Ivanka, 18 minuti per presentare (e sostenere) il padre: «Donald Trump ha cambiato Washington»

La first daughter ha rivendicato i successi del padre ma anche i propri, mostrando la sua ambizione politica. La rivalità con il fratello e con Melania

«Washington non ha cambiato Donald Trump. Donald Trump ha cambiato Washington», ha detto Ivanka chiedendo all’America di rieleggere suo padre, «un guerriero alla Casa Bianca». Ci sono pochi dubbi che, con i suoi 18 minuti di presentazione del presidente, nella serata finale della convention repubblicana, la «first daughter» sia la sua erede designata. Melania ha avuto 25 minuti; tra gli altri figli: Donald Jr. dieci; Eric otto; Tiffany sei, tanto quanto le «nuore» Lara e Kimberly Guilfoyle (assente sul podio Jared Kushner, marito di Ivanka e consigliere presidenziale anche lui, che applaudiva tra il pubblico). «Sono davanti a voi come la figlia orgogliosa del presidente del popolo», ha dichiarato Ivanka. «Il suo stile non piace a tutti, i suoi tweet non sono filtrati, ma i risultati parlano da soli». E poi: «Papà, ti attaccano perché non sei convenzionale ma io ti voglio bene perché sei autentico e ti rispetto perché sei efficace».

Quattro anni dopo

Anche nel 2016 Ivanka introdusse suo padre alla convention, vestita di rosa cipria, spiegando «non mi ritengo repubblicana né democratica». Ma oggi, in nero, la 38enne nata dal primo matrimonio del miliardario ha rivendicato sia i successi del padre (dall’economia al sistema carcerario, dal ritiro militare all’assistenza per i figli) sia i propri («Quattro anni fa vi ho detto che avrei combattuto al fianco di mio padre, e quattro anni dopo eccomi»). Ha raccontato aneddoti che confermano la sua costante presenza nell’Amministrazione, anche quando il suo portfolio (l’imprenditoria femminile) non necessariamente lo giustifica. All’inizio, quando Ivanka riceveva i leader mondiali con il marito Jared, e la figlia di 6 anni Arabella cantava in mandarino per il presidente cinese Xi Jinping, alcuni commentatori liberal, pur denunciando nepotismo e conflitto d’interesse, sostenevano che era l’unica che poteva «domare» gli impulsi peggiori di Donald Trump: sul clima, per esempio, oppure sull’immigrazione. Di fronte alle scelte più radicali dell’Amministrazione, lei restava in silenzio o parlava d’altro, sminuiva la propria influenza sulle scelte di papà, ma nelle interviste c’era sempre qualche fonte di palazzo anonima «vicina alla famiglia» che sottolineava le posizioni moderate di Ivanka. Poi Trump s’è ritirato dall’Accordo di Parigi. Sull’immigrazione Melania l’ha superata a sinistra, mostrando maggiore disagio per i bimbi separati dai genitori al confine con il Messico. La giornalista Vicky Ward, nel libro «Kushner Inc.» ha smontato il mito di Ivanka come «coscienza» di Trump. Lo show televisivo «Saturday Night Live» l’ha definita la «complice» del presidente. Ivanka ha obiettato che lei non aveva mai detto di essere una «influenza moderatrice». Ed è vero. Quest’anno si è definita con una «orgogliosa repubblicana trumpiana».

I Lego

Ivanka ha esordito raccontando che suo figlio Joseph ha costruito con i Lego una piccola Casa Bianca che il nonno Donald tiene orgogliosamente nello Studio Ovale. Tempo fa disse che lei stessa a sei anni aveva costruito con i Lego la «Trump Tower» emulando quella del papà a New York. Una bella storia, simbolica per una famiglia di costruttori. Secondo la giornalista Andrea Bernstein, autrice del libro in uscita American Oligarchs, però, i fratelli di Ivanka hanno rivendicato d’essere loro (non lei) quelli che giocavano con i mattoncini. Per risolvere una volta per tutte la questione, Ivanka, Don jr e Eric sarebbero andati a chiederlo a Donald, il quale ha spiegato che si sbagliano tutti: era lui da bambino a edificare palazzi con i Lego, chiedendo i blocchi in prestito al fratello Robert quando finiva i suoi, e poi appiccicandoli con la colla in modo che non potesse riprenderseli.

I ringraziamenti

Il presidente, prima del suo discorso finale, ha ringraziato, nell’ordine, Melania e Ivanka chiedendo a entrambe di alzarsi per gli applausi, poi ha dichiarato di adorare tutti gli altri figli e nipoti dei quali non ha pronunciato i nomi. Alcuni ipotizzano che ai Trump accadrà prima o poi ciò che abbiamo visto nella serie tv «Succession»: alla fine il figlio che si sente l’erede politico designato (Don Jr.) si ribellerà al patriarca quando quest’ultimo sceglie la figlia prediletta anziché lui. Ma il gossip per ora gira soprattutto intorno a Melania e Ivanka. Il video in cui la first lady guarda la first daughter dopo il discorso finale del presidente, con un sorriso che subito svanisce in una smorfia, è diventato «virale» sui social.

«Principessa»

Le voci di rivalità tra le due prime donne sono state rilanciate da un libro di prossima uscita, Melania & Me, scritto da una ex amica della first lady, Stephanie Winston Wolkoff, che aiutò nell’organizzazione dell’insediamento e che l’avrebbe registrata mentre parlava male di Ivanka: la soprannominava la «principessa», voleva escluderla dalle foto migliori; intanto la figliastra e il marito cercavano di sminuirla e controllarla. «Vi voglio raccontare la storia del leader che conosco, e dei momenti che vorrei l’intera America potesse vedere, quando le telecamere sono spente, i microfoni spenti e le decisioni contano davvero», ha detto ieri sera Ivanka.