Industria in ripartenza: la produzione di aprile supera i livelli pre-Covid

Dopo la cautela sui consumi emersa dai dati delle vendite al dettaglio, l'Istat rilancia un segnale di ottimismo sulla ripresa diffondendo i dati sulla produzione industriale relativi al mese di aprile, durante il quale si stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale sia aumentato dell'1,8% rispetto a marzo: si tratta del quinto mese consecutivo di crescita congiunturale. Un balzo che consente all'indice di superare "i livelli prepandemici di febbraio 2020".

Fortissimo, ovviamente, il rimbalzo tendenziale. Nel confronto annuo e corretto per gli effetti di calendario l’indice complessivo aumenta infatti del 79,5%, “in ragione del dato eccezionalmente basso di aprile 2020”, quando ebbero luogo le maggiori restrizioni all’attività produttiva per il contenimento del Covid, con il lockdown.

I rilievi dell’Istat arrivano all’indomani dell’indagine di Federmeccanica, che – dopo un 2020 nero, chiuso con un crollo del 13,5% – ha tracciato una ripresa che ha consentito di registrare volumi in crescita del 15,6% nel primo trimestre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2020 e dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. Emergono però anche due elementi di criticità per le imprese: il costo e la reperibilità delle materie prime e la difficoltà a trovare profili professionali qualificati.

Sul primo fronte, la dinamica dei prezzi è ormai diventato una vera e propria difficoltà di approvvigionamento: un problema risentito dalla maggior parte delle imprese e che per il 14% potrebbe addirittura portare a determinare un’interruzione dell’attività produttiva. Inoltre, sul fronte del lavoro peggiora la difficoltà delle aziende (sono il 56%) nel reperire i profili professionali necessari. “Si deve attivare un circuito virtuoso con investimenti ben mirati nell’istruzione e politiche attive efficaci – ha osservato ieri il direttore generale di Federmeccanica Stefano Franchi – Bisogna fare presto e fare bene”.

ai dati odierni dell’Istat, il clima positivo riguarda tutti i raggruppamenti di industrie: i beni strumentali (+3,1%), l’energia (+2,4%), i beni intermedi (+1,1%) e, in misura meno rilevante, i beni di consumo (+0,5%).

Se si guarda invece ai settori di attività economica, il rimbalzo annuo è da capogiro (ma falsato dal confronto sul 2020) per tutti, tranne che per i prodotti farmaceutici di base (-3,2%). La crescita più ampia caratterizza i settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+363,2%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+327,3%), delle altre industrie (+160,9%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+149,3%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+132,8%).