Johnson sconfitto in Parlamento ora vuole le urne

Pugnalato dai suoi e sconfitto in Parlamento che oggi vota il rinvio della Brexit: schiaffo al premier britannico Boris Johnson. Il Regno Unito si avvia verso le elezioni anticipate. «Questo è un governo senza mandato, senza morale e senza maggioranza» ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn. C’è un regista occulto — ma neanche tanto — dietro la ribellione che sta affossando il governo di Boris Johnson: è l’ex cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, l’uomo che da numero due del gabinetto di Theresa May ha fatto di tutto per mitigare gli effetti della Brexit e che ora tesse le fila della trama per impedire che la Gran Bretagna si inabissi sugli scogli del no deal , il divorzio catastrofico senza accordi con la Ue.

Ieri nell’aula di Westminster Hammond ha sfidato Boris a viso aperto: «Rendi pubbliche le proposte che dici di avere per raggiungere un’intesa con l’Europa», gli ha intimato. E il premier si è ritrovato a balbettare in difficoltà. «Non c’è alcun progresso, non c’è alcun vero negoziato in corso», lo ha sbugiardato Hammond. «Molti colleghi sono furibondi per le azioni intraprese nell’ultima settimana — ha detto prima l’ex Cancelliere alla radio, riferendosi alla decisone di sospendere il Parlamento — e penso che ci sia un gruppo di conservatori che sentono con forza che è venuto il momento di mettere l’interesse nazionale al di sopra di ogni minaccia verso di noi e le nostre carriere». In questo modo Hammond ha annunciato il voto suo e degli altri «congiurati» a favore della legge per chiedere un rinvio della Brexit: nonostante la minaccia, lanciata dal premier, di espellerli dal partito.

Una prospettiva definita «ipocrita» da Hammond, che si è detto pronto a battersi per vie legali pur di restare candidato per i conservatori: «Sarebbe la battaglia della mia vita», ha annunciato. Perché, ha spiegato, «sono stato membro dei conservatori per 45 anni: e difenderò il mio partito contro quelli che stanno cercando di trasformarlo da un’ampia chiesa in una ristretta fazione. Gente al cuore di questo governo, a cui non importa nulla del futuro del partito conservatore».

Perché Hammond non è certo un rivoluzionario: resta un Tory di vecchio stampo. Ma proprio per questo vuole conservare, non distruggere: e duque da ministro si era guadagnato l’odio dei fanatici della Brexit pura e dura per i suoi sforzi di delineare una uscita dalla Ue «morbida e ordinata». Come responsabile del Tesoro, teneva ben stretti i cordoni della borsa: ma soprattutto era sensibile alle ragioni del business , spaventato dalla prospettiva di una Brexit traumatica.

Gli avversari lo hanno più volte accusato di essere il regista del Project Fea r, il Progetto Paura volto a dipingere la Brexit come una catastrofe da mitigare. E anche nella divulgazione ad agosto del dossier riservato sugli effetti devastanti del no deal , molti hanno visto la «manina» di Hammond e delle sue «talpe» ancora annidate nell’amministrazione pubblica. Lui non è certo un leader carismatico, lo hanno sempre dipinto come un noiosone, attento ai numeri più che alla retorica. Ma adesso è lui il più credibile anti-Boris.