Incendi in Australia, è un disastro umano

La notizia di questi giorni sui devastanti incendi in Australia, conferma la loro natura antropica. Ma non stiamo parlando del riscaldamento globale antropico, bensì della causa umana, in gran parte dolosa, degli incendi. La polizia australiana, in questi mesi ha infatti arrestato ben 183 sospetti piromani. 

La notizia di questi giorni sui devastanti incendi in Australia, conferma la loro natura antropica. Ma non stiamo parlando del riscaldamento globale antropico, bensì della causa umana, in gran parte dolosa, degli incendi. La polizia australiana, in questi mesi ha infatti arrestato ben 183 sospetti piromani.

Tutti i giorni, siamo ormai abituati ad associare il disastro australiano al riscaldamento globale antropico. E’ sotto accusa il premier Scott Morrison, conservatore. In parte si tratta di accuse condivisibili: aver sottovalutato il pericolo di espansione degli incendi, aver mobilitato le forze armate troppo tardi, non aver fatto sufficiente prevenzione, esser partito per le sue ferie nel pieno dell’emergenza. Ma sono soprattutto altre le accuse che gli vengono rivolte, soprattutto dalla stampa internazionale: aver sottovalutato o apertamente snobbato la teoria del riscaldamento globale antropico (causato dall’uomo) e non aver implementato ulteriori politiche di riduzione delle emissioni di CO2. Anche dando per scontato (e scontato non è) che sia l’uomo, con la sua attività industriale, la principale causa del riscaldamento del pianeta, è assodato che gli incendi siano a loro volta causati dal riscaldamento?

Ci sono almeno tre dubbi in merito. Prima di tutto esistono esempi di incendi altrettanto devastanti in epoche in cui il riscaldamento globale non era ancora rilevato e in cui l’Australia era quasi per nulla industrializzata. Nel 1851, gli incendi del “giovedì nero” mandarono in fumo cinque milioni di ettari (1 in meno rispetto agli attuali fuochi), costarono 12 vittime e uccisero un milione di pecore, con un danno gravissimo per un’economia ancora in gran parte basata sull’allevamento. Gli incendi attuali sono i più gravi, finora registrati: circa 6 milioni di ettari bruciati, 1516 abitazioni distrutte, 25 morti, mezzo miliardo di animali selvatici uccisi (addirittura 1 miliardo, secondo le stime del Wwf). Una catastrofe, ma non fuori scala rispetto all’estensione e ai danni provocati dagli incendi del passato australiano.

Esiste una correlazione diretta fra il caldo e gli incendi? Per ora non è stata dimostrata. Secondo quanto scrive Jim Steele, direttore emerito del Sierra Nevada Field Campus, “L’Australia sta vivendo un’estate secca e calda, in effetti. Gran parte dell’Australia sta registrando temperature di molto superiori rispetto alle medie di dicembre. Ma, curiosamente, la costa orientale e quella occidentale, così come l’Australia settentrionale, stanno registrando temperature di diversi gradi al di sotto della media. Se il riscaldamento globale fosse all’origine di questi incendi, ci aspetteremmo di vedere scoppiare gli incendi peggiori nelle aree in cui la temperatura è più alta. Invece, a giudicare dalla mappa degli incendi, le regioni più calde sono quelle con meno incendi, mentre la maggior parte sono nelle regioni più fredde.

Infine, per quanto riguarda le piogge (la siccità viene indicata come conseguenza del riscaldamento globale e come causa degli incendi), è l’Ufficio Meteorologico Australiano a smentire. Le peggiori siccità sono state negli anni ’20 e ’30, non in questi ultimi anni. E non c’è alcuna correlazione diretta fra i periodi di maggior siccità e quelli che registrano gli incendi peggiori.

Quanto alle emissioni di CO2, alla principale accusa rivolta al governo australiano “scettico”, va anche detto che queste sono diminuite sotto tutti i punti di vista, nell’ultimo trentennio. dal 1990 al 2019, secondo le statistiche governative australiane, le emissioni pro-capite sono diminuite del 40,1% e in rapporto all’economia (in rapporto al Pil) si sono ridotte del 62,4%. Non sono certamente pochi anni di amministrazione conservatrice ad aver invertito completamente questo trend: anzi, la riduzione di emissioni continua, i verdi semmai lamentano che sia rallentata.

Se, dunque, questi incendi, hanno poco a che fare con il riscaldamento globale, quale è la loro causa? Vedi all’inizio: i piromani. Quelli sono aumentati. Ed è un problema molto più diretto e semplice da affrontare rispetto a qualunque teoria antropica del riscaldamento globale. Sono quasi 200 i sospetti, fra cui molti minorenni “disagiati” che hanno lasciato gli studi o hanno subito traumi in famiglia. Già per il periodo 2001-2004, un’inchiesta governativa rivelava come gli incendi dolosi fossero il 66% del totale, le cause naturali solo l’11%, tutti gli altri erano frutto di incidenti (umani). Una volta completate le indagini, potrebbe risultare una percentuale ancora superiore degli incendi di natura dolosa. Si deve dunque lavorare sulla cura delle persone, sulla prevenzione dei loro gesti folli, molto più che sul riscaldamento globale.

La seconda causa dell’estensione straordinaria di questi incendi è invece attribuibile all’aumento di combustibili, soprattutto erbe di origine straniera che sono dilagate nel sottobosco. La manutenzione dei boschi (altro apporto umano) richiederebbe incendi controllati, ma l’opinione pubblica si oppone, perché teme le conseguenze. Siamo anche qui di fronte a un errore umano e a un grande paradosso: per amore della natura la si condanna a una distruzione molto più devastante.