Italia-Cina, sei domande al ministro Di Maio

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio incontra il suo omologo cinese Wang Yi. Giustamente gli ricorda il rispetto dei diritti umani a Hong Kong. Ma sulla Cina, forse, ci sarebbero da fare almeno altre sei domande, sugli uiguri, sulla persecuzione religiosa, sul genocidio culturale, sul traffico di organi, sul Covid. E sulla "terza guerra mondiale" che secondo Di Battista sarà vinta da Pechino

E meno male che, nel suo incontro con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, il nostro ministro degli Esteri si è ricordato di Hong Kong. Proprio quando la polizia locale arrestava 16 attivisti democratici, fra cui alcuni parlamentari, Di Maio ricordava a Wang: “è indispensabile preservare l’alto grado di autonomia e libertà. Seguiremo con molta attenzione i risvolti della nuova legge sulla sicurezza nazionale”. Non un’affermazione da cuor di leone, ma già un atto di grande coraggio da parte dell’esponente di un partito da cui provengono ben altre dichiarazioni sulla Cina. Il sottosegretario Manlio Di Stefano, intervistato alla trasmissione Agorà, proprio sulla nuova legge cinese imposta a Hong Kong, rispondeva in modo pressoché incomprensibile “Certamente la Cina su Hong Kong sta sbagliando soprattutto i modi perché poi là sappiamo bisogna andare indietro di parecchi decenni per capire l’origine del problema. Dal nostro molto meno. Perché c’è un principio di autodeterminazione che va tutelato”. Autodeterminazione di Hong Kong o della Cina?

Hong Kong è un dossier troppo bruciante per essere ignorato. Ma ci pare di aver sentito poco o nulla (magari è la stampa che riporta solo parzialmente?) su altri dossier che riguardano la Cina, altrettanto scottanti se non di più. Visto che forse siamo noi che non abbiamo sentito, vogliamo rivolgere al Ministro degli Esteri alcune domande. Ci limitiamo a sei domande.

Ministro Di Maio, ha chiesto qualcosa sulla deportazione degli uiguri nello Xinjiang? Lo ha fatto anche la BBC, chiedendolo a un farfugliante ambasciatore cinese a Londra, mostrandogli il video di una deportazione di massa (e inequivocabilmente era una deportazione), chiedendo spiegazioni e sentendosi rispondere “non so chi abbia girato questo video” e “in tutti i paesi del mondo i prigionieri vengono trasferiti da un carcere all’altro”. Il giornalista ha anche chiesto informazioni sul programma di sterilizzazione forzata delle donne uigure. E l’ambasciatore è arrivato a rispondere che i dati citati sono falsi, pur provenendo da fonte governativa cinese. Ebbene, stando a fonti neutrali, cioè l’Onu, la campagna di repressione nello Xinjiang ai danni della minoranza uigura, conta già 1 milione di deportati nei campi di “rieducazione”. Si tratta del singolo più grave crimine di massa nel mondo attuale. Vogliamo continuare a non parlarne?

Ha chiesto qualcosa sulla persecuzione delle religioni? Perché le croci delle chiese vengono regolarmente abbattute (900 negli ultimi quattro mesi e in una sola provincia, per esempio) e le chiese, sia protestanti che cattoliche, vengono trasformate e destinate ad altro scopo, come centri ricreativi, sociali, educativi, spesso con fini propagandistici del Partito Comunista. I sacerdoti cattolici che non accettano di aderire all’Associazione Patriottica cattolica cinese, fedele al Partito, vengono arrestati e sottoposti a rieducazione. Cioè al lavaggio del cervello, con metodi affinati in decenni di comunismo maoista. I pastori protestanti che non aderiscono alla Chiesa delle Tre Autonomie fanno spesso una fine ancora peggiore, perché le loro piccole confessioni vengono classificate facilmente come “sette eterodosse” per la cui appartenenza sono previste lunghe pene detentive, interrogatori duri e anche la tortura. Questa è una persecuzione che non riguarda solo le confessioni cristiane, cattolica e protestante, ma anche il taoismo e il buddismo, i cui templi vengono regolarmente presi di mira: templi chiusi o demoliti, statue abbattute o trasformate in modo grottesco (una statua buddista, ad esempio, è diventata un monumento a una tazza da tè), comunità perseguitate e disperse. E’ accettabile che si taccia su simili violazioni dei diritti di libertà di religione? Sarebbe interessante saperne qualcosa di più, almeno prima della fine di settembre, quando è prevista la firma del rinnovo dell’accordo segreto fra Cina e Vaticano.

