Il Papa incontra i Focolari con la nuova presidente: “Attenti all’autoreferenzialità, può coprire forme di abuso”

Udienza al Movimento a conclusione dell'Assemblea generale che ha eletto Margaret Karram, araba cristiana, terza presidente dopo Chiara Lubich e Maria Voce. «Distinguere tra crisi comunitarie e spirituali per evitare abusi di potere»

papa francesco

CITTÀ DEL VATICANO. Attenti all’autoreferenzialità, causa di abusi di potere e non solo; attenti anche a quel «naturale smarrimento» dovuto al «dopo-Fondatrice», seppur siano trascorsi dodici anni dalla morte di Chiara Lubich.

Indicazioni precise e concise quelle di Papa Francesco al Movimento dei Focolari, ricevuto oggi in udienza in Aula Paolo VI (molti seguivano in streaming), a conclusione dell’Assemblea generale che nei giorni scorsi ha eletto la nuova presidente, Margaret Karram, 58 anni, terza dopo la Lubich e dopo Maria Voce che ha guidato il Movimento, tra le realtà più vive della Chiesa, per due mandati.

Araba cristiana, nata ad Haifa, già responsabile di incarichi importanti tra i Focolari di Los Angeles e Gerusalemme, Karram è stata eletta il 31 gennaio con oltre due terzi delle preferenze dei 359 rappresentanti di tutto il mondo. «Non mi piace però la parola presidente», ha detto nel suo saluto al Papa, distaccandosi dal testo scritto, «mi sento in questo momento figlia della Chiesa e voglio essere al servizio suo e di tutti».

Karram ha ricordato anche la sua partecipazione allo storico incontro di pace per la Terra Santa dell’8 giugno 2014 nei Giardini vaticani con i presidenti Simon Peres e Abu Mazen. Francesco l’ha ringraziata per questo: «Erano tempi di promessa… ma la promessa sempre c’è e bisogna andare avanti, portando nel cuore la Terra Santa sempre».

Il Pontefice ha ringraziato anche la presidente uscente, Maria Voce (salutata con un caloroso abbraccio), per il lavoro svolto in questi dodici anni. «Quando sono venuta alla fine della precedente assemblea, sei anni fa – ero stata eletta per il secondo mandato -, conoscendo la mia età (avevo già 77 anni e sei anni alla guida del Movimento alle spalle), Lei mi ha detto: “Ce la farà?!”», ha ricordato Voce al Papa a inizio udienza. «Come vede, con la grazia di Dio e sostenuta dal suo amore, siamo arrivate al termine e ce l’abbiamo fatta». «Grazie Maria, sei stata tanto brava e tanto umana», ha risposto il Papa a braccio.

Il lavoro non è stato sicuramente facile per Maria Voce, soprattutto nei primi anni quando ha dovuto traghettare il Movimento nella fase successiva alla dipartita di Chiara Lubich, per la quale è in corso la causa di beatificazione.

Una fase che, come per tutti i movimenti legati al carisma di un fondatore, ancora è difficile da concludere. Infatti il Papa, nel suo discorso suddiviso in tre punti, parla proprio di un «dopo-Fondatrice»: «A dodici anni da quando Chiara Lubich è partita per il Cielo, siete chiamati a superare il naturale smarrimento e anche il calo numerico, per continuare ad essere espressione viva del carisma di fondazione», dice. «Esso richiede – lo sappiamo – una fedeltà dinamica, capace di interpretare i segni e i bisogni dei tempi e di rispondere alle nuove istanze che l’umanità pone.

Il carisma è creativo, non è una statua di museo no? Si tratta di rimanere fedeli alla fonte originaria sforzandosi di ripensarla ed esprimerla in dialogo con le nuove situazioni sociali e culturali».

Questo dialogo deve andare di pari passo con l’«apertura ai diversi contesti culturali, sociali e religiosi», tratto caratteristico della spiritualità focolarina. L’atteggiamento di apertura e dialogo aiuterà a infatti ad «evitare ogni autoreferenzialità» che «è un peccato, una tentazione, non viene mai dallo spirito buono», sottolinea il Pontefice.

L’auspicio non è solo per i Focolari ma per tutta la Chiesa: «Guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso. Con tanto dolore l’abbiamo vissuto e scoperto in questi ultimi anni».

Un riferimento anche al recente scandalo emerso nella branca francese dell’Opera di Maria, a causa delle violenze sessuali da parte di un consacrato, Jean-Michel M., accusato da una trentina di vittime dagli anni ’70 agli anni ’90.

«L’autoreferenzialità – ammonisce il Papa – impedisce di vedere errori e mancanze, frena il cammino, ostacola una verifica aperta dei procedimenti istituzionali e degli stili di governo. È meglio invece essere coraggiosi e affrontare con parresia e verità i problemi… L’autocelebrazione non rende un buon servizio al carisma», insiste.

Papa Bergoglio parla poi dell’importanza delle «crisi» che sono «una benedizione»: «La tentazione è di trasformare la crisi in conflitto, quello è brutto». Invece bisogna «affrontarle positivamente traendo da esse delle opportunità» ed «è compito di chi ricopre incarichi di governo, a tutti i livelli, adoperarsi per affrontare nel modo migliore, più costruttivo, le crisi comunitarie e organizzative».

Quanto alle «crisi spirituali delle persone, che coinvolgono l’intimità del singolo e la sfera della coscienza», esse «richiedono di essere affrontate prudentemente da chi non ricopre incarichi di governo, ad ogni livello, all’interno del Movimento», raccomanda Jorge Mario Bergoglio.

«È quella saggia distinzione tra foro esterno e foro interno che l’esperienza e la tradizione della Chiesa ci insegna essere indispensabile. Infatti, la commistione tra ambito di governo e ambito della coscienza dà luogo agli abusi di potere e altri abusi dei quali siamo stati testimoni, quando si è scoperta la pentola di questi problemi brutti».

Francesco chiede, infine, di vivere la spiritualità «con coerenza e realismo» al di fuori e all’interno del Movimento. Fuori, come «testimoni di vicinanza con l’amore fraterno che supera ogni barriera»; dentro, promuovendo «la sinodalità» perché tutti i membri siano «corresponsabili e partecipi della vita dell’Opera di Maria e dei suoi fini specifici».

«Chi ha la responsabilità del governo – esorta il Papa – è chiamato a favorire e attuare una trasparente consultazione non solo in seno agli organi direttivi, ma a tutti i livelli, in virtù di quella logica di comunione secondo la quale tutti possono mettere al servizio degli altri i propri doni, le proprie opinioni nella verità e con libertà».

In conclusione, una battuta a braccio: «Si dice che i focolarini sorridono sempre. Una volta ho sentito parlare dell’“ignoranza” di Dio. Ci sono quattro cose che Dio non può conoscere: cosa pensano i gesuiti, quanti soldi hanno i salesiani, quante congregazioni di suore ci sono, e di che cosa sorridono i focolarini».