La Asl batte il Napoli. Lo Stato si prepara a blindarci

Il Covid stravolge anche il campionato di serie A. La Asl partenopea ha battuto il Napoli in una partita di tre quarti d’ora senza permetterle di dare neppure un calcio alla palla. E, stando alle anticipazioni, il peggio deve ancora venire. Oggi infatti viene presentato il nuovo Dpcm, con sempre nuove misure restrittive della nostra libertà in nome della salute pubblica. Un modello importato dalla Cina e imposto all'opinione pubblica con tanta propaganda

Il Covid stravolge anche il campionato di serie A. La Asl partenopea ha battuto il Napoli in una partita di tre quarti d’ora senza permetterle di dare neppure un calcio alla palla, in una situazione surreale e senza precedenti. E, stando alle anticipazioni, il peggio deve ancora venire.

Per due giocatori risultati positivi al test del Covid-19, Zielinski ed Elmas, il Napoli non ha potuto effettuare la sua prevista trasferta a Torino, dove ieri sera avrebbe dovuto giocare la partita con la Juventus. A deciderlo è stata la Asl locale di Napoli 2, sollevando un vespaio di polemiche e regalando una vittoria a tavolino alla Juventus. Per la Lega Calcio, infatti, la partita avrebbe dovuto essere giocata comunque, stando ai protocolli stilati dall’accordo fra Comitato Tecnico-Scientifico, Governo e Lega stessa.

Dunque, all’Allianz Stadium di Torino non si è presentata la squadra partenopea, ma quella torinese sì. Gli arbitri hanno atteso sino alle 21:30 poi hanno fischiato il finale di partita. In teoria è un 3-0 per la Juve a tavolino, in pratica la situazione è senza precedenti e ora a decidere l’esito sarò il giudice sportivo. In caso di sentenza negativa, il Napoli avrà la possibilità di fare ricorso, ovviamente. Se per la Lega (e i protocolli regolarmente firmati) la positività di due giocatori non è sufficiente a far rinviare la partita, per la Asl di Napoli è una condizione che rende obbligatorio il divieto di trasferta. Problemi di interpretazione della stessa norma che, in tutta la giornata di ieri, hanno provocato un susseguirsi di comunicati fra loro contraddittori. Finché non si è espresso lo stesso Comitato Tecnico-Scientifico ha dato ragione alla Asl: la trasferta non s’ha da fare.

La vicenda della partita fantasma dimostra come, ancora a otto mesi dall’inizio dell’epidemia di coronavirus, i vari gangli della burocrazia non riescano neppure a comunicare fra loro. In questo caso abbiamo una delle Asl territoriali di Napoli che blocca una partita del campionato nazionale in base ad un’interpretazione soggettiva di una norma decisa a livello nazionale.

Il precedente è molto pericoloso, perché aumenta l’arbitrio delle burocrazie, soprattutto a livello locale. Oggi tocca al Napoli, domani può capitare a qualsiasi altra squadra di essere fermata. Oggi tocca al calcio, domani tocca a qualsiasi altro settore economico. A domanda della giornalista Lucia Annunziata sulla vicenda, il ministro della Sanità Speranza ha risposto in modo estremamente evasivo: “Si parla troppo di calcio e poco di scuola”. Va bene, ma un domani la positività di un certo numero di studenti e professori potrebbe spingere pezzi di burocrazia a ordinare chiusure delle scuole che altre burocrazie non riconoscono. Se Pasolini affermava che “nulla è più anarchico del potere”, ebbene qui ne abbiamo una dimostrazione lampante.

Invece di stabilire norme chiare e valide per tutti, il governo Conte, lunedì 5 ottobre (oggi, per chi legge), si appresta a varare un nuovo Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm) con nuove norme restrittive che riguardano tutti noi. Non solo riguarderanno lo sport (per cui viene rinnovato il limite a 1000 spettatori in uno stadio), ma anche come camminare per strada, come prendere i mezzi e come sorvegliare la cittadinanza. Stando alle anticipazioni (ma solo oggi pomeriggio potremo avere conferme) sarà resa obbligatoria la mascherina per tutti, anche all’aperto, anche quando si è da soli, seguendo l’esempio della Regione Lazio. Addio grandi feste casalinghe: potrebbe essere varato il divieto di incontrarsi in più di sei persone alla volta. Nuova stangata per i locali pubblici: non solo verranno vietati assembramenti per la “movida” ma potrebbe essere applicato il coprifuoco, con chiusura obbligatoria alle 22. Nelle ore in cui potranno essere frequentati, i luoghi pubblici dovranno imporre ingressi contingentati. Cinema e teatri non chiudono, ma dovranno ancora rispettare il limite massimo di 200 spettatori.

Attendiamo di vedere cosa hanno pensato di nuovo per la Chiesa. Quanto ai metodi di sorveglianza, il governo ha intenzione di usare la mano pesante: non solo assisteremo al consueto spiegamento di polizia (con posti di blocco, volanti in pattuglia, droni ed elicotteri), ma anche allo schieramento dell’esercito, ri-dislocato da Strade Sicure. Il governo, per ora, esclude un lockdown come quello di marzo e aprile, ma se la curva dei contagi dovesse continuare ad alzarsi allora non esclude lockdown “selettivi” (locali). L’atmosfera è esattamente la stessa di fine febbraio: ciò che per ora viene escluso, domani potrebbe essere imposto e dato per scontato. Sullo stato d’emergenza, il governo intende prorogarlo fino al 31 gennaio 2021.

Questo nuovo periodo di privazione di libertà, come in febbraio, è stato preceduto da una campagna di terrorismo mediatico sull’aumento dei contagi. I numeri dei ricoverati in terapia intensiva sono irrisori. Non ci troviamo di fronte ad un’emergenza sanitaria, le strutture non sono al collasso, ma l’aumento dei positivi (che per altro non è paragonabile ai numeri della primavera scorsa) pare giustificare il ritorno ad uno stato di assedio. Che l’esercito venga dispiegato nelle strade, con compiti di sorveglianza sui cittadini, pare non interessare più a nessuno. Che si imponga il mascheramento in pubblico, anche all’aperto, violando la legge antiterrorismo contro il mascheramento, non solleva più alcun dubbio nei giuristi. E’ tanta e tale la paura del virus che siamo ormai disposti ad accettare qualunque sopruso.

Abbiamo importato il modello cinese, volontariamente. E questa imitazione non è casuale. Come risulta da un’inchiesta del quotidiano Formiche, il regime di Pechino ha lanciato un’offensiva di propaganda a favore della strategia di lockdown, la cui prima vittima (consenziente) è proprio l’Italia, prima firmataria dei protocolli politici della Nuova Via della Seta. Con centinaia di migliaia di finti account all’opera, dall’11 al 23 marzo, il 46% dei tweet con l’hashtag #forzaCinaeItalia e il 37% di quelli con l’hashtag #grazieCina che hanno inondato il Web in Italia erano composti da bot, cioè da programmi di intelligenza artificiale per la composizione automatica di messaggi. Cinesi, ovviamente. Lo studio su quanto la Cina abbia manipolato l’opinione pubblica italiana e la stia ancora oggi manipolando è appena iniziato e su questo i media sono insolitamente distratti.