In Francia la legge “cancella” il padre

A sinistra, i progressisti sconfiggono gli antirelativisti: “Il patriarcato è finito”. La Manif in piazza

La Manif pour tous scende di nuovo in piazza il 6 ottobre, a Parigi, in una mobilitazione contro la proposta di legge, approvata all’Assemblea nazionale, a favore della fecondazione artificiale per tutti. Lo slogan sarà Liberté, égalité, paternité. Una parte dell’episcopato francese alza i toni e appoggia la sollevazione. François-Xavier Bellamy, filosofo e deputato europeo per i Repubblicani, dice che la legge “sarà la nostra maledizione”. Il testo, in discussione fino al 9 ottobre, prevede l’estensione del diritto alla “Pma” (procreazione medicalmente assistita) alle donne single e alle coppie lesbiche. Era una promessa elettorale di Emmanuel Macron. La dicitura sarà “madre” e “madre” (l’ipotesi “genitore uno” e “genitore due” è stata esclusa perché troppo controversa). Finora in Francia il ricorso alla Pma era riservato alle coppie sterili eterosessuali in età fertile.

La sinistra progressista di Jean-Luc Mélenchon ha sconfitto quella antirelativista di Sylviane Agacinski. Il leader della sinistra radicale ha parlato di una “rivoluzione”: “Sì, è la fine del patriarcato, le donne daranno alla luce bambini senza l’autorizzazione degli uomini”. Il deputato macroniano Jean-Louis Touraine ha annunciato il “superamento dei limiti biologici della procreazione”. Dopo il “Mariage pour tous”, arriva la “Pma pour toutes”. Si era battuta contro questa deriva l’ex compagna del filosofo decostruzionista Jacques Derrida e moglie dell’ex primo ministro socialista Lionel Jospin, la filosofa Agacinski, che al magazine Marianne aveva appena detto: “Una certa ideologia progressista è cieca davanti alle esigenze etiche, giuridiche e politiche che fin dai greci costituiscono il fondamento della nostra civiltà. Se le abbandoniamo, cadiamo in un relativismo totale”. E non soltanto Agacinski, ma anche Jacques Testart, il “padre” della prima bambina nata in provetta in Francia nel 1982, che pur avendo appoggiato la sinistra di Mélenchon ha criticato la legge in quanto “transumanista”. O Michel Onfray, filosofo conservatore di sinistra, che parla di “guerra alla natura”.

“L’uguaglianza è un pretesto”

Il filosofo e matematico Olivier Rey, autore di Leurre et malheur du transhumanisme, sostiene che nella legge ‘l’uguaglianza’ è solo un accattivante pretesto al servizio del progresso dell’individualismo, che arriva fino a negare che siano necessari un uomo e una donna per fare un figlio. Per i ‘progressisti’, innovazioni sociali di questo tipo sono assolutamente necessarie, perché è tutto ciò che resta da far credere che, nonostante le difficoltà che si accumulano per la maggioranza della popolazione, le cose ‘progrediscano’”. Lo psicoanalista Jean-Pierre Winter, in un lungo articolo per il Figaro, scrive invece che si sta giuridicamente e culturalmente cancellando la figura del padre: “La grande differenza tra i bambini senza padre che ho conosciuto e quelli nati dopo questa nuova legge è che i primi erano senza padre per caso e non per legge. Ora la legge cancella il padre”. Sullo sfondo, la grande angoscia identitaria francese di una “società orfana”.