Il mondo non finirà oggi. Contro gli ecocatastrofisti che vogliono portare l’Occidente al suicidio

“Per il bene del pianeta, fate un solo figlio”. Nelle città nordamericane pubblicità contro le nascite. “Il crollo del cristianesimo ha aperto la strada a questo nuovo catechismo verde”. Intervista a Laurent Alexandre

“Mentre gridiamo ‘il pianeta è in fiamme’, la Cina sta conquistando la leadership tecnologica mondiale. In un momento in cui l’Europa dovrebbe mobilitarsi per fermare il declino industriale e scientifico, questo discorso quasi delirante è paralizzante e rischia di portarci fuori dalla storia”

 

Era il 1969 quando il leader del gruppo parlamentare laburista inglese, Douglas Houghton, sollecitava l’intervento dello stato per scoraggiare le nascite, riducendo l’assistenza e i sussidi alle famiglie numerose, mentre Lord Sorensen dichiarava: “Dobbiamo incoraggiare le sterilizzazioni”. Intanto Paul Ehrlich, biologo della Standford University e autore di “The population bomb”, in un simposio all’Istituto di biologia di Londra sul tema “L’optimum della popolazione per la Gran Bretagna”, prediceva povertà e carestie per l’Inghilterra: “Se fossi un giocatore, scommetterei alla pari che l’Inghilterra non esisterà più nell’anno Duemila e a dieci contro uno che il livello di vita dell’inglese medio sarà inferiore all’attuale”. Sono trascorsi cinquant’anni, l’aspettativa di vita in Inghilterra è aumentata di dieci anni e il tenore di vita ha subìto una trasformazione radicale. Eppure, l’idea che sia necessaria un’azione di decrescita della popolazione per ridurne l’impatto ambientale è ancora alla base di tutti i  vagiti verdi antropofobici, compreso l’eco-fascismo dei due attentatori di Christchurch, in Nuova Zelanda, e di El Paso, in Texas.

 

Adesso cartelloni pubblicitari stanno comparendo in tante città del Nordamerica, da Vancouver a Minneapolis, alle fermate degli autobus come lungo le autostrade. Un bambino sorridente guarda  i pendolari. E sotto, l’annuncio: “Il più grande regalo d’amore che puoi fare al  primo figlio è non averne un altro”. E’ una serie di pubblicità (un’altra dice che “la conservazione inizia al concepimento”) finanziate dal World Population Balance, un’organizzazione ecologista  degli Stati Uniti. Dave Gardner, il direttore, afferma di sostenere una soluzione “etica, umanitaria e volontaria” alla sovrappopolazione. Ed è una propaganda che funziona.

 

 

Un sondaggio  Morning Consult per il New York Times mostra che un terzo degli uomini e delle donne di età compresa tra i 20 e i 45 anni cita il cambiamento climatico come fattore nella loro decisione di avere o meno figli. I dati del Morning Consult rilevano anche che l’11 per cento degli adulti senza figli dice che il cambiamento climatico è la “ragione principale” per cui non ne hanno voluti. “Congestion begins at conception”, annuncia un altro manifesto per il figlio unico ecosostenibile. Si usano immagini di traffico  e di incendi. Il messaggio è chiaro: fai figli e aumenterai le code nelle strade e il rischio di calamità naturali. La sezione “child free” invece è seducente: giovani coppie senza figli si abbracciano, si baciano, si dilettano in scampagnate. Dicono di essere per una “drastica e volontaria riduzione delle nascite”. Se poi non funziona, il biologo Ehrlich ha sempre pronta la fase successiva. Tassare i prodotti per l’infanzia (“culle, pannolini, giochi, cibo per bambini”), inondare le scuole di educazione sessuale, rendere ancora più facile l’accesso all’aborto e  campagne di sterilizzazione alla cinese con impianti che prevengono le nascite.

I malthusiani non sono mai stati bravi con le previsioni. Eppure, i collassologi persistono e in Francia sono popolarissimi. L’ex ministro dell’Ambiente Nicolas Hulot e Frédéric Lenoir, ex direttore del Monde des Religions, hanno appena scritto un libro a quattro mani per Fayard, “D’un monde à l’autre, le temps des consciences”. Un manifesto per la decrescita economica e demografica contro un mondo di riscaldamento, disuguaglianze e risorse che scarseggiano. Ancora più diretto il titolo del libro di Hervé Kempf per Seuil: “Que crève le capitalisme”. Che crepi pure il capitalismo.

 

“Gli ambientalisti stanno lavorando concretamente per peggiorare il nostro handicap tecnologico di fronte all’Asia orientale, che contempla il nostro suicidio geopolitico”, dice al Foglio Laurent Alexandre, medico, divulgatore scientifico, saggista liberale già fondatore del sito Doctissimo, che ha appena pubblicato il libro  “Jouissez jeunesse!”, un manuale per coloro che scelgono di non credere alla fine del mondo. “Mentre gridiamo ‘il pianeta è in fiamme’, la Cina sta conquistando la leadership tecnologica mondiale. Ogni passo falso geopolitico sarà pagato a caro prezzo dai nostri nipoti. Cedendo alle ingiunzioni della decrescita, stiamo distruggendo il loro futuro. L’ondata collassologica si sta affermando proprio mentre il centro di gravità del mondo si allontana dall’Europa. Vogliono un forte calo della produzione e quindi del potere d’acquisto, che indebolirebbe la democrazia. Il discorso collassologico sta spingendo l’Europa al suicidio. La paura nevrotica dell’esercizio del potere ha impedito all’Europa di capire che è in corso una gigantesca guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina”.

