Il Papa: «Non disperare nel buio della pandemia, ricominciare è possibile»

Francesco celebra la Veglia di Pasqua nella Basilica semivuota: «La vita ricomincia sempre, anche se tutto sembra perduto»

«In questi mesi bui di pandemia sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza». Per la seconda volta il Papa celebra la Veglia di Pasqua in una Basilica semivuota, anche stavolta niente battesimi, Francesco accende il cero e guida la processione all’altare della Cattedra, ancora claudicante per la sciatalgia che lo tormenta da tempo, mentre le luci tornano ad accendersi al canto del Gloria. E se l’anno scorso aveva esortato a non cedere alla «rassegnazione» nell’«ora più buia», quest’anno il Papa esorta a guardare avanti: «Ecco il primo annuncio di Pasqua che vorrei consegnarvi: è possibile ricominciare sempre, perché c’è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti. Anche dalle macerie del nostro cuore – ognuno di noi le conosce – Dio può costruire un’opera d’arte, anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità Dio prepara una storia nuova. Egli ci precede sempre: nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce».

La riflessione di Francesco, intorno al racconto evangelico della risurrezione, si concentra sulle parole dell’angelo alle donne, «piene di spavento e di stupore» nel sepolcro vuoto di Gesù: «Egli vi precede in Galilea, là lo vedrete». E «andare in Galilea», spiega il Papa, «significa anzitutto ricominciare», tornare «nel luogo dove per la prima volta il Signore ha cercato i discepoli e li ha chiamati a seguirlo, il luogo del primo incontro e del primo amore». Ma significa anche «percorrere vie nuove», muoversi «nella direzione contraria al sepolcro», guardare avanti: «Tanti vivono la “fede dei ricordi”, come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto tanto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo. Una fede fatta di abitudini, di cose del passato, di bei ricordi dell’infanzia, che non mi tocca più, non mi interpella più. Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada», senza avere paura «delle sorprese di Dio». Ed è questo «il secondo annuncio di Pasqua», continua: «Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al “già visto”. Anche se tutto ti sembra perduto, apriti con stupore alla sua novità: ti sorprenderà».

Andare in Galilea significa infine «andare ai confini», verso «il luogo più distante», perché «in quella regione composita e variegata abitano quanti sono più lontani dalla purezza rituale di Gerusalemme». Eppure «Gesù ha iniziato da lì la sua missione, rivolgendo l’annuncio a chi porta avanti con fatica la vita quotidiana, agli esclusi, ai fragili, ai poveri», considera Francesco: «È il luogo della vita quotidiana, sono le strade che percorriamo ogni giorno, sono gli angoli delle nostre città in cui il Signore ci precede e si rende presente, proprio nella vita di chi ci passa accanto e condivide con noi il tempo, la casa, il lavoro, le fatiche e le speranze. In Galilea impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli, nell’entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini». Di qui «il terzo annuncio di Pasqua» che il Papa rivolge ai fedeli: «Gesù, il Risorto, ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita. Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto ogni giorno, per riscoprire la grazia della quotidianità. Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee, nella vita di tutti i giorni. Con Lui, la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte, il Risorto vive e conduce la storia».

Le ultime parole del Papa, ancora, esortano a guardare il futuro con speranza: «Sorella, fratello, se in questa notte porti nel cuore un’ora buia, un giorno che non è ancora spuntato, una luce sepolta, un sogno infranto, vai, apri il cuore con stupore all’annuncio della Pasqua: “Non avere paura, è risorto! Ti attende in Galilea”. Le tue attese non resteranno incompiute, le tue lacrime saranno asciugate, le tue paure saranno vinte dalla speranza. Perché il Signore ti precede, sempre, cammina davanti a te. E, con Lui, sempre la vita ricomincia».