a battaglie cruente: «Questi cani armeni ci massacrano», testimonia in un video dal fronte uno di loro. Solo negli ultimi dieci giorni, ne sono morti almeno 150. «I comandanti vogliono avanzare il più possibile prima del cessate il fuoco», aggiunge un mercenario di nome Mohamed in un altro video.

GLI IMAM SPINGONO A PARTIRE

Chi resta in Siria guarda spesso con disapprovazione l’arrivo dei corpi senza vita di chi è partito per Baku. «Che Allah maledica chi ha fatto commercio del loro sangue», dice il familiare di un giovane ucciso. Il riferimento non è soltanto alla Turchia, che appoggia l’Azerbaigian contro gli armeni del Nagorno-Karabakh, ma anche ai comandanti e ai reclutatori che mediano con gli uomini di Erdogan e si intascano almeno l’80 per cento dello stipendio dei mercenari.

Non tutti a Hiwar Kilis sono entusiasti nel vedere i siriani usati come carne da cannone da Erdogan per le sue guerre. Ahmed Ferzane guarda i giovani pronti a diventare mercenari e commenta: «Questa guerra non è la nostra. E voi non troverete laggiù alcuna gloria. Nient’altro se non la morte». La sua voce è contraddetta da quella di un imam, che sprona i giovani: «La nostra guerra in Azerbaigian non è meno importante di quello che conduciamo qui. Anche l’Azerbaigian è un paese sunnita». In realtà la maggior parte della popolazione azera è sciita. Ma questa è solo l’ultima delle menzogne spacciate agli estremisti siriani per verità.