La crisi secondo Zaia

“Il Conte bis è un’agonia che si trascina da mesi. Se l’incarico venisse conferito a una personalità alternativa, potrebbe vedere la luce un esecutivo super partes che consenta al paese di superare i prossimi mesi". Probabilmente Conte tenterà di mettere insieme una nuova maggioranza, pure il centrodestra potrebbe provarci, ma il capo dello Stato resta il vero arbitro: se l’incarico venisse conferito ad una personalità alternativa, potrebbe vedere la luce un esecutivo super partes che consenta al paese di superare i prossimi mesi, tra vaccini e Recovery

Luca Zaia della crisi di governo importa fino a un certo punto. “Io mi occupo della mia regione, il Veneto, sul punto la persona più titolata è il segretario nazionale della Lega Matteo Salvini”. D’accordo, presidente, ma lei se lo aspettava il colpo di teatro di Matteo Renzi? “Abbiamo a che fare con interlocutori che rendono possibile tutto ciò che a noi comuni mortali sembra impossibile. In Parlamento accadono cose strane, incroci imprevedibili, ma io non sono mai stato parlamentare, le riunioni infinite mi fanno venire l’orticaria. Io sono un amministratore, il mio dogma è movimento e azione”.

Che succede al Conte-bis? “Il governo è un’agonia che si trascina da mesi, una riedizione sarebbe prosecuzione dell’agonia”. Meglio il voto? “Ho sempre sostenuto che le elezioni siano la via maestra ma è pur vero che attraversiamo un momento tragico, servono stabilità e responsabilità, e poi io sono un uomo pratico: chi lascerebbe la poltrona sapendo che al prossimo giro i posti disponibili saranno dimezzati?”. Rimpasto o governo istituzionale? “Probabilmente Conte tenterà di mettere insieme una nuova maggioranza, pure il centrodestra potrebbe provarci, ma il capo dello Stato resta il vero arbitro: se l’incarico venisse conferito ad una personalità alternativa, potrebbe vedere la luce un esecutivo super partes che consenta al paese di superare i prossimi mesi, tra vaccini e Recovery. In ogni caso l’ipotesi del voto mi sembra assai remota”.

Il governo ha approvato il Piano nazionale di ripresa e resilienza da sottoporre a Parlamento, Regioni e Commissione europea. L’Europa è sempre matrigna? “Secondo lo storico John Lukacs, gli Stati Uniti d’Europa non sarebbero mai esistiti ma, con il passare degli anni, si sarebbe instaurato un modello confederale, sulla falsariga dei cantoni svizzeri. E’ esattamente ciò che sta accadendo: alcuni paesi europei collaborano in modo più serrato per pesare maggiormente. Io sono europeista perché credo nell’Europa, e tuttavia questa Europa, governata da un manipolo di burocrati, non funziona, è lenta e inefficiente, perde costantemente ogni appuntamento con la storia. Che siano i flussi migratori o le politiche economiche: siamo sempre gli ultimi rispetto al mondo che si muove”. Con Next Generation EU l’Italia, se sarà in grado di presentare progetti concreti e verificabili, potrebbe attuare investimenti per oltre 200 miliardi di euro. “Vorrei ricordare che i soldi del Recovery Fund sono nostri, non dell’Europa, sono risorse che l’Europa accumula in virtù dei nostri depositi e finanziamenti. Dobbiamo cogliere questa opportunità puntando su progetti performanti, legati alle esigenze di imprese e territorio. Io, per esempio, pur nutrendo enorme fiducia nelle nuove tecnologie, penso che vada data priorità all’economia reale, alle attività che chiudono, piuttosto che destinare 17 miliardi alla digitalizzazione. Dobbiamo investire sugli imprenditori che creano occupazione, aprire cantieri, realizzare opere. Le racconto del Veneto: qui la prima industria è il turismo con quasi 18 miliardi di fatturato, non solo per Venezia ma anche per le Dolomiti (patrimonio dell’umanità), le colline del Prosecco, il Delta del Po, le spiagge, i circuiti termali, la montagna estiva e invernale. Il 66 per cento dei nostri turisti sono stranieri, oggi spariti. Dall’inizio della pandemia si sono persi 65mila posti di lavoro, quasi la metà nel turismo”. Il governo ha deciso che gli impianti sciistici non riapriranno neanche il 18 gennaio. “E’ un guaio, sembra quasi una punizione: abbiamo una valanga di neve e non possiamo ricevere i nostri ospiti da tutto il mondo”. Il 15 gennaio centinaia di ristoratori in giro per l’Italia apriranno i locali in segno di protesta. Fanno bene? “Non chiedono la luna ma di poter tenere in piedi le proprie aziende, e sono sicuro che le manifestazioni avverranno nel rispetto delle norme anti-Covid, i miei cittadini non sono degli scalmanati. Le imprese della ristorazione non rappresentano soltanto un’eccellenza economica ma anche un presidio identitario. Per una regione come la nostra, con trecentocinquanta prodotti tipici e cinquanta denominazioni di vini, numerose imprese rischiano di chiudere per sempre. Il problema, a monte, sono i ristori che non arrivano. Anziché distribuire a pioggia seicento euro alle partite Iva, bisognava seguire l’esempio della Germania che ha rimborsato le imprese fino al 75 per cento sulla base della perdita effettiva di fatturato”.

