“In carica oppure emerito…”. La frase del Papa sulla morte

Papa Francesco ripercorre i momenti importanti della sua vita e adesso rivela alcuni dei suoi pensieri più intimi

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Non teme di morire ed immagina che ciò avverrà di certo in Vaticano (vista l’intenzione di non far ritorno in Argentina) ed in un momento in cui sarà ancora papa in carica oppure emerito: Jorge Mario Bergoglio, primo vescovo di Roma di estrazione gesuita nella storia della Chiesa, rivela durante un’intervista alcune delle sue riflessioni più intime.

L’estratto del contenuto più ampio di un colloquio avvenuto circa due anni fa (per la precisione il 16 gennaio del 2019) col giornalista e medico Nelson Castro, incaricato di redigere un libro sulla salute dei papi, è stato anticipato dal quotidiano argentino “La Nacion”.

Papa Francesco torna con la mente al momento in cui fu costretto a sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico: aveva infatti solo 21 anni nel 1957 quando finì sotto i ferri per l’asportazione del lobo superiore del polmone destro, resa necessaria a causa della presenza di tre cisti. Un “difficile momento”, spiega Bergoglio.”Quando mi sono ripreso dall’anestesia, il dolore che sentivo era molto intenso”. Nonostante la situazione, comunque, il futuro pontefice era certo che sarebbe andato tutto bene.

“Non è che non fossi preoccupato, ma ho sempre avuto la convinzione che sarei guarito”. Oltre all’intervento chirurgico in sè, anche la ripresa successiva è stata completa, spiega ancora al giornalista. “Non ho mai sentito alcuna limitazione nelle mie attività”, e questo neppure in occasione dei suoi impegni: “Non ho mai dovuto limitare o cancellare” nessun viaggio o nessuna visita programmata. “Non ho mai provato affaticamento o mancanza di respiro (dispnea). Come mi hanno spiegato i medici, il polmone destro si è espanso e ha coperto tutto l’emitorace omolaterale”.

Nelson Castro domanda esplicitamente a Bergoglio se abbia mai avuto necessità di sottoporsi a psicanalisi. “Ti dico come sono andate le cose. Non mi sono mai psicanalizzato”, precisa il pontefice. “Quando ero provinciale dei Gesuiti, durante i giorni terribili della dittatura, in cui ho dovuto portare le persone in clandestinità per farle uscire dal Paese e salvare le loro vite, ho dovuto gestire situazioni che non sapevo come affrontare”. Probabilmente questo, quindi, il momento più delicato dal punto di vista psicologico.

“Sono andato a trovare una signora – una grande donna – che mi aveva aiutato a leggere alcuni test psicologici per i novizi. Così, per sei mesi, l’ho consultata una volta alla settimana”. Una figura di riferimento questa donna, che svolgeva la professione di psichiatra. “Durante quei sei mesi, mi ha aiutato a orientarmi su come affrontare le paure di quel tempo. Immaginate cosa sia stato trasportare una persona nascosta nell’auto – solo da una coperta – e passare tre posti di blocco militari nella zona di Campo de Mayo. La tensione che generava in me era enorme”, racconta ancora al giornalista.

Dei dialoghi che sono serviti anche negli anni a venire, specie per gestire l’ansia. La psicologia viene considerata di fondamentale importanza anche in ambito religioso: “Sono convinto che ogni sacerdote deve conoscere la psicologia umana”, ed in particolar modo per combattere ogni genere di nevrosi.

“Alle nevrosi bisogna preparare il mate. Non solo, bisogna anche accarezzarle. Sono compagne della persona durante tutta la sua vita”. Conoscere se stessi ed i propri limiti diventa necessario: “È molto importante essere in grado di sapere dove le ossa cigolano. Dove sono e quali sono i nostri mali spirituali. Con il tempo, si impara a conoscere le proprie nevrosi”.

In conclusione arriva il discorso sulla morte, ed il papa rivela di pensare a quel momento ma di non temerlo affatto. Come immagina avverrà la sua morte?”Come Papa, in carica o emerito”, spiega Bergoglio al giornalista.”E a Roma. Non tornerò in Argentina”, conclude.