La città dei martiri di Qaraqosh aspetta papa Francesco

La città irachena si prepara per accogliere il Pontefice. Ma molti si lamentano che il governo si accorge dei cristiani solo ora

Fervono i preparativi a Qaraqosh per l’arrivo di papa Francesco. Dappertutto, sotto lo sguardo severo e attento dell’esercito, si muovono le ruspe, i camion e le betoniere per preparare la città a quello che tutti guardano come un «evento storico». È la prima volta infatti che un Papa, o come lo chiamano i musulmani “il leader dei cristiani”, visita il paese. Per l’occasione il governo ha ripulito per la prima volta in quattro anni l’entrata della città dai detriti rimasti dalla guerra, asfaltando una grande area per permettere l’atterraggio dell’elicottero su cui volerà Francesco. Anche la strada principale, che collega l’ingresso di Qaraqosh alla chiesa dell’Immacolata Concezione, dove il Papa reciterà l’Angelus il 7 marzo, è stata asfaltata, le due corsie sono state separate da uno spartitraffico in cemento rifinito da aiuole e piante, e ai lati sono stati realizzati due eleganti marciapiedi.

Il disegno dei cartelli

Dappertutto svettano i cartelloni, sormontati dalle bandiere irachena e vaticana, che danno il benvenuto al Papa, “roccia della nostra fede”, a Baghdeda (così i cristiani preferiscono chiamare Qaraqosh), “regina della speranza”. Su uno di essi si legge: «Il sangue dei martiri di Qaraqosh, sparso per generare la vita, è stato coronato dalla visita del Papa». Il disegno dei cartelloni scelto dalla Chiesa locale non è affatto casuale e riassume questo concetto in immagini. Sotto la foto del pontefice, a destra, si vede una donna che tesse il filo e attraverso il suo lavoro racconta la storia dei cristiani della città: subito di fianco a lei sono rappresentati due religiosi martiri uccisi dagli ottomani, poi la fuga dei cristiani per mano dell’Isis e ancora il ritorno dei fedeli a Qaraqosh dopo la sconfitta dei terroristi e l’inizio della ricostruzione, culminata con l’erezione della grande statua della Madonna in cima alla chiesa dell’Immacolata Concezione, avvenuta il 14 gennaio.

Un sacerdote mostra la stola viola che sarà indossata da papa Francesco quando reciterà l’Angelus con tutti i cristiani

La stola viola del Papa

Chiunque in città può riconoscersi in queste immagini e ogni cartellone parla al cuore dei cristiani. Non è casuale neanche la stola viola che il Papa indossa nell’immagine. «È stata realizzata da un artigiano locale e le donne del paese l’hanno tessuta con i simboli cari ai cristiani di Qaraqosh. Verrà consegnata a Francesco non appena arriverà in città ed è quella che indosserà quando reciterà l’Angelus con tutti i cristiani», spiega un sacerdote mostrandocela in anteprima.

Non c’è abitante di Qaraqosh che non sia ansioso di incontrare il Papa e che non sia felice di vedere le strade della propria città rinnovate. Ma non è tutto oro quel che luccica. In tanti infatti si lamentano, spiegando che il governo ha ignorato i cristiani di Qaraqosh per quattro anni e solo ora, perché arriva il Pontefice, si mette all’opera per non sfigurare davanti a tutto il mondo. Basta recarsi nella via parallela a quella principale per averne una prova: la strada è così piena di buche e crateri da essere impraticabile, tanto che le auto sono costrette a procedere a passo d’uomo. La maggior parte delle arterie della città è ancora in questo stato, causato prima dalle devastazioni dell’Isis e poi dall’esercito quando attaccò i terroristi per riconquistare Qaraqosh.

«Poi tutto tornerà uguale»

Non a caso è diventato virale sui social media il commento di un musulmano di Ur, la città dove nacque il patriarca Abramo e che sarà visitata dal Santo Padre: «Non ho la minima idea di chi sia il Papa ma spero che torni ogni anno. Perché è la prima volta che il governo sistema le strade della città». I cristiani di Qaraqosh condividono lo stesso scoramento e la stessa sfiducia verso il governo: «Ora si accorgono di noi, ma poi tornerà tutto come prima». Qualcuno a mezza bocca aggiunge: «Questa è la loro tattica: non ci aiutano perché sperano che ce ne andremo tutti prima o poi».

Ma la delusione generata da decenni, per non dire secoli, di discriminazioni questa settimana passa in secondo piano. A Qaraqosh sta per arrivare il Papa e tutti sperano che la sua presenza eccezionale aiuterà a cambiare le cose. Qualcosa, senza saperlo, lo ha già fatto.