«In Italia due ingressi indipendenti del virus, a Nord tsunami imprevisto»

La ricostruzione dell’epidemiologo Ciccozzi durante un’audizione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato: «Sars-CoV-2 perde contagiosità». Secondo Ciccozzi, «il virus sta perdendo potenza e sta continuando a mutare. Ma sta facendo mutazioni che a lui non sono più utili». Dunque evolve, ma perde «contagiosità e, probabilmente, letalità». Un dato che secondo l’epidemiologo trova riscontro nel «minor numero di decessi (dovuti alle infezioni pregresse) e nel minor numero di persone in terapia intensiva», risultati possibili grazie alle terapie ma anche alla perdita di potenza del virus. «È un virus nuovo — ha aggiunto l’esperto —, lo stiamo studiando. Non sappiamo, per esempio, quanto dura l’immunità. Anche se sappiamo che c’è». Paolo Bonanni: «Attenzione ai comportamenti individuali, un secondo lockdown sarebbe doloroso»

Come scrive lo pneumologo Sergio Harari oggi sul Corriere, «Sars-CoV-2 è un grande sconosciuto, una immensa incognita che pesa sul nostro futuro e di cui sappiamo poco, molto poco. Ad oggi sono, infatti, più i punti interrogativi che le risposte certe che la scienza è in grado di dare su questo nuovo virus». Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha provato a mettere dei punti fermi durante un’audizione alla Commissione Igiene e Sanità del Senato. Secondo Ciccozzi, «il virus sta perdendo potenza e sta continuando a mutare. Ma sta facendo mutazioni che a lui non sono più utili». Dunque evolve, ma perde «contagiosità e, probabilmente, letalità». Un dato che secondo l’epidemiologo trova riscontro nel «minor numero di decessi (dovuti alle infezioni pregresse) e nel minor numero di persone in terapia intensiva», risultati possibili grazie alle terapie ma anche alla perdita di potenza del virus. «È un virus nuovo — ha aggiunto l’esperto —, lo stiamo studiando. Non sappiamo, per esempio, quanto dura l’immunità. Anche se sappiamo che c’è».

Nel Nord uno tsunami imprevisto

Nella sua ricostruzione, Ciccozzi ha affermato che «già intorno a dicembre questo virus avrebbe potuto circolare nelle persone». «Il Nord ha avuto uno tsunami assurdo, imprevisto e imprevedibile — ha detto —. In Italia abbiamo avuto due ingressi epidemici diversi, a due settimane di distanza, come abbiamo visto in un nostro lavoro: uno, con ceppi virali dalla Cina, attraverso l’Europa è andato al centro Italia. Successivamente un ceppo tedesco è andato a infettare la Lombardia e il Nord del Paese. Probabilmente si andavano a cercare i cinesi — ha aggiunto l’esperto — e non facevamo caso ad altre parti dell’Europa. E questo è stato uno degli elementi che non ha frenato l’epidemia». Ciccozzi ha poi ipotizzato che il centro-sud Italia si sia salvato da un’epidemia più intensa anche per il caso della coppia cinese ricoverata allo Spallanzani, primo impatto del nostro Paese con la malattia, che ha indotto a comportamenti di autotutela. «La coppia — ha ricordato — è arrivata il 31 gennaio, mentre il primo caso a Codogno è avvenuto il 21 febbraio. Questo ha fatto sì che le persone fossero più preparate: vedendo il caso dei due cittadini cinesi hanno cominciato da sé a distanziarsi, ad avere le mascherine. Hanno cominciato in qualche modo ad elaborare quello che poi è stato fatto durante il lockdown».

I rischi di un secondo lockdown

Sui possibili rischi della fase 2 fa il punto Paolo Bonanni, epidemiologo e professore ordinario di Igiene all’Università di Firenze. «Sars-CoV-2 potrebbe mutare il proprio assetto, ma al momento non ha dato prova di grandi cambiamenti — spiega Bonanni —. In questa fase di semi-libertà servono attenzione e cautela. Certamente le fonti di contagio sono ridotte nel nostro Paese, perché il numero di persone infette è calato, ma se i comportamenti individuali non saranno responsabili i contagi torneranno a crescere in maniera esponenziale. Il problema è che questo succederà tra 2-3 settimane o anche un mese: a quel punto un secondo lockdown sarebbe davvero doloroso. Di questo virus sappiamo con certezza due cose: la prima è che gli asintomatici sono molto numerosi e la seconda è che l’incubazione può durare molti giorni». Cosa si può fare per scongiurare il rischio di un secondo lockdown? «Il primo punto è essere responsabili a livello individuale, evitando per esempio gli assembramenti. In secondo luogo credo sia necessario creare una task force per il tracciamento dei contatti dei contagiati — afferma Bonanni —, non possiamo fidarci solo delle app. Nel caso si sviluppino piccoli focolai, saranno utili chiusure mirate».