Impeachment, Trump assolto dal Senato. Biden: «Democrazia fragile, dobbiamo essere sempre vigili»

Solo 7 senatori repubblicani hanno votato contro l’ex presidente americano: il quorum non è raggiunto e The Donald esulta dalla Florida

WASHINGTON – Assolto. Donald Trump «non è colpevole per aver incitato l’insurrezione del 6 gennaio». La maggioranza dei senatori, in realtà, vota a favore dell’impeachment: 57 a 43. Ma non viene raggiunto il quorum di 67 «sì» necessario per condannare l’ex presidente.
Nel febbraio 2020 Trump superò il primo impeachment, sul caso Ucraina; ora, unico caso nella storia, esce indenne anche dal secondo. Ed esulta da Mar-a-Lago, con una nota diffusa via mail dal suo «45 Office»: «Voglio innanzitutto ringraziare il mio team legale (…) e i senatori che hanno difeso la Costituzione (.. ). Nessun presidente ha dovuto subire quella che è la più grande caccia alle streghe mai vista (…). Il nostro storico, patriottico e meraviglioso movimento, “Make America Great Again”, è solo all’inizio. Nei prossimi mesi avrò molte cose da condividere con voi e non vedo l’ora di continuare il nostro incredibile viaggio insieme».

Nonostante l’assoluzione di The Donald, le accuse contro di lui «non sono in discussione» e l’attacco dimostra che «la democrazia è fragile». Dice il presidente Joe Biden dopo il voto al Senato. «Anche se il voto finale non ha portato a una condanna – ha aggiunto – la sostanza dell’accusa non è in discussione». «Questo triste capitolo della nostra storia ci ha ricordato che la democrazia è fragile. Che deve essere sempre difesa. Che dobbiamo essere sempre vigili», ha concluso in una dichiarazione.

Il blocco dei conservatori, quindi, perde qualche pezzo, ma non si sfalda. Con i 50 senatori democratici si sono schierati sette repubblicani: Richard Burr; Bill Cassidy; Susan Collins; Lisa Murkowski; Mitt Romney; Ben Sasse e Patrick Toomey. Il numero uno, Mitch McConnell, dopo settimane di oscillazioni e di ambiguità, ha annunciato poche ore prima della conta che si sarebbe espresso «per l’assoluzione». Lo stesso McConnell, subito dopo la decisione dell’Aula, ha pronunciato un discorso tanto duro quanto spiazzante: «Non c’è alcun dubbio che Trump sia praticamente e moralmente responsabile per ciò che è successo. E non solo per ciò che ha detto il 6 gennaio. Per settimane ha alimentato una crescente e spregiudicata propaganda fondata su una grande bugia, cioè che le elezioni fossero state rubate». Non basta: «Trump ha continuato a lodare i criminali che hanno fatto irruzione, mentre i poliziotti invocavano aiuto tra i vetri distrutti del Campidoglio».
La conclusione di McConnell, però, è una brusca sterzata: «Dopo un esame attento della Costituzione, ho maturato la convinzione che noi non abbiamo l’autorità per giudicare un ex presidente». La linea, i sofismi di McConnell forse sono risultati decisivi.

Per settimane aveva fatto filtrare la determinazione a «spurgare il partito» dalla presenza di Trump. Aveva l’occasione per impedire a Trump di correre per la Casa Bianca anche nel 2024. Ma non ha voluto coglierla, per un calcolo politico che farà discutere.
McConnell si è allineato alle preoccupazioni di altre figure di primo piano, dai senatori Lindsey Graham e Marco Rubio, al numero uno dei deputati Kevin McCarthy. Vale a dire: senza Trump non ci sono speranze di conquistare Camera e Senato nelle elezioni di mid term nel 2022.

Anche per questo motivo i repubblicani hanno sminato tutto il percorso dell’impeachment. Compreso l’ultimo ostacolo, comparso a sorpresa proprio nell’ultima giornata. Il team dell’accusa, guidato da Jamie Raskin, annuncia l’intenzione di convocare una testimone, Jaime Herrera Beutler, una dei dieci deputati repubblicani che alla Camera si pronunciò a favore dell’impeachment. Venerdì 12, Beutler rivela il contenuto di una telefonata con Kevin McCarthy, il leader dei repubblicani nella House. Nel mezzo dell’assalto a Capitol Hill, racconta la parlamentare, McCarthy chiamò Trump per chiedere aiuto. Ma si sentì rispondere:«Beh Kevin, penso che costoro siano arrabbiati più di te per le elezioni». McCarthy reagì con uno scatto di ira: «Con chi c. credi di parlare?». Beutler, 42 anni, eletta nello Stato di Washington (costa occidentale degli Usa) fa sapere di essere disponibile a deporre in Aula, anche con un collegamento via Zoom. Il team della difesa insorge. L’avvocato Michael van der Veen è furioso: «C’era un accordo per non convocare testimoni. Allora vogliamo farlo anche noi. Ne possiamo portare qui cento».
È una mossa chiaramente azzardata: l’obiettivo dei repubblicani è chiudere al più presto. I democratici sono d’accordo.
Alla fine prevalgono il realismo e il comune interesse. Nessuna testimonianza.
Le dichiarazioni di Beutler vengono messe agli atti e si prosegue verso il finale già scritto.