La crisi economica in arrivo con un governo imbelle

La crisi economica sta arrivando e si prevede che possa essere peggio delle peggiori previsioni. In alcuni settori, come ristorazione e turismo, potrebbe chiudere anche il 60% delle aziende. Eppure il governo ostenta ottimismo, dice sempre le stesse cose e rinomina Arcuri commissario (stavolta all'Istruzione). Dobbiamo essere ottimisti?

Anche se il presidente Conte, al solito, tende a minimizzare e ostenta ottimismo (“In fondo è quello che ci aspettavamo, ma ce la faremo”), la botta è terribile ed è più dura del previsto. A certificarlo è l’Unione Europea per bocca del Commissario italiano all’Economia Paolo Gentiloni, che pure ha cercato di rendere meno amara la pillola (“L’Italia è stata per prima colpita dal Covid ed è naturale che paghi il prezzo più alto”). Comunque sia i dati sono lì da leggere, e sono impietosi. Quest’anno il PIL dell’Eurozona crollerà dell’8,7%, un punto in più del 7,7% stimato a maggio. L’Italia è quella che frena più di tutti: meno 11,2% rispetto al meno 9,5% stimato a maggio, con una ripresa, anch’essa più lenta di tutti, stimata per l’anno prossimo al 6,1% invece del 6,5% previsto a primavera. E occorre sempre ricordare che l’Italia era l’unico paese europeo a non aver ancora recuperato tutto il PIL perso per la crisi del 2007/08, mancavano all’appello più di due punti percentuali. Dietro di noi oggi sono la Spagna con un meno 10,9% di PIL, la Croazia con meno 10,8% e la Francia con meno 10,6%.  La migliore di tutte è la Polonia con meno 4,6%.

Il ritorno della crescita ai livelli del 2019 è stimato dalla UE solo per la fine del 2021, mentre il rapporto debito/PIL italiano potrebbe superare il 170% di cui si parlava a maggio, e lì attestarsi in attesa di riforme e azioni forti di cui non si vede traccia (ricordiamo che l’imponenza del debito rispetto al PIL influirà sull’aumento degli interessi che il mercato ci chiederà, una volta esauriti i prestiti agevolati garantiti nei prossimi mesi dalla UE). Sul fronte della disoccupazione è stata l’OCSE a parlare, sempre ieri, e ha certificato per l’Italia un meno 28% di ore lavorate nei primi tre mesi della crisi, con la previsione di un tasso di disoccupazione a fine anno vicino al 13%. Ma dati ancora più preoccupanti sono stati forniti dall’Istat con un’indagine sulle imprese, da cui emerge che oltre un’azienda su tre rischia la chiusura per il Covid. Il pericolo è più alto tra le micro imprese (40,6%) e le piccole (33,5%), ma è notevole anche per le medie (22,4%) e le grandi (18,8%). E nel settore della ristorazione, dei bar e degli alberghi, fino al 60% delle strutture potrebbero non riaprire. Un’ulteriore fonte di preoccupazione è stata fornita da Banca d’Italia che ha segnalato che ormai più della metà degli italiani è in grande difficoltà: il reddito è calato pesantemente, soprattutto per i lavoratori autonomi, per molti dei quali si è più che dimezzato. La maggioranza delle persone ha risparmi per andare avanti solo tre mesi, e il 40% non sarà in grado di pagare le rate dei mutui.

Insomma la verità drammatica è che dietro tutte le dichiarazioni di ottimismo e le slides entusiasticamente illustrate, stiamo precipitando a una velocità e una profondità che nessuno aveva pronosticato. Ecco perchè appare ancora più grave ciò di cui la Bussola parlava ieri, il decreto semplificazioni che arriva in ritardo, carico di mirabolanti promesse, ma nessuna di queste sicura, perchè tutto vale ‘salvo intese’, e sarà quindi rimesso in discussione in altri conciliaboli di governo. E poi dovrà passare attraverso gli ulteriori dibattiti parlamentari, e poi dovrà attendere il varo delle decine di norme attuative da cui sarà inevitabilmente accompagnato. Campa cavallo…mentre il paese muore.

Intendiamoci, l’elenco delle opere pubbliche di cui il decreto Semplificazioni parla è molto ampio, verrebbe da dire completo, sono le opere di cui l’Italia ha bisogno per ripartire e per ammodernarsi.  Sono nella maggior parte opere stimate come necessarie da cinque, dieci, quindici anni, e mai realizzate. E anche questa volta i metodi scelti ‘salvo intese’, non offrono alcuna garanzia di successo. Ma un fallimento, questa volta, sarebbe ancora più grave perchè trascinerebbe con sè il fallimento di tutto il Recovery plan italiano.

Discorso pessimista il nostro? Giudicate voi, stiamo parlando di un governo che nomina commissario straordinario per la scuola quel Domenico Arcuri che, da commissario straordinario per il Covid, non ha saputo procurare in tempo i dispositivi medici necessari, neppure le mascherine. Un governo che, attraverso il ministro ai trasporti, è riuscito in questi giorni a bloccare letteralmente il traffico sulle autostrade della già torturata Liguria. Stiamo parlando di un presidente del consiglio che, oberato di tutti questi problemi, non trova di meglio, ieri, che dedicare tre ore di colloquio a un privato cittadino, senza alcun incarico politico, Davide Casaleggio, per trattare ovviamente questioni private. E che dopo settimane di insistenza del presidente Mattarella invita finalmente le opposizioni a colloquio senza nemmeno inviar loro un documento di discussione o almeno una scaletta di temi. Ripeto: pessimisti noi nel ritenere il governo inadatto a tirar fuori l’Italia dal pantano? Giudicate voi!