IL POTERE DELLE BIG FARMA – COSI TENGONO IN  SCACCO I PAESI SUI VACCINI ANTI.COVID

Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson&Johnson: sono questi i quattro vaccini anti Covid in rampa di lancio, pronti o in procinto di essere lanciati sui mercati europei. Al momento, soltanto Pfizer e Moderna hanno ricevuto il via libera dell’Ema. Gli altri sono in attesa del semaforo verde, che, da qui alle prossime settimane, potrebbe accendersi anche per altri antidoti. Il mercato dei vaccini contro il coronavirus, insomma, è attivissimo. Il vaccino galleggia nel libero mercato e si muove in base alla legge della domanda e dell’offerta. Detto altrimenti: le dosi finiscono prima dove l’offerta è maggiore. A furia di ripetere che l’accesso al vaccino sarebbe stato garantito a chiunque in maniera equa, le Big Pharma sono riuscite a stringere tra le mani il coltello dalla parte del manico.

E non potrebbe essere altrimenti, considerando l’ingente quantità di denaro investita da molteplici soggetti – tanto pubblici quanto privati – nella ricerca portata avanti dalle singole case farmaceutiche, impegnate a realizzare un’arma con la quale sconfiggere il Sars-CoV-2.

A causa di ritardi, inghippi burocratici e piani vaccinali dei singoli Stati da rivedere, il tema dei vaccini ha generato numerose polemiche. Ma, in particolare, sotto i riflettori è finita l’opacità degli accordi stipulati tra l’Unione europea e le aziende produttrici di vaccini. Le intese sono secretate, così come i prezzi pagati da Bruxelles per ogni singola dose e altre informazioni rilevanti. Il poco che sappiamo, è figlio di indiscrezioni della stampa o deriva da annunci di leader europei.

Il coltello dalla parte del manico

Nei giorni scorsi sono emerse indiscrezioni clamorose riguardo l’accordo Ue-Pfizer. L’azienda americana, ad esempio, non può essere sanzionata in caso di ritardi o problemi settimanali. Le penali scattano soltanto sulle forniture trimestrali. Questo significa che Pfizer, così come le altre case farmaceutiche, potrebbe tranquillamente decidere di sospendere le spedizioni concordate verso un dato Paese per un paio di settimane, salvo poi recuperare il ritardo in un secondo momento. L’importante, stando alle notizie trapelate, è che tutto sia in regola nell’arco del trimestre.

Come se non bastasse, la mannaia sulle società scatterebbe soltanto come extrema ratio. È prevista una penale pari al 20% del valore delle dosi non consegnate, a salire in base ai giorni di ritardo accumulati. Attenzione però, perché l’applicazione delle suddette penali non è affatto automatica. Prima di arrivare alle sanzioni bisogna esplorare strade alternative, come il diritto al rimborso. Questo significa che Pfizer (o chi per lei) potrebbe ricevere un’offerta più vantaggiosa rispetto a quella già in essere con un dato Stato e fare due conti. A quel punto potrebbe essere più conveniente pagare la penale, cestinare la vecchia intesa e fiondarsi sulla nuova.

Una pioggia di soldi

Stando a quanto riferito dal Fatto Quotidiano, ammonterebbe a circa 20 miliardi di dollari la cifra investita da vari soggetti nella corsa al vaccino. La lista è lunghissima, include gli Stati ma comprende anche le donazioni di Bill Gates, del fondatore di Alibaba, Jack Ma, di filantropi e Ong. Quasi la metà dei soldi, ovvero 9,5 miliardi, proverrebbe dalle casse statali di un buon numero di Paesi (come ricostruito nella terza tabella di questo articolo). Ebbene, molti di questi Paesi sono proprio quelli che oggi si ritrovano a secco di vaccini per colpa dei ritardi nelle consegne dei vaccini vaccini causati dalle Big Pharma che loro stessi hanno finanziato.

Giusto per fare un esempio, la Germania ha messo sul tavolo 345 milioni di euro per Pfizer-BioNTech ma adesso è stata costretta a rivedere la propria campagna vaccinale a causa dei citati ritardi. Altro che vaccino disponibile per tutti e in modo equo: alla fine dei giochi, alcuni Paesi saranno trattati meglio di altri. E il bello, a causa dei contratti segreti – la Commissione europea ha consentito a pochi europarlamentari di guardare i contratti firmati per un’oretta, senza foto – è che non sapremo pressoché niente delle dinamiche intercorse tra le parti. Il vaccino, dunque, galleggia nel libero mercato e si muove in base alla legge della domanda e dell’offerta. Detto altrimenti: le dosi finiscono prima dove l’offerta è maggiore. A furia di ripetere che l’accesso al vaccino sarebbe stato garantito a chiunque in maniera equa, le Big Pharma sono riuscite a stringere tra le mani il coltello dalla parte del manico.