Impeachment per Trump. Ostracizzato il presidente

Con un voto di 232 a 197, la Camera del Congresso ha approvato l'impeachment per Donald Trump. E ha battuto due record: la procedura di impeachment più rapida della storia e la prima volta di un presidente che viene “impeachato” due volte.

Con un voto di 232 a 197, la Camera del Congresso statunitense ha approvato il secondo impeachment per Donald Trump. E ha battuto due record in uno: la procedura di impeachment più rapida della storia e la prima volta di un presidente che viene “impeachato” due volte nel corso del suo mandato. Nancy Pelosi, simbolicamente, ha indossato lo stesso vestito che portava durante il voto del primo impeachment, risalente ad appena 13 mesi fa. Ma è conforme alla Costituzione quel che è successo?

I Democratici hanno subito giocato la carta dell’impeachment non appena hanno consolidato la loro maggioranza alla Camera nel 2019, dopo le elezioni di medio termine. Avevano colto la palla al balzo per una telefonata di Trump al presidente ucraino Zelensky in cui pareva ricattarlo perché investigasse sugli affari di Hunter Biden, figlio di Joe Biden, attuale presidente eletto. Già allora la procedura di impeachment era apparsa molto fragile, basata su testimonianze e pareri più che su solide prove (nulla a che vedere con l’impeachment a Nixon nel 1974 che fu l’esito di un’indagine molto più complessa). E infatti i Democratici, in quel caso, non sono riusciti a convincere nessun repubblicano: il voto per l’impeachment era passato alla Camera solo perché avevano la maggioranza semplice, ma in Senato i Repubblicani hanno fermato il processo. In questo caso, l’impeachment appare più che altro come un voto per ostracizzare il presidente uscente e nulla di più. Forti della loro maggioranza, a cui si sono aggiunti dieci deputati repubblicani dissidenti (fra cui Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente Dick Cheney), i Democratici hanno condotto una procedura-lampo, senza istituire commissioni di inchiesta, senza condurre indagini, senza neppure organizzare audizioni dei testimoni.

L’accusa si basa unicamente sulla responsabilità “oggettiva” di Donald Trump per l’irruzione in Campidoglio di un gruppo di suoi sostenitori. Le indagini a carico di 170 sospetti sono appena incominciate. Non si conosce ancora di preciso per quale motivo la polizia abbia rimosso le transenne e fatto entrare i facinorosi. Non si sa ancora quale sia stato (sempre che vi sia stato) il ruolo di possibili infiltrati nelle manifestazioni. L’unica prova su cui si basa l’accusa è il discorso di Trump del 6 gennaio, che viene visto come un’istigazione diretta a compiere l’incursione, ma non sono stati dimostrati ordini diretti del presidente ai suoi sostenitori, tantomeno si intravvede una regia del presidente nella pianificazione dell’azione.

Il voto per l’impeachment ha dunque un significato politico doppio. Per i Democratici si tratta dell’ultimo tentativo (al fotofinish) di sbarazzarsi di un avversario molto pericoloso per loro, del primo candidato repubblicano che è riuscito a contendere alla sinistra il voto di latinos, afro-americani e asiatici. Per una parte dei Repubblicani della vecchia guardia, invece, è l’ultima occasione per sbarazzarsi di un leader piovuto dal mondo esterno, completamente estraneo al Grand Old Party, ma capace di dominarlo completamente per quattro anni, ottenendo risultati storici in termini di voti e popolarità.

Adesso la parola passa al Senato, dove è necessaria una maggioranza qualificata per la messa in stato d’accusa del presidente. Si potrebbe votare anche il 19, ultimo giorno del suo mandato, a riprova del fatto che l’obiettivo non è quello di rimuovere Trump dal suo incarico, ma di distruggere il suo futuro politico. Con un voto separato, in cui è richiesta una maggioranza semplice, si deciderà anche se vietare esplicitamente future candidature di “The Donald”. In Senato, dove la maggioranza è ancora repubblicana (fino al 19 gennaio), potrebbe essere l’ultima occasione, per molti Repubblicani dissidenti (e ne bastano 17 per arrivare alla maggioranza qualificata), di sbarazzarsi di un avversario interno che li ha finora completamente eclissati, accentrando su di sé tutta l’attenzione che prima era riservata al Gop.

Se il Senato confermasse, si completerebbe la procedura di impeachment più veloce della storia. Ma a perderci non sarebbe solo Trump, ma anche la credibilità delle istituzioni americane. Sarebbe la dimostrazione che, con la giusta maggioranza e il necessario odio, si può rimuovere un presidente con un semplice doppio voto. E’ ostracismo, più che un impeachment.