La Corte suprema contro il governatore

Le restrizioni anti Covid di Cuomo nei luoghi di culto sono incostituzionali

La Corte suprema americana ha deciso, con una maggioranza di cinque voti su nove, di dare ragione alle organizzazioni religiose della città di New York che avevano detto di essere state colpite illegalmente dalle misure di restrizione anti Covid introdotte dal governatore dello stato, Andrew Cuomo. Secondo le motivazioni della sentenza della maggioranza (non firmate), queste imposizioni violano il Primo emendamento, che protegge il libero esercizio della religione. Il giudice Neil Gorsuch, che ha scritto a sua volta un’opinion a sostegno della maggioranza, dice: “E’ il momento, già da tempo, di dire chiaramente che, pure se la pandemia ci mette grandemente alla prova, non esiste un mondo in cui la Costituzione può tollerare editti esecutivi con codici colorati che riaprano negozi di alcolici e parrucchieri ma chiudano chiese, sinagoghe e moschee”.

A portare la questione davanti ai giudici è stata la diocesi cattolica di Brooklyn assieme con due sinagoghe, un’organizzazione di ebrei ortodossi e due persone fisiche: sostengono che Cuomo abbia violato la libertà religiosa. Le restrizioni prevedono un massimo di dieci persone a un servizio religioso per le zone rosse e un massimo di 25 per le zone arancioni. Il voto decisivo della Corte suprema è stato quello della neoarrivata, Amy Coney Barrett, e questo avrà l’immediata conseguenza di far riemergere la polemica sul suo fondamentalismo religioso. Quel che si discute qui è però un punto importante e globale, che riguarda anche noi.

Il presidente della Corte, il conservatore John Roberts che si è schierato con i liberal, come già aveva fatto per casi simili in Nevada e California (allora i liberal erano maggioranza perché la Ginsburg era ancora viva), dice: possono giudici non eletti entrare nel merito delle attività e delle decisioni di funzionari eletti che stanno gestendo un’emergenza di sanità pubblica? Roberts risponde: no. Il giudice conservatore Samuel Alito invece rifiuta l’idea che pure in emergenza la discrezione dei funzionari eletti sia “senza limiti e senza controllo”. Il punto semmai su cui accordarsi è: chi lo esercita il controllo?