Il sacerdote, il sacrestano e il professore di religione: tragedia in chiesa

La parrocchia di San Rocco a Voghera adesso è vuota. Il virus ha ucciso il prete e i suoi collaboratori. Tra loro la vittima più giovane della provincia pavese

Il sorriso di Giacomo Jon si è spento per sempre. Il Covid se l’è portato via a soli 24 anni, dopo due mesi di lotta, intubato in un letto dell’ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da due mesi. È la vittima più giovane della provincia di Pavia dall’inizio dell’epidemia. Giacomo era cerimoniere e capo dei chierichetti della chiesa di San Rocco a Voghera, dove il virus era entrato e si era diffuso tra gli stretti collaboratori di don Enrico Bernuzzi, parroco del Duomo di Voghera, morto a 46 anni lo scorso 13 aprile. Solo qualche giorno prima la comunità iriense aveva dato l’ultimo saluto anche al sacrestano, Roberto Corrada, di 71 anni. Il 24 enne studente in Scienze Teologiche, aveva manifestato i sintomi a metà marzo. Il risultato del tampone non aveva lasciato dubbi: positivo. Dopo una manciata di giorni il drammatico cerchio di contagi si era già chiuso: anche il sacerdote e il sacrestano erano risultati positivi.

Don Enrico Bernuzzi, con il quale Giacomo era da sempre a stretto contatto sia nella chiesa di San Rocco che in Duomo, dopo alcuni giorni di febbre alta, tosse e difficoltà respiratorie, era arrivato in ospedale a Voghera in condizioni gravissime, ed era stato ricoverato in rianimazione. I medici lo avevano intubato e fatto di tutto per salvargli la vita ma non c’era stato nulla da fare: aveva contratto il coronavirus in una delle forme più aggressive. Anche le condizioni di Giacomo Jon erano sembrate da subito molto serie, ma la giovane età aveva fatto sperare in una prognosi più favorevole. Era stato portato al Sacco di Milano e sottoposto alle prime cure, ma il respiro si era fatto sempre più corto, i medici lo avevano attaccato all’ossigeno. Due mesi di incessante lotta contro il virus che era riuscito a debilitare anche un ragazzone come lui, sino a ieri, quando il suo cuore si è fermato.

Punto di riferimento per molti giovani che frequentavano gli oratori della città, e per i suoi alunni dell’istituto comprensivo della Valle Versa, dove insegnava religione, Giacomo era amato da tutti per quel suo modo gioviale e sempre allegro di rapportarsi con le persone che incontrava, che fossero bambini o anziani. Dopo essersi diplomato all’istituto agrario «Gallini», frequentava la facoltà di Scienze Teologiche, e aveva ricevuto l’incarico di cerimoniere a San Rocco. «La città ha subito ancora una grave perdita che ci segna particolarmente — dice il sindaco di Voghera, Carlo Barbieri —. Purtroppo questa terribile pandemia non sta risparmiando tante anime giovani come Giacomo Jon, studente impegnato, membro della comunità del Duomo e molto apprezzato a Voghera per le sue doti umane. Alla famiglia faccio le mie più sincere condoglianze e a lui rivolgo la mia sentita preghiera». Molti amici lo chiamavano affettuosamente Giacomino e in queste ore si stanno riversando sulla sua pagina Facebook con parole colme d’affetto, ricordi di infanzia, foto di feste tra compagni di università. «Scolpiti nella mente i dialoghi di un bambino, di un ragazzo e poi di giovane uomo. I tuoi pensieri, le tue emozioni, le tue idee, i tuoi conflitti sono racchiusi in uno scrigno che mai aprirò. I ricordi di estati ad Albisola, un’oasi felice per la nostra famiglia. Un ultimo tuo vocale, e innumerevoli messaggi scritti sul tuo cellulare e preghiere, preghiere, catene di preghiere che hanno raggiunto diversi luoghi. Ciao Giacomino». L’ultimo saluto domani in Duomo, luogo che è stata casa negli ultimi anni. La celebrazione, presieduta dal vescovo monsignor Vittorio Viola, sarà trasmessa anche in piazza Duomo tramite altoparlanti, per poter permettere a tutti di seguirla con le dovute distanze di sicurezza.