Il Pd va dove lo porta il vento (arcobaleno)

Secondo un sondaggio riservato, gli elettori democratici hanno indicato la lotta all’omofobia come priorità. Il calcolo cinico di Letta, però, si sta rivelando un boomerang. «Diverse figure anche di notevole peso nel Pd hanno spiegato a Letta che così com’è il ddl Zan è a fortissimo rischio di bocciatura. Ma il problema principale è forse un altro: senza un accordo, impensabile se non si accettano delle modifiche, l’eventualità che alcuni emendamenti vengano approvati dall’aula di palazzo Madama a voto segreto è quasi una certezza. A quel punto la legge dovrebbe tornare alla Camera dove, sempre in assenza di un accordo preventivo, finirebbe nella palude. Dunque è inevitabile chiedersi perché il Pd insiste nel ritenere intoccabile una legge che, nella sua versione attuale, sarà quasi certamente affossata o paralizzata e che, se anche uscisse indenne dal Parlamento, verrebbe poi bersagliata dalla Corte costituzionale?».

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Perché Enrico Letta si è così incaponito sul ddl Zan? La domanda, da un punto di vista di strategia politica, è lecita. Aldilà dell’aspetto ideologico – che c’è e non va sottovalutato – è importante capire perché il segretario dei democratici si sia spinto così in là su un provvedimento la cui sorte non è chiara.

In politica, come in guerra, si combatte per vincere. Dunque a che pro fare una battaglia per un ddl tanto divisivo in un momento come questo? La domanda smaliziata se l’è posta l’altro giorno un giornale di sinistra come il Riformista.

Ma perché il Pd insiste nel non accettare nessuna modifica al ddl Zan? La domanda se la pongono in molti, non sul piano dei princìpi bensì su quello della pragmatica concretezza.

Ddl Zan? «Malscritto»

Oltre le posizioni di facciata, infatti, è ben visibile anche all’interno della sinistra una serie di perplessità sul provvedimento. Sono in molti parlamentari ad avere riserve (come vi avevamo raccontato qui), una larga fetta del mondo femminista è apertamente contraria, alcune personalità illustri (sociologi come Ricolfi, giuristi come Fiandaca e Flick, costituzionalisti come Ainis) hanno pubblicamente mosso pesanti accuse al ddl firmato da Zan. In generale, come scrive il Riformista, la legge «è malscritta».

Non basta? Il quotidiano diretto da Piero Sansonetti aggiunge altre considerazioni:

«Diverse figure anche di notevole peso nel Pd hanno spiegato a Letta che così com’è il ddl Zan è a fortissimo rischio di bocciatura. Ma il problema principale è forse un altro: senza un accordo, impensabile se non si accettano delle modifiche, l’eventualità che alcuni emendamenti vengano approvati dall’aula di palazzo Madama a voto segreto è quasi una certezza. A quel punto la legge dovrebbe tornare alla Camera dove, sempre in assenza di un accordo preventivo, finirebbe nella palude. Dunque è inevitabile chiedersi perché il Pd insiste nel ritenere intoccabile una legge che, nella sua versione attuale, sarà quasi certamente affossata o paralizzata e che, se anche uscisse indenne dal Parlamento, verrebbe poi bersagliata dalla Corte costituzionale?».

Il sondaggio

Torna dunque la domanda iniziale. Perché il Pd insiste tanto nel sostenere il ddl Zan?

Secondo il Rifomista la ragione sarebbe da imputare a un sondaggio riservato e interno al proprio elettorato commissionato dal Pd da cui risulterebbe che, tra gli elettori democratici, il tema della lotta all’omofobia è sentito come “urgente”, più urgente persino dello ius soli.

Questo spiegherebbe l’insistenza sul tema. Battaglia che, spiega sempre il Riformista, secondo Letta meriterebbe di essere combattuta anche se non dovesse portare ad alcun risultato. Una battaglia di bandiera (in questo caso arcobaleno) che ha come unico obiettivo quello di “differenziarsi” dalla destra.

Foglia di fico arcobaleno

Letta, infatti, è in difficoltà su tutti i fronti. Finora ne ha azzeccate meno del suo predecessore, che è tutto dire. L’ossessività con cui attacca tutti i giorni Matteo Salvini si sta rivelando un boomerang (tanto che, come dichiarato dallo stesso leader leghista al Foglio, è una strategia che al Carroccio fa solo comodo). L’uscita sulla tassa di successione a favore dei diciottenni s’è rivelata così maldestra che a Draghi è bastata una battuta per liquidarla. Da ultimo, le dichiarazioni di Mattarella sulla propri indisponibilità a rinnovare il settennato al Quirinale hanno mandato nel panico il partito.

Insomma, il ddl Zan è l’unica, enorme, foglia di fico che il Pd ha trovato per nascondere le proprie magagne, strizzare l’occhio al proprio sfiduciato elettorato, dare l’impressione di essere un partito ancora vivo.

Ma il cinismo, nella politica come nella vita, dà apparenti risultati solo sul breve termine. Alla lunga, stanca, delude e si rivela un boomerang.

 

Foto Ansa