«La Cina aggredisce l’Ue. È la prova che Macron e Merkel si sbagliavano»

Intervista a Reinhard Bütikofer, uno degli eurodeputati sanzionati dalla Cina: «Pechino non è un partner, ma un rivale sistemico. Non approveremo l’accordo sugli investimenti» L’Unione Europea si sta già muovendo nella direzione di una stretta collaborazione con gli Stati Uniti e viceversa. Non penso però che questo sarà sufficiente: dobbiamo anche collaborare con altri paesi, come Giappone, Australia, Canada, India, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Messico. È interessante osservare quanti paesi vogliano cooperare con noi oggi rispetto a cinque o dieci anni fa. Guardiamo solo ai paesi del Sudest asiatico: sono molto più aperti all’Ue rispetto a prima. Ci sono grandi opportunità per l’Europa di stringere rapporti con nuovi alleati, specie in Asia, ma ovviamente l’alleanza atlantica resta la più strategica e rilevante per noi e non dovremmo assolutamente sottovalutarla.

«Sono rimasto sorpreso dalla ferocia e dal cinismo con cui la Cina ha risposto alle sanzioni dell’Ue». Così l’europarlamentare Reinhard Bütikofer, membro del gruppo dei Verdi, spiega a tempi.it perché «l’aggressione cinese» dovrebbe far riflettere l’Europa.

L’eurodeputato tedesco è uno dei cinque membri del Parlamento che Pechino ha incluso nella sua lista nera, insieme a Michael Gahler (Ppe), Raphaël Glucksmann (Socialisti), Ilhan Kyuchyuk (Renew Europe) e Miriam Lexmann (Ppe). La Cina ha anche sanzionato tre parlamentari (di Olanda, Belgio e Lituania), oltre a due ricercatori (di Germania e Svezia). Inoltre, ha colpito quattro istituzioni: il Comitato politico e di sicurezza del Consiglio dell’Ue (Cps), la sottocommissione sui Diritti umani del Parlamento europeo, il Mercator Institute for China Studies tedesco e l’Alliance of Democracies Foundation danese.

Il Dragone ha invitato così l’Europa a «riflettere sui propri errori e smettere di dare lezioni agli altri sui diritti umani», soprattutto quando si basano su «nient’altro che bugie e disinformazione». La mossa cinese, del tutto inaspettata dai vertici di Bruxelles, è una risposta alle prime sanzioni (altamente simboliche) mai comminate dall’Europa alla Cina dal 1989, dopo il massacro di Piazza Tienanmen. Imposte dai ministri degli Esteri europei il 22 marzo, hanno colpito quattro individui e una entità coinvolti nella persecuzione degli uiguri nel Xinjiang. «Mi sembra evidente che la Cina si comporta da aggressore e non da partner», commenta Butikofer.

Onorevole, si aspettava una risposta così dura da parte della Cina?
Personalmente sono rimasto un po’ sorpreso dalla ferocia con cui la Cina ha reagito alle sanzioni che i ministri degli Esteri hanno adottato lunedì. Mi ha anche stupito l’alto livello di cinismo verso le istituzioni democratiche che questo approccio cinese segnala. Perché non hanno solo colpito alcuni individui, hanno bersagliato le vere istituzioni dell’Ue: sanzionando cinque deputati del Parlamento dei quattro principali gruppi democratici hanno preso di mira la maggioranza democratica del Parlamento e i rappresentanti degli Stati membri; attaccando il presidente della delegazione europea deputata ai rapporti con la Cina, hanno mirato all’organismo stesso responsabile del dialogo con la Cina. Quello che stanno dicendo in sostanza è: se insistete a esercitare la libertà di espressione, noi non riconosceremo le vostre istituzioni. Questo atteggiamento è così tanto arrogante da rappresentare una sorpresa.

