«In Nigeria il genocidio dei cristiani è alle porte. Bisogna fermare i Fulani»

Donne mutilate per non essersi convertite all’islam, giovani strangolate con i loro rosari, dovunque morte e distruzione. Il reportage dalla Nigeria di Bernard-Henry Lévy

«In Nigeria ho visto un massacro dei cristiani in atto e siamo alle porte del genocidio. Il mondo sembra non accorgersi che il gigante africano sta per diventare come Ruanda e Darfur». Così Bernard-Henry Lévy introduce in un video il suo reportage dalla Nigeria, pubblicato da Paris Match. L’intellettuale non si è recato nel nord-est del paese, dove infuria la violenza di Boko Haram, ma nella Middle Belt, dove i Fulani negli ultimi anni hanno cominciato in modo sistematico a uccidere migliaia di cristiani. «I Fulani hanno dichiarato guerra ai cristiani», scrive. «Sono come Boko Haram, ma più estesi, delocalizzati, sparpagliati. Sono legati tra di loro e spesso addestrati dai terroristi di Boko Haram, ma la loro follia mortifera si estende a tutti gli infedeli, dalla Nigeria al Camerun».

IL GRIDO «ALLAHU AKBAR» E POI IL MASSACRO

Bhl racconta di Jumai Victor, incontrata a Godogodo, nello Stato di Kaduna. Quando i Fulani, il 15 luglio, hanno fatto irruzione gridando «Allahu Akbar» nel suo villaggio, hanno ucciso i suoi quattro figli davanti ai suoi occhi. Poi, vedendola incinta e non volendo sventrarla per questo, le hanno preso un braccio e uno a uno come macellai glielo hanno amputato a poco a poco: prima le dita, poi la mano, quindi l’avambraccio e infine il resto.

Il giornalista narra anche la storia di Lyndia David, sopravvissuta a un altro massacro. Fuggita di notte a casa della sorella dopo che si era sparsa la voce che i Fulani giravano attorno al suo villaggio di Adan, si è ritrovata in trappola circondata dai miliziani. Gli islamisti l’hanno presa, le hanno tagliato tre dita, preso il suo scalpo con il machete e dato il suo corpo alle fiamme. Salvatasi miracolosamente, è tornata la notte stessa al suo villaggio, solo per vederlo raso al suolo, le strade disseminate di 72 cadaveri. Tra questi, quello di suo marito.

DONNE STRANGOLATE CON I ROSARI

Bhl parla delle chiese bruciate e distrutte nei villaggi vicini a Jos, capitale dello Stato di Plateau; delle moschee costruite da musulmani stranieri e finanziate dal Qatar; delle case in rovina dopo gli attacchi dei pastori musulmani. Si intrattiene con preti e vescovi, che gli spiegano come i Fulani arrivino sempre di notte, armati fino ai denti, per seminare morte e distruzione. Gli mostrano delle foto di donne mutilate dopo essersi rifiutate di convertirsi all’islam. Ce n’è anche una di una giovane donna, strangolata con il suo stesso rosario.

«I Fulani hanno dichiarato guerra ai cristiani», scrive. «Sono come Boko Haram, ma più estesi, delocalizzati, sparpagliati. Sono legati tra di loro e spesso addestrati dai terroristi di Boko Haram, ma la loro follia mortifera si estende a tutti gli infedeli, dalla Nigeria al Camerun».

LA COMPLICITÀ DELL’ESERCITO

L’esercito, spiega, è «complice» di questi delitti perché nonostante i cristiani non abbiano che armi e frecce per difendersi, quando i soldati visitano le comunità e trovano le armi, le confiscano perché «sono vietate». Così i cristiani rimangono senza difese alla mercé dei loro carnefici. A Riyom (Plateau) tutti sanno chi sono gli assalitori che hanno sterminato molti abitanti dei villaggi vicini, tutti sanno i loro nomi e dove abitano, nel villaggio di Fass, a soli due chilometri di distanza. Ma la polizia non li arresta, perché sono protetti dall’emiro locale dei Fulani.

E anche quando l’esercito si schiera a difesa di un villaggio, come avvenuto a Nkiedonwhro, lo fa solo per aiutare gli islamisti. Dopo aver radunato per proteggerli tutte le donne e i bambini nella scuola, i soldati hanno sparato in aria, «come per dare un segnale», e dopo pochi minuti sono spariti. Nel giro di poco tempo sono arrivati i Fulani, hanno puntato subito la scuola, uccidendo tutti coloro che si trovavano all’interno.

«I CRISTIANI SONO CANI, DEVONO ANDARSENE»

Bernard-Henry Lévy ha incontrato anche i Fulani per caso. La sua auto è stata fermata a un posto di blocco, i giovani miliziani armati gli hanno parlato così: «Questa è la nostra terra, qui i bianchi non possono passare. Volete spiare le nostre donne? È proibito dal Corano. Ci sono troppi cristiani da queste parte, i cristiani sono cani e figli di cagne. Sono traditori perché si sono convertiti alla religione dei bianchi, sono amici dei bianchi, sono impuri. Quando se ne andranno tutti, finalmente la Nigeria sarà libera».

Il reportage si conclude così:

«Sembra di essere alle porte di un genocidio. Lasceremo che la storia si ripeta in Nigeria? Attenderemo che il disastro si compia prima di intervenire? Resteremo con le braccia conserte fino a quando l’internazionale islamista, contenuta in Asia, combattuta in Europa, sconfitta in Siria e in Iraq, aprirà un nuovo fronte in questa terra immensa dove musulmani e cristiani hanno sempre vissuto insieme?».