Immigrazione: quelli che vogliono le porte aperte

Un week end di fuoco sul fronte dell’immigrazione clandestina ma che potrebbe costituire solo una timida avvisaglia dei ben più massicci flussi diretti in Italia da Libia, Tunisia, Algeria e Turchia. Le Ong, le agenzie dell'Onu e la sinistra italiana si oppongono ai respingimenti e vogliono, per ideologia, ancora più immigrazione in Italia.

Un week end di fuoco sul fronte dell’immigrazione clandestina ma che potrebbe costituire solo una timida avvisaglia dei ben più massicci flussi diretti in Italia da Libia, Tunisia, Algeria e Turchia.

Oltre 800 sbarcati a Lampedusa (ma altri 700 circa sono stati bloccati in mare dalla Guardia Costiera di Tripoli e riportati in Libia), più di 200 sulle coste ioniche della Calabria che portano a 10.107 i clandestini sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno. Il triplo dei 3.573 dello stesso periodo dell’anno scorso (governo Conte 2) e 12 volte di più degli 842 dello stesso periodo del 2019 quando al ministero dell’Interno sedeva Matteo Salvini. L’incremento degli sbarchi in Calabria evidenzia una forte ripresa della rotta gestita dalla Turchia con il supporto della malavita ucraina che offre gli equipaggi per viaggi costosi rivolti a pakistani, iracheni, iraniani e afghani, a bordo spesso di velieri. Una di queste imbarcazioni, in avaria, è stata soccorsa il 2 maggio dalla Guardia Costiera greca al largo del Peloponneso: aveva a bordo circa 170 migranti illegali con ogni probabilità diretti in Italia.

Con l’aumento dei flussi, favorito anche dalla presenza di navi delle Ong al largo della Libia, aumentano anche le tragedie con un altro barcone disperso con a bordo 50 persone che sarebbero annegate secondo la Mezza luna Rossa libica. A proposito di Ong, la nave Sea Watch 3 ha raccolto 455 clandestini in sei interventi a favore di gommoni al largo della costa libica e chiede di sbarcarli ovviamente in Italia dopo che Malta ha invitati l’Ong a rivolgersi alle autorità tedesche per coordinare lo sbarco (la nave batte bandiera germanica).

Non regge la giustificazione che le navi delle Ong compiono soccorso di naufraghi dal momento che dopo aver raccolto migranti illegali restano a pattugliare le acque di fronte alla Libia in cerca di altri gommoni e solo con la nave piena zeppa di clandestini si dirigono a nord chiedendo l’autorizzazione allo sbarco. Di fatto la stessa logica attuata dai pescherecci che tornano in porto solo con le stive piene. Paradossale anche la dichiarazione di Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR in Italia: “sono più di 700 le persone riportate in Libia negli ultimi giorni. Anche bambini molto piccoli e persone che hanno bisogno di assistenza. Finiranno in detenzione, arbitraria e indefinita e rischieranno ulteriori abusi da parte dei trafficanti. La Libia non è un porto sicuro”. In realtà le autorità marittime libiche (che dall’inizio dell’anno hanno salvato e riportato indietro oltre 5.500 migranti illegali) hanno fatto sapere che “i migranti sono stati sbarcati alla base navale di Tripoli e trasferiti al centro di accoglienza di Ain Zara” aggiungendo che “nell’ambito del suo ruolo umanitario, l’autorità anti-immigrazione si prenderà cura di questi migranti e monitorerà le misure per il loro rimpatrio”.

Le agenzie dell’ONU, incluso l’UNHCR, sono presenti da anni in Libia anche dentro campi di accoglienza per assistere i migranti illegali riportati in Libia dalle autorità marittime di Tripoli. Se considerano inadeguati i centri di detenzione si facciano carico dei migranti illegali e li rimpatrino nei paesi di origine. Non sarebbe difficile farlo dal momento che il governo libico (voluto e promosso proprio dall’ONU) su libererebbe volentieri delle poche migliaia di migranti presenti nei centri di detenzione e il loro rimpatrio sarebbe certo agevole per e Nazioni Unite che nel 2011 gestirono in Tunisia con un ponte aereo il rimpatrio di oltre un milione di lavoratori stranieri fuggiti dalla Libia in preda alla guerra.

Anche l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), pur aiutando i migranti riportati indietro dalle motovedette di Tripoli ribadisce che “la Libia non è un porto sicuro” ma non spiega perché non lo si possa considerare tale considerata la presenza dell’ONU e delle sue agenzie, l’esistenza di un governo legittimo e riconosciuto e l’assenza ormai da tempo di conflittualità. Le agenzie dell’ONU sembrano anteporre a tutte le opportunità per chiudere la rotta libica ai flussi illegali una visione ideologica che tende a favorire l’immigrazione illegale, come del resto ha sancito anche il “Global compact for migration” che sostiene il diritto di chiunque a migrare dove preferisce così come in diversi altri documenti delle Nazioni Unite si afferma che l’Europa deve accogliere milioni di migranti dai paesi in via di sviluppo per far fronte al calo demografico. Su questa linea anche l’intervento di Roberto Saviano, per il quale in Italia è urgente accogliere un milione di migranti e renderli cittadini italiani, installarli nel Sud per far rivivere questa regione che si svuota.

Sembra procedere senza sosta anche il “suicidio” della sinistra con il segretario del PD, Enrico Letta, che non perde occasione per chiedere porti aperti alle Ong e l’invio di navi militari per trasferire in Italia i clandestini. Al di là delle dichiarazioni buoniste, tese però a consolidare il ricco business della lobby dei soccorsi e dell’accoglienza, l’ipotesi fondata di assistere con la bella stagione allo sbarco di mille o più persone al giorno imporrà già nelle prossime ore che la questione diventi una priorità per il governo di Mario Draghi, finora concentrato sull’emergenza sanitaria ed economica.

Salvini ha definito questa situazione “inaccettabile” dopo aver scritto a Draghi e ai ministeri della Salute e degli Interni, Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, affinché la situazione venga affrontata prima che sia troppo tardi. “Oltre a controllare chi arriva in aereo dai Paesi a rischio, fra Covid e varianti è doveroso anche bloccare barchini e barconi per rispetto degli italiani, dei loro sacrifici, della loro salute, della loro sicurezza”. Il 1° maggio anche Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno (Lega) aveva sottolineato che con “oltre 700 sbarchi a Lampedusa e due Ong che battono bandiera norvegese e tedesca che fanno rotta verso l’Italia, il tutto in poche ore, la situazione è molto preoccupante. Ora diventa prioritario affrontare il flusso dei migranti dalla Libia e dalla Tunisia, per rispetto dell’Italia e per la sicurezza degli Italiani. Contrastare scafisti, trafficanti e organizzazioni criminali è un dovere dell’esecutivo, nell’indifferente silenzio della Ue. È necessario un confronto immediato con il capo del governo”.