Il passo doppio di Merkel: imbattibile nell’emergenza, ora di nuovo vulnerabile

L’emergenza del coronavirus ha prodotto l’ennesima resurrezione della cancelliera, che ancora due mesi fa sembrava se non ai margini, in posizione defilata della vita politica tedesca. Ma ora nei Länder c’è agitazione all’idea che si candidi a un quinto mandato. Due mesi, due secoli fa. Nello tsunami sanitario, economico e sociale provocato dalla pandemia, Merkel ha ancora una volta dimostrato come nelle crisi dia il meglio di sé stessa. Confermandosi madre della nazione, ha preso per mano il Paese conducendolo con fermezza e determinazione nell’ora più buia degli ultimi 75 anni. I tedeschi si sono affidati alla sua «forza tranquilla», al punto che oggi, quindici anni dopo l’elezione a cancelliera, otto su dieci si dicono molto soddisfatti della sua azione di governo. 

Sin dal Basso Medioevo, la processione del martedì di Pentecoste a Echternach, al confine tra la Germania e il Lussemburgo, procede per salti, avanzando due passi avanti e uno indietro, a tratti due avanti e due indietro, altre volte uno avanti e due di lato. È una buona metafora di com’è costretta a muoversi politicamente Angela Merkel in queste settimane, in Germania e in Europa. L’emergenza del coronavirus ha prodotto l’ennesima resurrezione della cancelliera, che ancora due mesi fa sembrava se non ai margini, in posizione defilata della vita politica tedesca. Nessuno in febbraio scommetteva molto sulla sua capacità di arrivare in fondo al quarto mandato, nel 2021, quando ha detto di non volersi più candidare alla guida della Germania.

Due mesi, due secoli fa. Nello tsunami sanitario, economico e sociale provocato dalla pandemia, Merkel ha ancora una volta dimostrato come nelle crisi dia il meglio di sé stessa. Confermandosi madre della nazione, ha preso per mano il Paese conducendolo con fermezza e determinazione nell’ora più buia degli ultimi 75 anni. I tedeschi si sono affidati alla sua «forza tranquilla», al punto che oggi, quindici anni dopo l’elezione a cancelliera, otto su dieci si dicono molto soddisfatti della sua azione di governo. A rilanciarla al centro della scena tedesca ed europea, oltre all’evidenza di un contenimento fin qui riuscito dell’epidemia, con uno dei più bassi tassi di letalità del mondo, è stata un’irripetibile combinazione di fattori. Dove la capacità di spiegare con chiarezza ed empatia la gravità della situazione – «È seria e dovete prenderla sul serio» – si è accompagnata alla padronanza di ogni dettaglio tecnico. Scienziata di formazione, Merkel ha trasmesso una rassicurante autorevolezza: esemplare la conferenza stampa del 17 aprile, quando fece una piccola lezione sul R0, il tasso di contagio e il suo impatto sul sistema sanitario tedesco: un capolavoro di semplicità e competenza.

Eppure, fedele alla mistica di Echternach, la cancelliera ha dovuto equilibrare e ritarare le sue scelte. Lo ha fatto in Germania, dove la sua indole cauta e l’impostazione accademica che le fa ascoltare in primis i virologi, hanno dovuto fare i conti con la crescente tentazione dei Länder a far da sé, soprattutto sul tema delle riaperture. E lo ha fatto in Europa, dove tra il no ai coronabond e qualche surplace tattico, ha aperto un varco alla solidarietà finanziaria, impensabile per la Germania ancora un mese fa.

Ora però il vento è cambiato. E la cancelliera d’improvviso sembra «Angela nella tempesta», sottoposta a pressioni e imprevisti che ostacolano la sua danza di Echternach. Il terreno sotto i suoi piedi si fa più friabile. La rivolta cova nell’odierna conferenza settimanale con i premier dei Laender, alcuni dei quali (forti dei poteri del sistema federale) hanno già annunciato ripartenze autonome, siano la libertà d’incontro in piccoli gruppi, la riapertura degli asili nido o quella dei ristoranti, che metterebbero a rischio l’intera strategia del governo. Colpisce che a criticare Merkel siano anche i governatori della sua Cdu e che lei stessa abbia perso la pazienza, definendo quelle sulle riaperture «orge di discussioni».

E sempre da uno dei padri nobili della Cdu, il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble, è partito un dibattito serio ma molto divisivo, se sia giusto nella lotta al Covid-19 dare priorità assoluta alla difesa della vita umana, ovvero privilegiarne la «dignità», cioè il rispetto dei diritti fondamentali in questo momento parzialmente sospesi, come sostiene Schäuble riferendosi alla Costituzione tedesca. Anche la Corte Suprema è intervenuta, bollando come anticostituzionale il divieto di riunione all’esterno, sfidato da affollate manifestazioni da Stoccarda a Berlino.

E ancora da Karlsruhe è giunta ieri la sentenza di parziale incostituzionalità del «Quantitative Easing» della BCE, che pone alla cancelliera un altro problema, sia pure non immediato, a casa e in Europa. Cosa succederà se i giudici in rosso fra tre mesi non accetteranno le giustificazioni richieste alla Banca Centrale Europea? Basterà ad Angela Merkel la danza di Echternach — due passi avanti, uno indietro, due di lato — ad attraversare questa ennesima linea d’ombra? È l’interrogativo dei prossimi mesi. Dalla risposta potrebbero dipendere molte cose. Perfino l’ipotesi, ormai apertamente discussa dentro la Cdu, di una quinta candidatura alla cancelleria. Merkel forever.