Il Papa cerca garanzie per i cristiani che chiama martiri

Nel corso della seconda giornata del viaggio apostolico in Iraq, il Papa ha incontrato l'ayatollah Al-Sistani. Al centro del vertice le condizioni di vita e di libertà della minoranza cristiana irachena. Il clerico sciita ha ricordato le ingiustizie subite dai cristiani e auspicato una loro tutela in piena sicurezza. L'incontro interreligioso alla Piana di Ur, poi la Messa con i caldei nella quale ha riconosciuto che molti testimoni di Cristo hanno trovato la morte, ma sono stati ignorati dalle cronache.

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Najaf, terza città santa per l’Islam dopo Mecca e Medina. Nel cuore sciita dell’Iraq meridionale è andato ieri in scena il più atteso degli appuntamenti dell’agenda papale. In prima mattinata, infatti, Francesco si è recato in visita privata nella casa dell’ayatollah Sayyd Ali Al-Husayni Al-Sistani. Del faccia a faccia tra i due leader religiosi, durato cinquanta minuti, sappiamo quanto è stato comunicato dalla Sala Stampa della Santa Sede e dall’ufficio del clerico sciita.

Da parte vaticana, il direttore Matteo Bruni ha spiegato che Bergoglio ha voluto ringraziare Al-Sistani “perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno”. Il Pontefice si è congedato dal padrone di casa ribadendo la “sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero”.

Dalla nota dell’ufficio dell’ayatollah, invece, apprendiamo che Al-Sistani ha espresso al Papa la sua “preoccupazione per i cittadini cristiani che dovrebbero vivere come tutti gli iracheni in pace e sicurezza, e nel pieno rispetto dei loro diritti costituzionali”, insistendo, poi, sul “ruolo svolto dalle autorità religiosa nel proteggere i cristiani e tutti coloro che hanno subito ingiustizie negli ultimi anni, soprattutto quando i terroristi hanno sequestrato vaste aree in diverse province irachene”.

Un assist colto al volo da padre Thabet Yousif Mekko, religioso di Mosul, che all’Adnkronos ha commentato la visita dicendo che rappresenta “un messaggio alla maggioranza sciita dell’Iraq che forse porterà in futuro a un maggiore riconoscimento dei cristiani e a rispettarli”. Parole che dimostrano quanto i cristiani iracheni siano stati abituati nel recente passato ad essere piuttosto prudenti sulle dichiarazioni di pace provenienti da voci sciite a cui spesso non sono seguite azioni concrete.

Quello di ieri, comunque, è stato un incontro dalle sfumature geopolitiche non irrilevanti che accresce la credibilità internazionale di Al-Sistani e consolida il suo ruolo di contrappeso rispetto all’influenza iraniana nella regione. Da questo punto di vista non è una novità: nel giro di pochi mesi il clerico di Najaf ha ricevuto più di una volta la rappresentante speciale dell’Onu Jeanine Hennis-Plasschaert attirandosi per questo motivo le critiche di Hossein Shariatmadari, uno dei consiglieri della Guida Suprema dell’Iran,  Ali Khamenei.

Dopo l’incontro con Al-Sistani, il Papa si è trasferito a Nassiriya da dove ha raggiunto la vicina Piana di Ur per l’incontro interreligioso in agenda. Francesco ha pronunciato il suo discorso dopo aver ascoltato la testimonianza di due giovani iracheni, uno cristiano e l’altro mussulmano. Il Pontefice ha ribadito la sua condanna a chi strumentalizza la religione per fomentare odio e violenza.

“Dio è misericordioso – ha detto Bergoglio – e l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello”. “Noi credenti – ha aggiunto – non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione”. Così come aveva fatto durante la sua prima giornata, parlando della situazione specifica dell’Iraq il Santo Padre ha voluto ricordare la minoranza yazida vittima della furia dell’Isis.

Su quella pagina dolorosa della storia irachena, Bergoglio ha rievocato la distruzione del “meraviglioso patrimonio religioso tra cui chiese, monasteri e luoghi di culto di varie comunità” per opera dei terroristi, invitando la popolazione ad “amare e custodire i luoghi sacri (…) nel ricordo del nostro padre Abramo”.

Un elogio, poi, ai “giovani volontari musulmani di Mosul” che hanno aiutato a riparare chiese e monasteri distrutti, “costruendo amicizie fraterne sulle macerie dell’odio”. Francesco ha invitato a pregare per tutti gli iracheni che hanno dovuto subire sofferenze, per quanti sono “ancora dispersi e sequestrati” e per il rispetto ed il riconoscimento della libertà di coscienza e la libertà religiosa definite “diritti fondamentali, perché rendono l’uomo libero di contemplare il Cielo per il quale è stato creato”.

Critico su chi pensa agli affari anche con la pandemia in corso, Bergoglio ha esortato a “ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che è e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sacre sempre e contano come quelle di tutti”.

Finito l’incontro interreligioso, il Papa è tornato a Baghdad per l’ultimo appuntamento della sua seconda giornata in terra irachena: la messa nella Cattedrale Caldea di “San Giuseppe”.

Qui Francesco ha ripetuto che per Dio “non è più grande chi ha, ma chi è povero in spirito; non chi può tutto sugli altri, ma chi è mite con tutti; non chi è acclamato dalle folle, ma chi è misericordioso col fratello”. Ancora una volta ha parlato dei martiri dell’ultimo secolo che grazie all’amore, ha detto il Pontefice, sono usciti “vittoriosi nella prova”.

“L’amore è la forza – ha detto il Papa – di quelli che qui hanno subito pregiudizi e offese, maltrattamenti e persecuzioni per il nome di Gesù”. E sui martiri iracheni ha osservato che “in questi tempi si sono levati tanti testimoni, spesso trascurati dalle cronache, ma preziosi agli occhi di Dio; testimoni che, vivendo le Beatitudini, aiutano Dio a realizzare le sue promesse di pace”.

Oggi giornata ricca di appuntamenti prima del ritorno a Roma previsto per domani: Francesco andrà a Mosul, ex roccaforte del Califfato liberata nel 2017,  per poi visitare la comunità cristiana di Qaraqosh e celebrare la messa conclusiva ad Erbil.