Il politologo: “Vincerà Trump. La statistica non mente, i sondaggi sì”

Helmut Norpoth, docente alla Stony Brook University, assegna al presidente la vittoria con un margine di possibilità del 91%: "Avevo previsto la sua elezione anche nel 2016. Il mio modello applica formule matematiche. Lo uso dal 1996 e ho sempre indovinato"

“Certo, la convention democratica darà a Joe Biden una nuova spinta nei sondaggi. Ma mancano tre mesi alle elezioni e questo spettacolo sarà dimenticato. Alla fine vincerà Donald Trump. Lo dice la statistica: e al contrario dei sondaggi, non mente”.

Helmut Norpoth, professore di Scienze del comportamento politico all’Università di Stony Brook, è l’autore di quel modello statistico elaborato con i suoi studenti di cui si è recentemente parlato sui giornali americani, dove assegna a Trump la vittoria con un altissimo margine di possibilità: il 91%. “Dicono che questa elezione è troppo particolare per rispondere ai parametri del mio modello. Ma lo dissero pure nel 2016, quando previdi la vittoria di Trump all’87%. Gli altri sbagliano. Troppo coinvolti per accettare una previsione basata sui numeri e non sulle emozioni”.

Perché il metodo statistico funzionerebbe meglio dei sondaggi?
“Applica formule matematiche a informazioni di cui siamo già in possesso. Tante, nel caso delle campagne presidenziali. Il modello si basa sullo studio di un secolo di elezioni a partire dal 1912. Lo applico dal ’96 e ho sempre indovinato, lo dico senza partigianeria”.

Eppure da mesi Joe Biden è dato vincente. Cosa le fa pensare che non sia così?
“I sostenitori di Trump sono meno disposti di quelli di Biden a farsi intervistare. E questo è già un dato importante. Poi, lo dicono gli stessi sondaggisti, molti intervistati mentono. Sanno chi è Trump e si sentono a disagio ad ammettere che voteranno per un presidente così politicamente scorretto. Ma poi lo fanno nella solitudine della cabina elettorale. Ci sono poi altri fattori importanti: i sondaggi vengono fatti in città o in campagna? Donne o uomini? E di quale fascia d’età?”.

Il suo modello, però, non fa i conti con il cigno nero di queste elezioni: il Covid e la conseguente crisi economica. Come la mettiamo?
“Anche se la percentuale è bassa, Trump può ancora perdere. Basta pensare che Biden è in vantaggio da prima del Covid. Eppure, è Trump che continua a rimontare, sia pure con alti e bassi. In certi stati decisivi anche i sondaggi li danno testa a testa. Certo, l’emergenza Covid potrebbe cambiare le cose in uno stato cruciale come la Florida, senza il quale non si vince. Ma le cose stanno già andando meglio e se il virus si placa prima di novembre, anche lì la crisi sarà dimenticata”.

Le convention virtuali influiranno almeno sugli incerti?
“A spostare davvero i voti saranno i dibattiti. Se Biden se la caverà, può sperare. Ma se dovesse inciampare anche solo una volta, per lui è finita. A prescindere da come andrà Kamala Harris con Mike Pence. È lui il candidato alla presidenza, non lei”