Il Papa: i preti morti per servire i malati, santi della porta accanto. Tanti calunniati ingiustamente per abusi

Messa in Coena Domini del Giovedì Santo per la prima volta a San Pietro, a causa del coronavirus. Il pensiero ai sacerdoti deceduti durante la pandemia: «In Italia più di 60, con medici e infermieri hanno dato la vita» 

I sacerdoti morti in Italia, soprattutto al Nord, per aiutare i malati durante la pandemia di coronavirus. I sacerdoti «calunniati», che non possono nemmeno uscire per strada col clergyman perché ricoperti di insulti. I sacerdoti peccatori: tutti, vescovi e Papa inclusi, chiamati ad essere «grandi perdonatori». «Oggi vi porto tutti nel mio cuore e vi porto all’altare», dice Francesco nella Messa in Coena Domini, la messa che ricorda l’ultima cena di Cristo e che segna l’inizio del Triduo pasquale.

Il Pontefice la celebra in una San Pietro dall’atmosfera irreale: la Basilica vuota, solo otto file di panche e i fedeli che le occupano poco più di una decina, così come i cantori della “Schola Cantorum” disposti a distanza di un metro l’uno dall’altro. Bergoglio entra in una processione asciutta per recarsi all’Altare della Cattedra, dove, insieme ad un albero di ulivo, sono posti gli stessi simboli che hanno accompagnato la storica preghiera in Piazza San Pietro del 27 marzo: l’icona della Salus Populi Romani e il crocifisso ligneo di San Marcello al Corso, splendente dopo un recente restauro.

Le restrizioni del coronavirus hanno imposto che la messa in Coena Domini si svolgesse in Basilica. Mai lo aveva fatto, il Papa, dall’inizio del suo pontificato, scegliendo sempre di trascorrere ogni Giovedì Santo in un luogo di fragilità e miseria come i centri accoglienza migranti o le case circondariali, in modo da svolgere il rito della lavanda dei piedi insieme a poveri, profughi e detenuti.

Su questo stesso altare il Papa avrebbe dovuto presiedere in mattinata, come tradizione, la messa del Crisma in cui si benedicono gli oli per le celebrazioni dell’anno seguente. La funzione è rimandata a fine emergenza sanitaria. «Oggi non c’è la messa crismale, spero che possiamo averla prima di Pentecoste, altrimenti dobbiamo rimandarla all’anno prossimo», ha detto Francesco nella sua breve omelia a braccio interamente dedicata ai sacerdoti. Come ha spiegato, infatti: «Non posso far passare la messa senza ricordare i sacerdoti che offrono la vita per il Signore, che sono servitori».

Il pensiero del Vescovo di Roma è andato subito ai tanti, troppi, preti uccisi dal Covid-19, contratto durante il servizio prestato tra i malati in cliniche e ospedali. «In questi giorni sono morti più di 60 sacerdoti qui in Italia», lamenta Jorge Mario Bergoglio, che li definisce insieme a medici e infermieri «santi della porta accanto, servendo hanno dato la vita».

Nel suo «cuore» il Papa dice di portare anche tutti i «sacerdoti calunniati»: «Tante volte succede che non posso andare per strada perché gli dicono cose brutte, a causa del dramma che abbiamo vissuto con la scoperta dei sacerdoti che hanno fatto cose brutte», sottolinea con chiaro riferimento alla piaga della pedofilia, uno dei più gravi scandali della Chiesa. «Alcuni (preti) mi dicevano che non possono uscire di casa col clergyman perché li insultavano. Ma loro continuano…».

Il Vescovo di Roma pensa anche «a coloro che sono lontani», preti «che vanno lontano per portare il Vangelo e muoiono lì». «Mi diceva un vescovo che la prima cosa che faceva era andare al cimitero e vedere la tomba dei sacerdoti che hanno lasciato la vita lì. Giovani! Morti per le pesti del posto, perché non erano preparati e non avevano gli anticorpi. Sacerdoti anonimi, parroci di campagna, parroci di 6-7 paesini e che vanno da una montagna all’altra».

Sacerdoti lontani come ubicazione, ma vicini al popolo: «Conoscono la gente. Uno mi diceva che conosce il nome di tutta la gente del suo paese. “Ma proprio tutti?”, gli domandavo. “Sì – mi ha risposto – anche il nome dei cani”», racconta il Pontefice.

Un pensiero va anche ai tanti preti «che soffrono una crisi, che non sanno cosa fare, sono nella oscurità». Come pure ai «sacerdoti peccatori»: «Tutti lo sono. Insieme ai vescovi peccatori e al Papa peccatore, non si dimenticano di chiedere perdono e imparano a perdonare perché loro sanno che hanno bisogno di chiedere perdono e perdonare», afferma Papa Francesco.

«Tutti voi fratelli sacerdoti siete con me nell’altare», dice, concludendo questo primo appuntamento del Triduo pasquale. Prima però lascia una raccomandazione: «Non siate testardi come Pietro, lasciatevi lavare i piedi. Il Signore è vostro servo, Lui è vicino a voi per darvi la forza, per lavarvi i piedi. E così con questa coscienza di necessità di essere lavati, siate grandi perdonatori. Non abbiate paura di perdonare». «Siate anche coraggiosi nel rischiare, perdonare, consolare», esorta il Papa, «e se non potrete dare il perdono sacramentale, almeno date la consolazione che accompagna e lascia la porta aperta perché un fratello torni».