Il voto degli evangelici sulle presidenziali: nel 2016 otto su dieci scelsero Trump

Secondo uno studio del Wheaton College, gli evangelici americani sono tra i 90 e i 100 milioni e a novembre potrebbero prendere la stessa decisione di 4 anni fa. Nella Carolina del Nord il tycoon allora vinse superando di 170mila voti Hillary Clinton

Predicare la parola di Dio a Charlotte può portare a Trade Street o a Lochaven Road. I nomi non diranno niente, ma c’è tutta la differenza del mondo. Nella prima, strada urbana e assolata vicina allo Spectrum Center che ospitava la prima serata della convention repubblicana, c’è il pastore Alan Hoyle, 60 anni, arrivato da Lincolnton, paese a nord.

Nella seconda, a venti minuti dal centro, tra boschi di acero e ville con piscina, vive il pastore Steven Furtick, 40 anni, fondatore della Elevation Church, chiesa della Carolina del Nord con più di 14mila membri. Entrambi sono contro l’aborto, entrambi definiscono l’omosessualità un “crimine”, sostengono Donald Trump e adorano Mike Pence, protagonista ieri sera alla convention. Hoyle è un pensionato, Furtick ha scelto di non rendere pubbliche le sue entrate perché, ha spiegato, “sarebbe contro la volontà di dio, che chiede discrezione quando si fa beneficenza”.

Sono i due opposti del mondo evangelico, risultato decisivo nelle 2016. Secondo uno studio del Wheaton College, gli evangelici americani sarebbero tra i 90 e i 100 milioni. Quattro anni fa otto su dieci votarono per Trump. Probabilmente faranno lo stesso a novembre. Nella Carolina del Nord Trump ha vinto di 170mila voti su Hillary Clinton. Questo è uno stato così religioso che anche gli homeless, come Dana, un’afroamericana seminascosta sotto un porticato, porta due croci. “Scrivevo canzoni – racconta – da cinque anni vivo per strada”. Hoyle, maglietta gialla con scritto Jesus e Bibbia in mano, poco più in là lancia anatemi contro i democratici: “Vogliono imporci l’aborto per controllare chi non la pensa come loro. Sono barbari”.

Ai pochi passanti il pastore mostra il retro di un cartello, che nasconde la gigantografia di un feto morto. Quando lo fa, la persona di turno resta in silenzio. Furtick ha altro stile: i suoi spettacoli, trasmessi anche in tv e in streaming, sono un misto di Netflix e reality. Si presenta vestito con abiti firmati McQueen, una nebbia lattiginosa ad avvolgerlo, e parlare come un rapper. Su Instagram scrive ai tre milioni di followers “Dio sta lavorando alla soluzione dei tuoi problemi”, e in mille vanno in delirio.

Secondo i media, Furtick raccoglie dalle dieci chiese dell’organizzazione mezzo milione di dollari a settimana. Una sua parola può pesare sul voto di novembre nello Stato. L’ottanta per cento dei fedeli è bianco. Alcuni vivono nella zona residenziale di Waxhaw, dove si trova la mega villa del pastore, 800 metri quadrati, cinque camere e sette bagni e mezzo.

Hoyle sarà folcloristico, si dichiara contro le armi ma riconosce l’utilità di una 9 millimetri se serve a “illuminare la strada del Signore”, però almeno è evangelicamente alla portata, anche se non incontrerà Dana, che sembra invisibile. Ma non per tutti. “Ero qui – racconta – quando tempo fa si avvicinò una persona. Nessuna donna elegante si ferma da una come me, per di più nera. Era Kamala Harris, era qui per un evento. Mi chiese di cosa avessi bisogno. Le risposi: mi basta solo che a novembre cambiate il destino di questo Paese”.