La Cina accusa l’Italia sull’origine del coronavirus

La storia sull'origine del coronavirus è ancora avvolta nel mistero. Un nuovo studio dell'Istituto dei Tumori di Milano rileva le sue tracce fin dal settembre 2019. Il regime di Pechino coglie allora la palla al balzo per confondere le acque sull'origine del coronavirus. Stava cercando un capro espiatorio da tutto l'anno. E quel capro espiatorio potremmo essere noi.

La storia sulle origini del coronavirus è ancora avvolta nel mistero e oggetto di speculazioni. La è ancor di più considerando che il regime comunista cinese ha nascosto l’inizio dell’epidemia, anche quando ne era al corrente, per almeno tre settimane a gennaio. Ma nuovi studi effettuati a Milano rendono la storia ancora più intricata. E soprattutto danno alla Cina l’opportunità di scaricare la colpa sull’Italia.

Lo studio in questione è ormai noto ed è il culmine di una serie di ricerche condotte nel nostro Paese per scoprire una data di origine dell’epidemia. Tracce di coronavirus, ad esempio, erano state trovate nell’acqua e risalivano al dicembre 2019, un mese prima che la Cina proclamasse lo stato d’emergenza a Wuhan. Secondo uno studio più recente dell’Istituto dei Tumori di Milano, la datazione delle prime infezioni di Sars-Cov-2 potrebbe essere (condizionale d’obbligo) anticipata a settembre 2019. I ricercatori milanesi hanno analizzato i campioni di sangue di 959 persone, tutte asintomatiche, che avevano effettuato lo screening per il cancro ai polmoni, da settembre 2019 a marzo 2020. In questo campione, sono stati scoperti anticorpi neutralizzanti che potrebbero essersi sviluppati dal contatto con il coronavirus Sars-Cov-2 nell’11,6% dei casi e di questo campione risulta che nel 14% dei casi gli anticorpi si siano sviluppati in settembre. La notizia ha avuto chiaramente rilevanza nazionale e internazionale, perché rientra nell’opera di ricostruzione della dinamica della pandemia.

La ricerca è tutt’altro che finita e il direttore scientifico dell’istituto dei Tumori, Giovanni Apolone risponde alle critiche sull’attendibilità dei test. Lo sviluppo degli anticorpi individuati nei campioni di sangue, non dimostra automaticamente l’infezione da coronavirus Sars-Cov-2, contrariamente alla leggerezza di molti titoli di questi giorni, non possiamo ancora affermare che “il virus circolava in Italia già a settembre”. Ma la Cina ha colto la palla al balzo per scaricare tutte le sue responsabilità sull’Italia. Niente meno che il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, ha dichiarato “Questo (studio, ndr) dimostra ancora una volta che la ricerca dell’origine del virus sia una questione scientifica complessa che deve essere lasciata agli scienziati”, perché “è un processo complesso che può coinvolgere molti Paesi”. Il sottotesto è chiaro: non è affatto detto che la Cina sia responsabile della pandemia. Al prossimo passo potrebbe partire l’accusa all’Italia di esserne all’origine.

Già la Cina stava cercando di dimostrare, con prove finora rivelatisi più che fragili, che la pandemia sia di importazione e non si sia originata a Wuhan. La prima pista della controinformazione cinese portava ovviamente agli Stati Uniti, accusati di aver contagiato i cinesi durante i Giochi Militari di Wuhan, nell’ottobre 2019. Un fondo di verità c’è, nel senso che molti degli atleti che vi hanno partecipato si sono poi ammalati gravemente, con sintomi simili alla malattia che poi avrebbe preso il nome di Covid-19. Ma ciò non vuol dire che siano stati gli americani a portare l’epidemia in Cina, semmai che il virus circolava a Wuhan già ad ottobre (e lo stato d’emergenza è stato proclamato solo il 23 gennaio).

In tempi più recenti, la Cina ha accusato il salmone norvegese per lo scoppio di un nuovo focolaio a Pechino e ultimamente anche la carne argentina. La pubblicazione dello studio italiano ha dunque fornito il destro al regime comunista per trovare un nuovo capro espiatorio. E quel capro espiatorio potremmo essere noi.

A dire il vero, ci sono pochi dubbi sulla responsabilità politica del regime cinese. Qualunque sia l’origine del virus, il primo focolaio è stato individuato a Wuhan dai medici dell’Ospedale Centrale, Ai Fen e Li Wenliang. E il regime cinese, non solo non ha dato l’allarme in tempo, ma ha agito di proposito per nascondere tutto il possibile, arrestando i medici che ne davano notizia, distruggendo i primi campioni, chiudendo il laboratorio che lo aveva sequenziato per primo, decidendo di non avvertire l’Oms sulla natura epidemica del nuovo virus (fino alla terza settimana di gennaio la tesi ufficiale era che non si potesse trasmettere fra umani, ma solo da animale a uomo). Sono colpe politiche gravi ed è chiaro che Pechino stia cercando di distrarre l’opinione pubblica e rimbalzare le sue responsabilità ad altri. Il governo Conte, che ha aderito con entusiasmo ai progetti della Via della Seta cinese e si considera uno dei migliori partner di Pechino in Europa, avrà la forza necessaria per difendersi?