La canonizzazione di Wojtyla.

“Nella certezza di essere amato da Dio e nella gioia di corrispondere a questo amore Karol Wojtyla ha trovato il senso, l’unità e lo scopo della propria vita. Tutti coloro che lo hanno conosciuto, da vicino o anche solo da lontano, sono stati colpiti infatti dalla ricchezza della sua umanità, dalla sua piena realizzazione come uomo, ma ancor più illuminante e significativo è il fatto che tale pienezza di umanità coincide, alla fine, con questo suo rapporto con Dio, in altre parole con la sua santità. La medesima sintesi di fede in Cristo e di amore e passione per l’uomo, ha spinto Giovanni Paolo II a farsi carico della difesa e della promozione della dignità e dei diritti degli uomini e dei popoli”

Papa Wojtyla “santo subito” come invocavano i fedeli il giorno del suo funerale, l’8 aprile 2005, o in ogni caso (la proclamazione a santo è del 27 aprile 2014) troppo presto, come ha sostenuto in questi giorni il New York Times in seguito alla diffusione del Rapporto McCarrick e alle polemiche sul suo ruolo nell’affaire dell’ex arcivescovo di Washington? Sul Foglio di venerdì si poteva leggere un’intervista su questi temi al cardinale Camillo Ruini. Oggi vi proponiamo il documento conclusivo, firmato proprio dal cardinale Ruini, dell’inchiesta diocesana “sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio” Giovanni Paolo II. Scritto nell’aprile 2007, è un passo decisivo nel processo di beatificazione di Giovanni Paolo II, preludio alla sua canonizzazione. Karol Wojtyla sarà poi proclamato beato da Benedetto XVI il 1° maggio 2011.

Tribunale diocesano del Vicariato, Roma, 2 aprile 2007. Nella sessione di apertura di questa fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II ho tracciato un breve profilo della sua vita. Ora, nella sessione di chiusura che ha luogo nel secondo anniversario della sua morte, con animo commosso e grato a Dio, oso proporre una piccola riflessione, quasi una meditazione, sulla sua figura spirituale, senza ledere in alcun modo il segreto a cui come Ufficiali della Causa siamo tenuti, ma attingendo a quelle fonti che sono a disposizione di tutti.

All’inizio, al centro e al vertice di un tale ritratto non può non stare il rapporto personale di Karol Wojtyla con Dio: un rapporto che appare già forte, intimo e profondo negli anni della sua fanciullezza e che poi non ha cessato di crescere, di irrobustirsi e produrre frutti in tutte le dimensioni della sua vita. Siamo, qui, in presenza del Mistero: anzitutto il mistero dell’amore di predilezione con cui Dio Padre ha amato questo ragazzo polacco, lo ha unito a sé e lo ha mantenuto in questa unione, non risparmiandogli le prove della vita, anzi, associandolo sempre di nuovo alla croce del proprio Figlio, ma anche donandogli il coraggio di amare questa croce e l’intelligenza spirituale per scorgere attraverso di essa il proprio volto di Padre.

Nella certezza di essere amato da Dio e nella gioia di corrispondere a questo amore Karol Wojtyla ha trovato il senso, l’unità e lo scopo della propria vita. Tutti coloro che lo hanno conosciuto, da vicino o anche solo da lontano, sono stati colpiti infatti dalla ricchezza della sua umanità, dalla sua piena realizzazione come uomo, ma ancor più illuminante e significativo è il fatto che tale pienezza di umanità coincide, alla fine, con questo suo rapporto con Dio, in altre parole con la sua santità. Scomponendo, in certo senso, questa unità nei molteplici aspetti che la costituiscono, emerge in primo luogo quell’autentico dono e gusto e gioia della preghiera, che Karol Wojtyla ha avuto fin da fanciullo e a cui è rimasto sempre fedele, fino alle ore della sua agonia.