Il Papa: “In Quaresima prendersi cura di chi soffre abbandono e angoscia per il Covid”

Messaggio di Francesco: «Servono parole di incoraggiamento, non parole di disprezzo». Il cardinale Turkson: «Garantire l’accesso inclusivo ai vaccini»

CITTA’ DEL VATICANO. Una Quaresima di «carità», che significa «prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19». Una Quaresima di «digiuno», ovvero «liberare la nostra esistenza da quanto la ingombra, anche dalla saturazione di informazioni – vere o false – e prodotti di consumo». Una Quaresima di «speranza», durante la quale pronunciare «parole di incoraggiamento» e non «parole che umiliano, rattristano, irritano, disprezzano». Papa Francesco indica ai cristiani come vivere i quaranta giorni che preparano alla Pasqua nel suo messaggio per questa Quaresima 2021, così profondamente segnata dall’emergenza sanitaria.

Il documento è pubblicato oggi, ma firmato a San Giovanni in Laterano l’11 novembre 2020, memoria di Martino di Tours, il santo che divise il suo mantello per condividerlo con un mendicante. Un simbolo di carità, la stessa che il Pontefice auspica per il tempo quaresimale. «La carità, vissuta sulle orme di Cristo, nell’attenzione e nella compassione verso ciascuno, è la più alta espressione della nostra fede e della nostra speranza», scrive Francesco.  «Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19. Nel contesto di grande incertezza sul domani offriamo con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio».

Solo «uno sguardo trasformato dalla carità», sottolinea il Papa, «porta a cogliere la dignità dell’altro», e quindi a riconoscere e apprezzare i poveri «nella loro immensa dignità», a rispettarli «nel loro stile proprio e nella loro cultura» e a renderli «veramente integrati nella società».

Tale sguardo comincia dal linguaggio: «Nella Quaresima, stiamo più attenti a dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano», raccomanda Papa Bergoglio, riecheggiando la “Fratelli Tutti”. «A volte, per dare speranza, basta essere una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza».

Proprio l’indifferenza è uno dei mali di questo tempo. Per contrastarla, il Pontefice indica «digiuno, preghiera ed elemosina» come condizioni necessarie per la conversione. «La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa».

Proprio sulla speranza si sofferma il Papa nel Messaggio: sembra quasi una «provocazione» parlare di speranza «nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo e in cui tutto sembra fragile e incerto», osserva. Eppure, «il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata».

Il Messaggio papale è stato presentato dal cardinale Peter Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale, in una conferenza in straming in Sala Stampa vaticana. Rispondendo alle domande giornalisti sulla pandemia, il cardinale ha lanciato un appello perché si possa «assicurare un accesso inclusivo al vaccino» e, al contempo, «cercare vie alternative ai vaccini».

«Davanti ad una pandemia globale ci vuole una sfida globale, non individualista», ha rimarcato Turkson. «Ogni governo si sente anzitutto responsabile della propria popolazione, ma bisogna agire insieme, per sconfiggere una pandemia che ci affligge tutti quanti».

Dal cardinale proposte concrete: «Sospendere la proprietà intellettuale, per consentire non solo ad alcune case farmaceutiche, ma a diversi posti del mondo» la ricerca sui vaccini e «cancellare o perlomeno sospendere il pagamento del debito dei Paesi in via di sviluppo, in modo da utilizzare quei fondi per aiutare le popolazioni locali a procurarsi medicinali o mascherine». «Se ci sarà anche una sola persona nel mondo con il Covid, il mondo non sarà sicuro», ha concluso Turkson.

Alla conferenza è intervenuta, in videocollegamento da Bruxelles, anche Marcela Szymanski, editor in chief del rapporto “Religious Freedom in the World” pubblicato dalla fondazione Aid to the Church in Need. «Per coloro che soffrono la prova della persecuzione, la pandemia ha rappresentato un momento di comunione nel dolore e nella perdita, purtroppo in tutto il mondo», ha detto, citando situazioni limite come quelle delle famiglie cristiane perseguitate ad Aleppo o del rapimento di padre Jacques Mourad da parte dei miliziani di Daesh. «Nella maggior parte dei Paesi occidentali, il sentimento religioso è aumentato durante la pandemia. Di fronte a questo non dovremmo chiudere gli occhi».