Intanto è arrivata a Wuhan la squadra di esperti internazionali dell’Oms che deve indagare sull’origine della pandemia. Previsioni? “Non ho la più pallida idea, mi limito a far notare che recarsi sulla scena del delitto a distanza di dodici mesi dai fatti non aiuta la ricerca della verità. Questa delegazione doveva arrivare lo scorso marzo, adesso chissà quante cose saranno cambiate, il contesto è profondamente mutato, e non dico che i cinesi abbiano manomesso le prove”. Attenzione che già in passato lei si è procurato le proteste formali della Repubblica popolare cinese per aver dichiarato che i cinesi mangiano topi vivi. “Ormai in Italia vige la dittatura del politically correct. E’ proibito parlare, appena parli qualcuno si offende. Quando, un anno fa, proponemmo la quarantena fiduciaria per i ragazzi che rientravano dalla Cina, venne giù il finimondo, apriti cielo, accuse di razzismo a tutto spiano… Oggi migliaia di giovani sono in quarantena e nessuno fiata”.

In Veneto la curva dei contagi è in calo ma la regione resta una sorvegliata speciale. “La pressione sanitaria c’è: abbiamo il cinquanta percento di pazienti in più rispetto allo scorso marzo, è un dato preoccupante con il quale dobbiamo fare i conti. Dopodiché, tutti i riflettori sono puntati sul Veneto ma, se consideriamo il tasso di ospedalizzazione rispetto alla popolazione, siamo la sesta regione, ce ne sono altre cinque con più pazienti in percentuale”. Eppure il Veneto si è procurato la nomea di ultimo della classe. “Sallustio diceva che l’invidia viene immediatamente dopo la gloria. I veneti vivono il paradosso della virtuosità: siamo la regione che effettua più tamponi, da noi il contact tracing funziona, tra molecolari e antigenici ne facciamo 60mila al giorno. E’ chiaro che tremila positivi su 60mila testati fanno un tasso d’incidenza del 5 percento; non occorre un premio Nobel per rendersi conto che, se la Basilicata registra 40 contagi su 400 tamponi, il tasso d’incidenza è del 10 percento, il doppio”. Con una copertura vaccinale, rispetto alle dosi Pfizer consegnate, intorno al 75 percento, da qualche giorno il Veneto può contare anche sulle dosi fornite da Moderna. “Noi vogliamo agire in fretta: se i quantitativi aumentano, potremo completare la campagna di vaccinazione agli inizi di giugno. Tra il personale sanitario abbiamo un’adesione del novantotto percento, c’è qualche resistenza nelle Rsa ma non possiamo obbligare nessuno. Noi puntiamo sull’informazione, non sulla coercizione, del resto quando c’è obbligo c’è pure abbandono vaccinale. Non puoi mettere in galera una persona che non si vaccina”.

Lei si vaccinerà? “Certo, lo farò quando sarà il mio turno”.

Dal Veneto provengono scienziati di prim’ordine come il professore Giorgio Palù, neopresidente dell’Aifa. “E’ un numero uno assoluto di cui andiamo orgogliosi. Per fortuna ci sono anche scienziati seri, in tv invece ne vedo molti che dispensano consigli a cuor leggero perché sanno di non dover rispondere a nessuno. Noi qui siamo carichi di responsabilità, io stesso sono continuamente chiamato a rispondere di ciò che dico e faccio. In giro invece c’è tanta gente che straparla e spara cazzate di cui nessuno gli chiederà conto”.