Istat, nascite al minimo storico: crollate del 23 percento in dieci anni

I dati annuali sempre più preoccupanti: meno 20mila in un anno. Il demografo Dalla Zuanna: «In Europa si fanno le politiche. Da noi niente»

Il demografo è preoccupato. «Avanti di questo passo e l’italia sarà un Paese popolato in gran parte da vecchi. O si fa come la Germania o saranno guai seri». Giampiero Dalla Zuanna, professore di Demografia a Padova commenta i dati dell’Annuario Istat che registra l’ennesino minimo storico in fatto di nascite. In un solo anno (dal 2017 al 2018) il calo è stato di poco meno di 20 mila. Erano 458.151 nel 2017 sono passate a 439.747 l’anno dopo. In dieci anni la perdita è stata del 23 per cento (nel 2008 i nati erano stati 577 mila). Un periodo che ha coinciso con un altro record negativo: il decennio con la crescita economica più bassa se si considera tutta la storia del Paese a partire dalla sua unificazione avvenuta nel 1861.

Le politiche

«Nel 2008 in Germania si facevano meno figli che da noi» — continua Dalla Zuanna. «Adesso la situazione è totalmente capovolta. E la ragione sta nelle politiche che hanno adottato. Vale a dire che loro hanno fatto, noi niente». Il professore cita alcuni dati. «Ogni neonato porta nelle tasche dei genitori tedeschi circa 200 euro fino a quando cresce. Una coppia con tre figli minori quindi prende 600 euro in più a prescindere dal reddito o se lavora. Da noi l’assegno unico non c’è. In Germania nido e asili sono gratis». Il professore cita la Germania. Paese ricco, tra le prime economia al mondo. L’Italia non è dello stesso livello. «Certo. Ma non è questione di pil o di diverso grado economico. Noi i soldi li abbiamo dati e continuiamo a darli ai vecchi. Abbiano una spesa per le pensione che è sopra la media europea. Non è che possiamo pensare con i quattro soldi a disposizione di fare un welfar per tutti, universale».

Altri numeri

L’Istat nell’Annuario fornisce altri numeri. Sempre nel 2018, sottolinea, «il numero dei decessi è diminuito e ha raggiunto 633.133 unità. La speranza di vita media alla nascita è ripresa ad aumentare attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine nel 2018». Tutto ciò rende l’Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo. «Avanti di questo passo si rischia la desertificazione di zone del Paese» — aggiunge il demografo —. «Quando si va sotto una certa soglia perché le coppie fanno pochi figli si chiudono i servizi . Spesso la conseguenza è l’abbandono delle comunità locali. Questo è un serio problema per l’Italia che invece avrebbe bisogno di tenere la gente sul territorio».

Cinquantenni

Politiche. Il demografo insiste su questo punto. Il processo della de-natalità non è irreversibile. Né naturale. Anche in Italia si possono avere figli. Dalla Zuanna cita i casi delle province autonome di Trento e Bolzano. «Qui la natalità è maggiore che nel resto del Paese. Ed è il frutto di politiche serie, continuative, a favore dei figli. Può sembrare banale ma mi viene in mente lo skipass. Due genitori con tre figli pagano la stessa cifra di una coppia che non ne ha. Come a far capire che il bambino non è un ostacolo. E lo stesso vale per i trasporti. Parlo di cose che si possono fare se si vuole e che non sono nemmeno molto costose». L’Istat fotografa una generazione potente, perché ha dalla sua parte i numeri (anche elettorali): è quella dei 50-60enni. «Imponente rispetto ai giovani» — conclude il demografo—. «Destinata peraltro ad invecchiare».