J.K. Rowling avrebbe libertà di parola con la legge Zan?

A tu per tu con l'estensore del ddl sulla omotransfobia e cosa significa società aperta

Non bastava il codice penale. “La legge Mancino è del 1975 e interviene per contrastare crimini d’odio legati a religione e nazionalità, come l’antisemitismo. In tutti i paesi occidentali c’è una legge anche per crimini d’odio motivati da identità di genere e sessuale”. Alessandro Zan è l’estensore della legge contro l’omotransfobia al centro di tante polemiche e con la quale anche una femminista come J. K. Rowling sarebbe passibile di crimini d’odio. “Rowling è esponente del mondo femminista transescludente, ma no, non rischierebbe condanne, se non istigasse a compiere atti discriminatori e violenti. Sento molto patriarcato, in posizioni come quelle transescludenti”. Non si capisce di quale patriarcato parli. L’islam, forse. “No anche nel nostro mondo, quando si prova a fermare l’amore di Maria Paola e Ciro, una ragazza e un ragazzo trans”. Sembra profilarsi una operazione di ingegneria sociale per cambiare la mentalità comune. “No, semmai si cerca di fare cultura del rispetto e dell’inclusione. E si estende, in ambito penale, una legge che già esiste, la legge Mancino, come richiesto dalla Ue in materia di protezione dei soggetti vulnerabili, tra cui anche le donne e le persone lgbt”. Misoginia e omofobia non sono la stessa cosa. “Certo che no, ma condividono una stessa matrice culturale. Quando la destra parla della libertà di espressione, io dico sempre che questa non è una questione di destra, ma nei paesi avanzati ci sono leggi per le vittime vulnerabili. In Francia c’è una legge molto severa e fu voluta da Chirac”.

Appunto la Francia, dove un professore alla Sorbona è stato appena inquisito per omotransfobia per avere detto di essere contrario alle nozze gay. Rischia di finire così con una legge sui reati d’opinione. “No, perché la nostra legge non è come quella francese, non inventiamo nulla, estendiamo una legge che c’è già. Non creiamo una legge ad hoc”. Ma si teme il bavaglio. “C’è un limite fra libertà di espressione e l’istigazione all’odio”. Il punto è proprio chi stabilisce quel limite, quis custodiet ipsos custodes. “La magistratura. Non essere a favore delle nozze gay è una opinione, ma l’istigazione è un’altra cosa”.

Non si vede questa istigazione in tv e nei giornali. C’è invece tanta gay culture. “L’odio c’è, non solo sui media, ma anche sui social”. Per controllarli bisognerebbe insinuarsi nei profili privati dei cittadini. “No, ma non si può consentire che il web diventi un luogo in cui si diffonde odio impunemente. Lasciamo un attimo l’omofobia, andiamo sull’antisemitismo. Se dico ‘picchiamo gli ebrei’, c’è la Mancino. Così deve essere con la Zan”. C’è un po’ di confusione fra antisemitismo e gender, ataviche persecuzioni di ebrei e dibattito sulla sessualità. “Il gender non esiste”. Non la pensa così Judith Butler, teorica del genere come cultura e non biologia. In Spagna, un pezzo della sinistra è contrario all’autodeterminazione di genere. “Stiamo all’Italia. Devi fare un percorso medico e psicologico. Non interveniamo su questo. La libertà di espressione non va confusa con la discriminazione”. Potrebbe essere perseguibile anche un cardinale che va in tv a dire “maschio e femmina li creò”, citando dalla Genesi. “I gay sono i reietti della società? Le convinzioni della fede sono opinioni personali. Affidiamoci a una legge che condanni i crimini d’odio. E alle parole di Mattarella nella giornata mondiale contro l’omofobia”.

Il rischio ideologico del ddl Zan

Non sembriamo un paese così arretrato e reazionario. “Sì, in termini di legge sì. La legge fa cultura”. Ecco appunto. Si teme un cambiamento culturale tramite la legge. “Siamo gli unici a non avere leggi sull’omofobia, a meno che non ci paragoniamo alla Polonia e all’Ungheria”. Ma quei paesi tengono alla propria identità cattolica, non vogliono diventare un Lussemburgo. “La libertà religiosa è un caposaldo. Noi estendiamo la Mancino alla omotransfobia, e ci occupiamo di prevenire e contrastare anche sul piano culturale la discriminazione e la violenza, oltre che di sostenere concretamente le vittime”. Poi c’è la scuola, la paura dell’indottrinamento. “E’ una stupidaggine, a scuola dobbiamo insegnare l’inclusione”. Ma i genitori cattolici potrebbero non volere lezioni di gender ai propri figli. “Ripeto, il gender non esiste. Non confondiamo l’educazione al rispetto con questi fantasmi. Ma poi, perché devono esserci genitori omofobi? La scuola non insegna mica l’antisemitismo”. Ancora con il paragone. “La scuola deve insegnare il rispetto delle differenze. Nel ddl ci sono iniziative che l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ndr) deve fare alle scuole. Corsi di formazione per insegnanti, ad esempio, ma non solo”. Questo però è molto problematico. Immaginare lezioni di gender e sesso a un bambino di sei anni. “Ma cosa c’entra il sesso con l’educazione al rispetto delle differenze? Vogliamo che ai bambini si insegni l’omofobia?”. Nei paesi dove esistono queste leggi c’è indottrinamento nelle scuole. “In Francia non c’è stato allarme sulla libertà di parola. O vogliamo essere come la Lituania?”.

Si ha comunque il diritto di ritenere che un uomo che si dichiari donna non sia una donna. E pensare che, con una simile legge, dirlo in tv sarebbe considerato istigazione all’odio. “No, ma resta un atteggiamento di non rispetto”. E una associazione Lgbt potrebbe fare causa dopo la legge Zan. “Lo decide un giudice”. Non è poco essere portati in tribunale. “La legge serve a instillare nelle persone un atteggiamento di prudenza. Se dici che una donna trans non è donna, è come se dicessi a una persona che non è cattolica”. Non è la stessa cosa. “In entrambi i casi staremmo negando un aspetto importante della dignità di quella persona. In ogni caso, abbiamo inserito una norma sulla libertà di espressione per tranquillizzare le obiezioni”. Insomma il ddl Zan è il minimo sindacale. “Esatto”.

A J. K. Rowling è stato vomitato di tutto addosso, da “cagna” a “femminazi”, per aver criticato la cultura trans. C’è anche l’istigazione all’odio in nome dell’inclusione. “Lei ci ha messo del suo”. Ma era suo diritto dirlo. “La Rowling ci è andata col badile. E io contesto la violenza delle sue parole”. C’è invece chi, come Ian McEwan e altri sinceri democratici del mondo letterario, l’hanno difesa da una “ondata di odio e misoginia”. Odio e misoginia non da parte del patriarcato, ma proprio da chi la legge vuole difendere. E il ddl va in cortocircuito.