La famiglia fa superare la crisi: lo dice la ricerca

Un recente studio ha indagato il valore dell'"educazione orizzontale" tra fratelli e sorelle, per verificare quanto l'esperienza quotidiana tra loro sia un valore, rispetto alla situazione dei bambini soli: si conferma la centralità dell'esperienza familiare nell'educazione, nella costruzione della personalità e della crescita di un cittadino che sa assumersi responsabilità e doveri.

Fratelli e sorelle sono una una risorsa per costruire capitale sociale. A colpo d’occhio, per i bambini di famiglie numerose (e non) dover e fare i conti con i loro fratelli è un potenziale prezioso: prima di tutto li aiuta (e li costringe) a fare i conti con gli altri, ma anche ad imparare presto per essere in grado e dover chiedere (e dare) aiuto, contrattare, cooperare per un scopo o a risolvere al meglio un compito assegnato.

Capire che “non si vive da soli” (nel bene e nel male) permette anche a loro di pensare al proprio futuro in cui alcuni volti saranno sicuramente lì (i fratelli, i genitori, i nonni, gli zii e i parenti in generale), in un modo molto più affidabile rispetto ad altri legami (amici, conoscenti etc.). Così questa scuola di educazione famigliare si dimostra un solido pilastro delle relazioni e della costruzione della società. La famiglia e le sue relazioni ed interrelazioni interne, in questo caso, è fucina di un capitale sociale comunitario e civile indispensabile allo sviluppo di ogni nazione. Un recente studio (2018) ha indagato il valore dell ‘”educazione orizzontale” tra fratelli e sorelle, per verificare “se e quanto” l’esperienza quotidiana tra fratelli e sorelle sia un valore aggiunto, rispetto alla situazione dei bambini soli, una condizione quest’ultima sempre più frequente nel nostro paese.

Esistono differenze tra bambini soli e figli di famiglie numerose (o comunque famiglie con due o più figli), ad esempio, i bambini single presentano una marcata consapevolezza (che a volte diventa anche una paura) che nel prossimo futuro avranno il compito di prendersi cura dei loro genitori anziani. Sanno benissimo che non saranno in grado di condividere questa responsabilità con gli altri, come invece i bambini di famiglie numerose sono consapevoli che questa responsabilità sarà condivisa con i propri fratelli. Inoltre i fratelli e sorelle di famiglie numerose sono “ricchi di relazioni significative”, un altro fattore  portatore di speranza per l’intera società, sul quale le istituzioni pubbliche dovrebbero riflettere ed investire se vi vuole promuovere il bene comune ed il futuro del paese.

Tra i giovani nati in famiglie numerose ci sono diverse caratteristiche specifiche, direttamente collegate alla condizione familiare: in particolare, emerge il tema della “prima autonomia”, di una significativa capacità (e desiderio) di uscire di casa in fretta per avere spazi di responsabilità e libertà di scelta (forse finalmente una stanza / casa tutta da sola, da non condividere). Questo spinge/permette a questi bambini una socializzazione precoce, spesso un rapido ingresso nel mondo del lavoro e anche matrimoni e nascite di bambini molto prima dei valori medi dei loro coetanei. È più probabile trovare comportamenti pro-sociali e di solidarietà tra i bambini delle famiglie numerose (partecipazione al lavoro volontario, organi partecipativi a scuola, capacità di scambiare aiuto con gli amici), ma ci sono anche molti bambini unici coinvolti in tali attività, proprio come, all’estremo opposto, non tutti i bambini di famiglie numerose sono “pro social”, al di fuori della propria famiglia. Nel complesso, lo studio conferma la centralità dell’esperienza familiare nell’educazione, nella costruzione della personalità e delle opportunità delle nuove generazioni nel loro cammino verso l’età adulta. Ciò che viene vissuto in famiglia diventa veramente “seminarium rei publicae”, un campo di addestramento per educare se stessi a diventare cittadini responsabili e fertili, in grado di generare il bene comune.

La società italiana ed occidentale di oggi ha un immenso bisogno di riscoprire i luoghi in grado di educare i cittadini di domani. Un esempio? L’aver dovuto ripetere più volte e con sempre magior insistenza avvisi pubblici all’igene personale, al rispetto della “quarantena” e l’invio di truppe e polizia ad ogni angolo di paese per controllare il rispetto di tali obblighi, non ci dimostra forse che gli Stati occidentali oggi pagano l’ineducazione civile di molti cittadini causata da scelte pubbliche contrarie allo sviluppo famigliare? Purtroppo sulle relazioni famigliari, anche in questo ultimo decreto di emergenza, nulla si è fatto. Pensare al futuro del paese e ricostruirlo con il passo giusto, obbligherebbe tutti, almeno un volta, a mettere al riparo le famiglie e lasciar ad altri la “coperta corta”.

Lo diceva già Alexis de Tocqueville, “famiglia, religione e interesse ‘ben-inteso sono il fondamento morale dell’autogoverno e il limite naturale al pericolo della tirannia e del paternalismo dello Stato”, vale la perna rileggere le pagine de “La Democrazia in America”, in fondo quel che era evidente allora, oggi anche questo studio lo conferma: famiglie e relazioni interne, sono la roccia su cui si regge ogni solida società.