Le sanzioni cinesi cambieranno il rapporto tra il Dragone e l’Ue?
Da un punto di vista politico penso che sia un’esperienza molto importante, perché neanche tre mesi fa sembrava che fossimo in luna di miele con la Cina ed esaltavamo la cooperazione “win win”. O almeno questo è quello che la Commissione Europea, insieme ai leader di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Angela Merkel, cercavano di far credere alla gente quando a fine dicembre hanno insistito per finalizzare il Cai [l’accordo economico sugli investimenti, ndr].

Si sbagliavano?
Ora vediamo che le cose stanno in modo completamente diverso, perché la Cina non agisce da partner europeo ma da aggressore. La Cina non si accontenta più di sopprimere la libertà di espressione nel suo paese, ora prova a esportare questa politica anche da noi e ci dicono che neanche noi dovremmo esercitare la libertà di espressione, se essa implica criticare la Cina. Penso che questo atteggiamento metta in discussione i veri principi sui quali è costruita l’Unione Europea e per questo dovremmo considerarlo una sfida fondamentale alle nostre istituzioni. Ma sono felice di constatare che c’è stato un alto livello di solidarietà nel rispondere all’aggressione cinese.

Il comportamento di Pechino influenzerà il voto del Parlamento Europeo sull’approvazione del Cai?
Ovviamente, come potrebbe essere altrimenti? Può forse immaginare che il Parlamento ignori il modo in cui la Cina ci tratta e approvi l’accordo come se niente fosse? Per me è inimmaginabile. È altamente improbabile che arrivi un voto favorevole fino a quando la Cina non ritirerà le sanzioni.

La Cina dunque è un partner o un rivale dell’Unione Europea?
Non è certo una notizia che l’Ue abbia definito pubblicamente negli ultimi due anni la Cina un “rivale sistemico”. Ovviamente, anche se ci troviamo in competizione con loro, vogliamo anche collaborare. Ma è ormai abbondantemente chiaro che “rivale sistemico” è la definizione ufficiale di ciò che la Cina rappresenta per noi.

A quali condizioni la cooperazione tra Cina e Ue può riprendere senza che l’Europa rinunci ai suoi principi?
Se la Cina ci dice che possiamo cooperare solo se non denunciamo i loro crimini contro l’umanità, allora non c’è spazio per la cooperazione. Se dicono che possiamo cooperare con loro solo se non li criticheremo mai, non vedo come sia possibile stabilire un rapporto. Se la Cina vuole cooperare sui problemi che riguardano anche l’Ue, e ce ne sono moltissimi, utilizzando l’atteggiamento che hanno dimostrato con queste sanzioni, allora risponderemo a tono.

L’Unione Europea dovrebbe lavorare insieme agli Stati Uniti per affrontare la Cina?
L’Unione Europea si sta già muovendo nella direzione di una stretta collaborazione con gli Stati Uniti e viceversa. Non penso però che questo sarà sufficiente: dobbiamo anche collaborare con altri paesi, come Giappone, Australia, Canada, India, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Messico. È interessante osservare quanti paesi vogliano cooperare con noi oggi rispetto a cinque o dieci anni fa. Guardiamo solo ai paesi del Sudest asiatico: sono molto più aperti all’Ue rispetto a prima. Ci sono grandi opportunità per l’Europa di stringere rapporti con nuovi alleati, specie in Asia, ma ovviamente l’alleanza atlantica resta la più strategica e rilevante per noi e non dovremmo assolutamente sottovalutarla.

Firmando un memorandum di intesa sulla Nuova via della seta, il governo Conte nel 2019 si è dimostrato molto amichevole nei confronti della Cina. Pensa che il nostro paese abbia esagerato?
Io non penso che l’Italia sia stata amichevole con la Cina, ma che l’Italia sia stata timida davanti al Partito comunista cinese. Sono due cose completamente diverse. Io non sono assolutamente contrario in materia di principio alla collaborazione, come ho detto prima. Penso che ogni paese debba sfruttare tutte le opportunità di collaborare, ma questa collaborazione non può avvenire a spese dei vicini europei, dei nostri principi e del bene comune.