Centomila test al giorno. Ma in vista dell’autunno il piano è triplicarli

Ad agosto gli esami per scoprire i malati al ritorno dalla ferie si sono già moltiplicati. La proposta di Crisanti: laboratori su Tir per raggiungere anche le aree più isolate

L’Italia ha bisogno di tamponi. Con l’aumento dei casi e con i rientri dalle vacanze estive (che hanno già fatto salire il numero dei test dai 60mila di poco tempo fa ai 100mila di questi giorni) e soprattutto con la prospettiva di ciò che avverrà da settembre in poi, il tema degli esami diventa cruciale. Riapertura delle scuole, influenza, ripresa del lavoro ma anche nuovi arrivi dall’estero da controllare (ad esempio quelli dalla Francia), costringeranno tra poco tempo i dipartimenti di prevenzione delle Asl ad aumentare l’attività di testing, cioè quella legata a una delle tre “t” ritenute fondamentali per tenere sotto controllo la pandemia (le altre sono tracing e treating, tracciare e trattare).

Quale sia il fabbisogno di esami è difficile da dire adesso. Di certo sarà necessario non solo farne di più ma anche abbattere i tempi di esecuzione, che in certe zone del Paese sono ancora troppo lunghi. Ci sono difficoltà sia per chi deve prenotare, ad esempio dopo essere tornato dalle vacanze in una zona a rischio, sia per chi aspetta la risposta una volta fatto l’esame. Le 24-48 ore di attesa indicate come standard vengono spesso sforate. Eppure la rapidità nel fare questi accertamenti è considerata importantissima, tra l’altro perché le regole sull’uso della mascherina e sul distanziamento non sempre sono rispettate.

Al ministero alla Salute sanno bene che le Regioni dovranno fare più test. Sui casi sospetti, sui contatti dei positivi, su chi ha la febbre e magari è stato colpito dall’influenza o da un’altra malattia stagionale, su chi è stato in Paesi a rischio e così via. Con i mesi più freddi il fabbisogno aumenterà inevitabilmente. Al ministero guardano con interesse al dato dell’Inghilterra, Paese tra i più attivi sotto questo punto di vista che in un giorno fa anche più di 160mila tamponi. Anche il Cts tempo fa ha sottolineato, dopo aver ascoltato il commissario straordinario Arcuri, la necessità di far crescere i numeri.

C’è però chi ritiene che le necessità siano molto ma molto maggiori di quelle immaginate nelle istituzioni. Si tratta di Andrea Crisanti, il microbiologo ormai noto come l’uomo di Vo, cioè il tecnico che ha suggerito alla Regione Veneto di fare uno screening di massa nel paesino che è stato tra i primi ad essere colpito dal coronavirus.

Oggi non c’è più molta armonia tra Crisanti e il governatore Luca Zaia, ma il professore viene consultato regolarmente da altri politici. Alcuni giorni fa ha esposto al ministro ministro alle Riforme istituzionali Federico D’Incà, le sue idee su cosa fare. L’esponente Cinquestelle gli ha chiesto di mandargli un progetto, che poi è finito anche al ministero alla Salute, al viceministro Pierpaolo Sileri, e pure ad alcuni tecnici. «I tamponi devono triplicare, ce ne vogliono 300mila», sintetizza Crisanti, ricordando tutto quello che nelle prossime settimane porterà ad un aumento della domanda.

Per reggere un incremento del genere, secondo lui c’è bisogno di 20 laboratori che come il suo facciano 10mila tamponi al giorno, più una serie di strutture mobili, tipo tir, da 2mila esami al giorno per raggiungere le aree più isolate del Paese. Per fare più test però ci vogliono risorse, di personale e anche kit per l’analisi. «Noi ci siamo svincolati dalle industrie produttrici perché ci facciamo i nostri reagenti – dice Crisanti – tra l’altro pagandoli 4 euro invece di 30 ciascuno. Non tanti colleghi comunque ci hanno chiesto la nostra ricetta».

Restano i problemi legati ai lavoratori, con i dipartimenti di prevenzione sotto una grande pressione ormai da mesi che già adesso non riescono sempre a rispondere al meglio. Per questo secondo molti, anche nel Cts, la svolta si avrà quando gli esami rapidi, che usano sempre la saliva ma che non richiedono laboratorio e sono in grado di dare il risultato in mezz’ora, diventeranno più sensibili e quindi più credibili. A quel punto per una delle tre “t” sarà la svolta.