ISRAELE RIAPRE/ “Vaccinata metà popolazione, i palestinesi abbandonati a se stessi”

Grazie alla vaccinazione Israele riapre alle attività economiche, culturali e turistiche con i decessi in calo del 99%.

Grande festa in Israele: il paese, per primo al mondo, è pronto a riaprire attività economiche, culturali, turistiche, bar, ristoranti e – anche se non ovunque – le scuole. Il motivo? Israele ha già vaccinato il 53,2% della popolazione, cioè 4,9 milioni di abitanti sui circa 9 milioni, con un calo dei decessi pari al 99%. Se si pensa che la Lombardia, che ha quasi lo stesso numero di abitanti (10 milioni circa), ha vaccinato finora poco più di 800mila soggetti, balza facilmente all’occhio l’enorme differenza.O

Ma c’è una spiegazione dietro a questo risultato, come ci ha spiegato in questa intervista Filippo Landi, già corrispondente della Rai a Gerusalemme: “Israele, a differenza di tutti gli altri paesi del mondo, Italia compresa, non ha mai subìto tagli nella fornitura dei vaccini, per una precisa decisione assunta dall’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, ebreo sefardita nato a Salonicco e poi emigrato negli Stati Uniti, il quale ha voluto, d’accordo con il premier Netanyahu, privilegiare a tutti i costi Israele”. Ma aggiunge Landi: “Sui Territori palestinesi Israele ha trasgredito la legislazione internazionale che prevede che un paese occupante provveda all’assistenza sanitaria. Gerusalemme invece ha fornito pochissimi vaccini alla popolazione palestinese”.

Pochi mesi fa parlavamo di Israele come primo paese al mondo costretto a ricorrere al secondo lockdown per via dell’alto numero di contagi, mentre oggi lo citiamo come esempio per essersi liberato dal Covid. Quali sono i meriti reali?

Il vero motivo per cui in Israele si sono potute somministrare così tante vaccinazioni è che non ha subìto alcun taglio nell’arrivo dei vaccini da parte di Pfizer. Questo è, indiscutibilmente, il primo motivo.

Quali le ragioni di questo mancato taglio che invece colpisce tutti i paesi del mondo?

Non è difficile trovarne la ragione nel fatto che l’amministratore delegato della Pfizer, Albert Bourla, è ebreo sefardita, nato a Salonicco e poi trasferitosi negli Stati Uniti, dove è giunto sino al grado di Ceo di questa azienda farmaceutica. Israele, e soprattutto Netanyahu, è ben consapevole che la decisione della Pfizer di non tagliare vaccini nonostante la grave crisi mondiale derivi proprio dalla decisione di Bourla.

Un comportamento scorretto, non trova?

Resta il fatto che Netanyahu, proprio in questi giorni, ha invitato Bourla in Israele, per celebrare la vaccinazione del 5 milionesimo cittadino, ma Bourla all’ultimo momento ha rinunciato, ribadendo però l’impegno della sua società a sostegno di Israele.

Il motivo?

Sembra che non volesse apparire nella foto di rito con Netanyahu a pochi giorni dal 23 marzo, data delle elezioni israeliane.

Mentre in Italia, e non solo, si registrano opposizioni alla vaccinazione, i cittadini israeliani si sono vaccinati in massa. Come si spiega?

Su questo mi permetto di dissentire.

In che senso?

In Israele è successo che una iniziale politica permissiva, durante la prima ondata, da parte del governo che aveva lasciato aperte fabbriche e scuole per molto tempo, aveva causato un’esplosione di casi, su una popolazione di 9 milioni di abitanti, che ha colpito 804mila persone e provocato quasi 6mila morti. Questo fatto ha sicuramente impressionato l’opinione pubblica, a cui è stato detto e ripetuto che l’unico modo per uscirne era la vaccinazione, oltre ai lockdown. Questo elemento ha condizionato l’opinione pubblica soprattutto nella numerosa comunità ortodossa, che invece rifiutava in modo ostentato le chiusure imposte.

La vaccinazione in Israele è obbligatoria?

No, anzi. I problemi che ci sono stati in alcuni ospedali italiani, dove infermieri e medici hanno rifiutato di vaccinarsi, si sono registrati anche in Israele, nel principale ospedale di Gerusalemme, dove ben 80 operatori hanno rifiutato di vaccinarsi e sono stati messi in aspettativa.

Verrà presto introdotto il Green Pass, che permetterà ai vaccinati di accedere a maggiori servizi. Come funziona esattamente?

Il Green Pass, in realtà, in questo momento servirà non tanto agli israeliani, che pure potranno tornare a prendere l’aereo, ma soprattutto a quei pochi operai palestinesi frontalieri che sono stati vaccinati proprio perché se ne riscontra il bisogno nelle attività produttive ai confini. Va ricordato che ai 5 milioni di palestinesi che si trovano in Cisgiordania e a Gaza sono arrivati 30mila dosi di vaccino donate dalla Russia e 2mila da Israele, Altri vaccini non ce ne sono.

Appunto, come è la situazione nei Territori palestinesi?

Ripeto, la situazione è segnata dall’assenza di vaccini: Pfizer zero, Moderna 2mila e Sputnik 30mila, a fronte di una popolazione di 5 milioni di persone e con 1.830 morti in Cisgiordania e circa 500 a Gaza. E’ importante sottolineare che dal punto vista sanitario e giuridico Israele si è rifiutata di adempiere agli obblighi di paese occupante, obblighi imposti dalla legislazione internazionale.

Quali obblighi?

Secondo la legislazione internazionale i territori sotto controllo israeliano dovevano essere coinvolti nella vaccinazione di massa. Questo non è stato fatto, sono rimasti esclusi e non si sa se e quando verrà attivata una campagna vaccinale generalizzata.