Ha chiesto qualcosa sul genocidio culturale in corso da mezzo secolo in Tibet e quello che potrebbe iniziare anche nella Mongolia Interna? Perché il Tibet è una causa storica in tutta Europa, grande è l’attenzione mediatica che ha sollevato l’esule Dalai Lama. Ma non è solo storica: Pechino ha lanciato una nuova campagna, proprio questa estate, per rimuovere ogni segno esteriore della religione buddista da quelle terre, anche le bandierine di preghiera colorate che hanno sempre caratterizzato le valli tibetane. La Mongolia Interna fa decisamente meno notizia, ma il fatto che da quest’anno scolastico sia stata sostituita la lingua locale con quella cinese, fa presagire un bruttissimo futuro, una sinizzazione forzata probabilmente analoga a quella del Tibet. Vogliamo fingere di nulla finché non scoppia il caso?

Ha chiesto al suo omologo cinese se è vero (come afferma ufficialmente Pechino) che sia finito il traffico di organi espiantati dai condannati a morte? Perché abbiamo il dubbio che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non sia finito affatto, considerando che solo in Cina si trovano organi in pronta consegna. Testimonianze dalle carceri riferiscono che diversi prigionieri finiscono in sala operatoria e non ne escono più. E poco prima erano stati ben valutati da punto di vista genetico-sanitario.

Ministro Di Maio, lei si è detto disposto a lottare assieme alla Cina contro la pandemia di Covid-19 e ha ringraziato il suo omologo per l’aiuto offerto. Sorvoliamo sul fatto che sarebbe meglio dire “restituito”, viste le tonnellate di materiale medico-sanitario che il suo governo aveva regalato alla Cina in febbraio, privandone i nostri ospedali. E sarebbe anche meglio dire “ricomprato”, visto che gratis, da Pechino, ci è giunto ben poco. Ma non dimentichi il fatto fondamentale: il Covid-19 è un virus cinese. Viene dalla Cina. Inutile girarci attorno. E non ci risulta che Pechino abbia fatto veramente tutto il possibile per lanciare tempestivamente l’allarme e per contenere il virus entro i suoi confini. Chieda al suo omologo cosa pensa del trattamento riservato a Li Wenliang, il medico che per primo scoprì il nuovo coronavirus e venne tacitato dalle autorità di polizia. O che fine ha fatto Ai Fen, la direttrice del pronto soccorso di Wuhan, di cui non si hanno più notizie da mesi. E chieda perché hanno distrutto il materiale di studio raccolto dal laboratorio di Shanghai, ancora in gennaio. Proprio perché non vogliamo nemmeno credere all’accusa più infamante (che il coronavirus sia uscito, per dolo o incuria, da un laboratorio di Wuhan) chiede al suo omologo perché la Cina non vuole aprirsi a una seria indagine internazionale sulle origini del nuovo coronavirus, come chiedono alcuni Paesi nostri alleati, fra cui Usa e Regno Unito.

Infine, signor Ministro, lei condivide quanto affermato dal suo collega di partito Alessandro di Battista? “La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo e l’Italia può mettere sul piatto delle contrattazioni europei tale relazione”. Lo ha dichiarato al Fatto Quotidiano a metà aprile. Condivide il suo pensiero? Perché in tal caso capiremmo anche la ragione di questi silenzi.