Il poeta Tagore: la vera religiosità avvicina a Cristo

Nasceva il 7 maggio il poeta indiano con una concezione di Dio vicina a quella cristiana. La sua religiosità profonda lo portò a parlare del Signore così: “Io desidero te, soltanto te. Come la tempesta cerca fine nella pace, anche se lotta contro la pace con tutta la sua furia, così la mia ribellione lotta contro il tuo amore, eppure grida: io desidero te, soltanto te”.

Devo confessare che fin dall’adolescenza sono stato affascinato dalla poesia e da un poeta in particolare, l’indiano Rabindranath Tagore (1861-1941) nato il 7 maggio (alcuni suggeriscono il 6 maggio) di 160 anni fa. Tagore fu un grande umanista e non solo un grande poeta, veramente un uomo rinascimentale, educatore ed attivista. I suoi versi hanno nutrito generazioni di appassionati in tutto il mondo.

Mi ha sempre colpito la sua poesia religiosa, perché ho sempre trovato altamente ispirate le sue liriche in cui si rivolge a Dio. La trovo una delle più alte forme di lirica religiosa nei tempi moderni. Pensiamo per esempio a questa poesia:

Di questo ti prego, Signore:
colpisci, colpisci alla radice
la miseria che è nel mio cuore.
Dammi la forza di sopportare
serenamente gioie e dolori.
Dammi la forza
di rendere il mio amore
utile e fecondo al tuo servizio.
Dammi la forza
di non rinnegare mai il povero,
di non piegare le ginocchia
davanti all’insolenza dei potenti.
Dammi la forza
di elevare il pensiero
sopra le meschinità
della vita di ogni giorno.
Dammi la forza
di arrendere con amore
la mia forza alla tua volontà.

Oppure quest’altra:

Io desidero te, soltanto te,
il mio cuore lo ripete senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da te.
Come la notte nell’oscurità
cela il desiderio della luce,
così nella profondità della mia incoscienza
risuona questo grido:
io desidero te, soltanto te.
Come la tempesta cerca fine nella pace,
anche se lotta contro la pace
con tutta la sua furia,
così la mia ribellione
lotta contro il tuo amore,
eppure grida:
io desidero te, soltanto te.

E di esempi se ne potrebbero fare veramente tanti in tutta la sua produzione, in un desiderio di elevarsi alla contemplazione di Dio attraverso l’uso della parola poetica.

Tagore fu anche affascinato da Cristo, esiste una raccolta di versi e scritti dedicati a Gesù. Certo la sua era una prospettiva particolare e non tutto quello che troviamo in questa raccolta sarebbe da noi condivisibile, ma è segno di un vivo interesse di questo poeta per la figura del Signore. Ambrogio Ballini (treccani.it) dice: “Come per ogni indiano, così per il Tagore la concezione religiosa si fonde difatti e si confonde in un tutto unico con quella politico-sociale. In ogni suo scritto, pure poetico, egli non smentisce mai tale sua concezione, la quale, pur risentendo di qualche elemento estraneo, specialmente cristiano (è noto che egli ha grande venerazione per il Cristo, che considera uno dei più grandi e originali Maestri dell’umanità), trova il suo fondamento nella dottrina panteistica delle Upaniṣad, che nell’unione dell’anima individuale con l’universale pone il fine supremo della vita umana”.

Una fascinazione che lo porterà a confrontarsi con la figura di Cristo, pur se da posizioni a noi distanti. Eppure, malgrado le sue particolari visioni della religione, non possiamo negare di trovarci di fronte ad un grandissimo poeta che volle elevare le parole umane per renderle adeguate alle altezze soprannaturali.