Il verdetto di Rousseau

La grande incognita che pende sull’accordo di governo tra 5 Stelle e dem sta per essere svelata. E affrontata. Oggi, al più tardi domani, sul blog delle Stelle dovrebbe essere pubblicato il post che annuncia la chiamata al voto dei militanti pentastellati. Un test sull’intesa di governo che da settimane sta spaccando sia gli attivisti sia il gruppo parlamentare dei 5 Stelle. Un passaggio obbligato, che rischia però di creare ulteriori malumori e fratture e che anche ieri è stato al centro di discussioni: procedere o non procedere con la consultazione? Un dubbio amletico che sembra essersi sciolto, ma con una forma precisa.

Sarà fondamentale come verrà posto il quesito. L’idea che prevale nelle ultime ore è porre l’accento sulla questione «del programma». Non a caso in un post pubblicato ieri si parla del voto sul «Progetto di governo». E proprio l’accelerazione per la definizione dei temi sarebbe il volano per la scelta di un quesito

«neutro». Il ruolo di Giuseppe Conte e i dem dovrebbero risaltare chiari nella domanda. I vertici vogliono spazzare via ogni dubbio: «I nostri militanti capiranno in modo netto che si tratta di un’intesa con il Pd».

Tuttavia, al di là della risposta della base M5S, già ci si interroga su esito e problematiche. Ieri il Movimento si è difeso pubblicando sul blog un lungo intervento sulle dieci «fake news» relative alla piattaforma. Dal ruolo della Casaleggio Associati («non gestisce Rousseau») alla sicurezza della piattaforma («l’area voto utilizzata negli ultimi cinque mesi e che verrà utilizzata non è è stata oggetto di contestazioni da parte del Garante della privacy», ribadiscono). Insomma, i 5 Stelle rintuzzano gli attacchi contro Rousseau e al tempo stesso tentano di rincuorare una base che è comunque molto divisa. D’Altronde, fa notare un pentastellato di primo piano, «dubbi sull’intesa sono stati esposti più o meno pubblicamente da Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Paola Taverna, Massimo Bugani, Stefano Buffagni e anche le indiscrezioni sul pensiero di Davide Casaleggio lasciano trasparire più di una perplessità».

La scelta delle parole

Conte come presidente e il Pd come alleato saranno comunque citati nella domanda

Ecco perché a poche ore dal voto l’esito della consultazione sembra tutt’altro che certo. «L’accordo passerà, ma dividerà ancora di più la nostra base. Ci lacererà forse in modo irrimediabile», c’è chi profetizza all’interno del M5S. La lacerazione, però, rischia di essere anche duplice. «Molti parlamentari non vogliono lasciare lo scranno e tornare a votare: chiederanno un accordo con la Lega». O ancora c’è chi ipotizza uno strappo nel gruppo parlamentare con un drappello pronto a dare in ogni caso la fiducia a un governo giallorosso. Viene ricordato da alcuni esponenti come l’articolo 2 dello statuto del gruppo imponga di «tener conto delle indicazioni degli iscritti al Movimento», che tradotto in fatti significa: «nessuna imposizione».

Insomma, un niet della base potrebbe avere come conseguenza anche una ipotetica implosione del gruppo, con un’ala pronta a seguire un percorso autonomo. «In quel caso dovrebbero avere almeno la decenza di dimettersi», commenta caustico un cinquestelle. Scenari «da fantapolitica», che però agitano i sonni di deputati e senatori.

Lo strappo

L’ipotesi che in caso di no parte del gruppo si spacchi e sostenga un governo giallorosso

Sui social la base si combatte. Critiche apre. «State facendo un governo figlio delle barzellette… delle poltrone…», «il M5S non nasce come il Partito degli opportunisti, nasce come un Movimento di Cittadini». Ma anche incoraggiamenti. «Siamo all’ultimo miglio, finalmente». Rousseau farà da arbitro e ci si aspetta

una partecipazione molto alta — sui 50 mila iscritti in linea con il caso Diciotti — che potrebbe giocare a svantaggio di chi auspica l’accordo con i dem. La partita, però, si gioca sul filo del web e stavolta anche una manciata di voti rischia di essere determinante (c’è anche chi nei giorni scorsi spingeva per una consultazione domenicale in modo da favorire un’affluenza più bassa).

Insomma, ore frenetiche per dipanare un quadro molto complesso, che irrita anche il Pd. Tuttavia, c’è chi come Debora Serracchiani prova a sminuire l’impatto di un voto negativo. «Se il popolo M5s dovesse smentire l’accordo, questo sarebbe un problema che riguarda il Movimento».