Il virus spaventa i governi –  Londra e Parigi: rientrate

Non è ancora pandemia, dice l’Organizzazione mondiale per la sanità. Significa, tecnicamente, che il virus partito dal mercato della carne selvatica di Wuhan non si è diffuso in tutto il mondo. Sono 24 i Paesi che hanno segnalato casi di contagio. Ma la situazione in Cina, con 426 morti e oltre 20 mila malati accertati, allarma i governi mondiali: ieri quelli di Londra, Berlino e Parigi hanno consigliato a tutti i loro cittadini di partire, se possono. Se Xi ordina una controffensiva contro l’epidemia, significa che il virus sta avanzando ancora. Nonostante la quarantena di Wuhan e dello Hubei, la chiusura delle fabbriche e degli uffici in gran parte del Paese, il blocco dei trasporti in molte città, l’ordine di indossare la mascherina in pubblico che ormai coinvolge 300 milioni di cittadini.

Il Foreign Office dice ai circa 30 mila britannici in Cina che è meglio andar via per «ridurre al minimo il rischio di esposizione al virus». Questo, in molte zone del Paese, non è grave come invece a Wuhan e nello Hubei, ma bisogna prepararsi a ogni evenienza, avvisa Londra. I britannici stanno riducendo il loro personale all’ambasciata di Pechino e nei consolati e quindi i 30 mila expat avranno un’assistenza ridotta in caso di bisogno. E soprattutto, a Londra immaginano un’altra emergenza, che chiamano «last flight». L’ultimo aereo dalla Cina: con le compagnie aeree internazionali che hanno sospeso o ridotto i voli, partire potrebbe diventare impossibile nei prossimi giorni. E organizzare un ponte aereo governativo di grosse proporzioni non sarebbe facile. Già l’evacuazione dei britannici a Wuhan ha creato polemiche, con l’opposizione laburista che l’ha definita «un caos».

Stesso ragionamento a Parigi e Berlino. Il governo tedesco osserva che «le enormi richieste» nei confronti del sistema sanitario cinese «possono portare a restrizioni nell’assistenza medica» per gli stranieri.

Il governo di Pechino risponde che alcune iniziative d’emergenza e dichiarazioni dei governi internazionali non sono in linea con le raccomandazioni dell’Oms e si tratta di «eccesso di reazione».

Ultimi aerei

Nei prossimi giorni partire, o organizzare trasferimenti, potrebbe diventare impossibile. La situazione in Cina è tesa, anche sul versante politico. Basta leggere il comunicato del Politburo, riunito «sotto la guida del compagno segretario generale Xi Jinping». Il quale ha fatto sapere di aver individuato «lacune e deficienze» nella risposta alla crisi, che «l’epidemia è una grande prova per il sistema cinese e la sua capacità di governo». Xi ha poi messo in guardia i funzionari del Partito-Stato: bisogna eseguire gli ordini «senza burocratismo e formalismo, per non rallentare lo sforzo». Conclusione: «Chi disobbedisce al comando unificato o si sottrae alle proprie responsabilità sarà punito». Sembra un proclama da tempo di guerra. E in effetti la Cina è scesa in guerra con il coronavirus.

Se Xi ordina una controffensiva contro l’epidemia, significa che il virus sta avanzando ancora. Nonostante la quarantena di Wuhan e dello Hubei, la chiusura delle fabbriche e degli uffici in gran parte del Paese, il blocco dei trasporti in molte città, l’ordine di indossare la mascherina in pubblico che ormai coinvolge 300 milioni di cittadini.

Giungono le notizie dei primi casi di dirigenti rimossi con disonore. Il vicepresidente della Croce rossa dello Hubei, Zhang Qin, si è reso colpevole di «passività e negligenza nella gestione e distribuzione del materiale sanitario e del denaro raccolto con donazioni».

Il Regno Unito

Il Foreign Office ai 30 mila britannici in Cina: venite via. E i voli diventano introvabili. La Xinhua lancia notizie sulla mobilitazione incessante: Wuhan, dopo aver costruito due ospedali per 2.500 posti in dieci giorni, convertirà tre grandi edifici per l’accoglienza di altri 3.500 malati. E ancora: «Tremila medici in arrivo per curare i casi più gravi». Una sola notizia positiva: «Il tasso di mortalità tra i contagiati sta calando, dicono gli esperti sul campo». Ma il picco dei contagi non è ancora arrivato. E la quarantena si estende: è arrivata in tre quartieri di Hangzhou, quartier generale di Alibaba.