A causa di questo pregiudizio ideologico anti crescita, l’Europa è crollata nella maggior parte dei settori chiave per il futuro: “Telefonia, intelligenza artificiale, nanotecnologie, agricoltura ogm, spazio, difesa informatica. I riflettori della storia sono puntati altrove. Non guardiamo quasi più all’Europa con invidia, se non per avere accesso ai suoi consumatori e al loro potere d’acquisto. L’Europa non è più un esempio, ma una preda volontaria”. Greta Thunberg è il modello di questa generazione gnostica che si immola. “E’ lo strumento ideale per costringere i giovani a ridurre drasticamente le proprie libertà: gli ayatollah eco-catastrofisti li convincono che bruceremo nell’inferno del riscaldamento globale, a meno che non accettino una dittatura verde. Seguire Greta peggiorerebbe il riscaldamento globale, aumenterebbe lo spreco di denaro pubblico, porterebbe a una dittatura verde regressiva e ci metterebbe alla mercé di Cina e Russia. Lenin chiamava i borghesi della sinistra utili idioti della rivoluzione; i giovani che seguono Greta sono utili idioti delle cosiddette società dell’energia rinnovabile.

 

La morte di tutti i modelli marxisti – dalla Corea del nord al Venezuela, da Cuba alla Cambogia di Pol Pot – ha lasciato gli antiliberali allo sbando. Il catastrofismo ecologico e la sua serie di paure sono lo strumento ideale per proporre una nuova utopia che sostituisca la dittatura marxista. Strumentalizzando i giovani, impongono un’agenda liberticida in nome dei buoni sentimenti. La strategia antipanico è devastante: il 27 per cento degli australiani di età compresa tra i dieci e i quattordici anni crede che il mondo  finirà  prima che diventino adulti. Fermare lo sviluppo economico porterebbe a guerre e carestie e impedirebbe ai paesi del Terzo mondo di ripulire l’ambiente. Il fervore quasi religioso che circonda questa profetessa della fine del mondo e della decrescita che è Greta è il simbolo di una democrazia diventata isterica e dove l’emozione ha la precedenza sulla ragione. Non credo alla fine dei tempi e penso che il mondo sia migliore che nel 1750, 1900 o 1960. Fomentando gli scenari peggiori di fronte a noi, gli ultras dell’ecologia ci impediscono di vedere le vere sfide. Incapaci di immaginare un futuro positivo, di essere entusiasti dell’umanità, abbandoniamo il campo di battaglia del futuro. In un momento in cui l’Europa dovrebbe mobilitarsi per fermare il  declino industriale e scientifico, questo discorso quasi delirante è paralizzante e rischia di portarci fuori dalla storia”.

 

L’ecologia politica è un incredibile concentrato di cattive notizie e false buone idee: “Organizzare la decrescita, cioè il declino del potere d’acquisto; ridurre la demografia europea per accogliere meglio i migranti; ridurre la popolazione limitando l’assistenza agli anziani malati; bloccare le tecnologie più avanzate; ridurre il commercio e i trasporti; limitare le libertà individuali per ridurre l’‘impronta di carbonio’ dei cittadini; promuovere tecnologie frugali ancestrali… Sono accettabili solo misure decrescenti. E’ accettabile solo la flagellazione. L’ambientalista Bruno Latour ha persino proposto di usare la camicia di forza contro gli scienziati che sostengono la geoingegneria”.

 

Secondo Alexandre, l’ambientalismo è diventato così una religione. “L’ideologia verde è fondamentalmente religiosa, ma invece di chiedere perdono a Dio, chiediamo perdono alla Natura. Il crollo del cristianesimo in occidente ha aperto la strada a questo nuovo catechismo. Il discorso ambientalista riprende il racconto della Caduta della Genesi: in principio era il paradiso terrestre, gli uomini assaporavano l’albero della conoscenza, Dio li scacciò. E’ paradossale e divertente che accada mentre l’Europa nega le proprie radici cristiane. L’ecologia suscita nei suoi seguaci manie di mortificazione che li rendono pronti a qualsiasi sacrificio: pentimento, mortificazione, catechismo, apocalisse, contrizione. Papa Francesco invita i suoi seguaci a confessare i peccati contro l’ambiente”.

Come vediamo da questi annunci pubblicitari, la maggior parte degli ambientalisti sono  radicali malthusiani. Hanno in odio l’uomo. “Sull’Obs, l’ex ministro dell’Ambiente Yves Cochet spiega: ‘Non avere un figlio in più è il primo gesto ecologico’. L’ecologia politica ci rende disumani. Dalla difesa dei papaveri al fascismo verde, è un passo. Il passaggio dall’amore per le libellule a una dottrina della morte è possibile. Sono etnomasochisti: propongono la scomparsa della civiltà occidentale per fare posto ai migranti. I giovani dicono sui social: ‘Non voglio avere figli, per ridurre la mia impronta di CO2 …’. E’ triste perché, esclusa l’immigrazione, la popolazione sta crollando in Europa, a differenza dell’Africa”.

 

E se ti opponi al loro programma, diventi un nemico dell’umanità. “Trent’anni fa, l’ecologia era una corrente simpatica, venata di romanticismo, dal profumo un po’ hippy. Sta diventando un violento programma totalitario con anatemi e pire. L’ecologia politica cerca di convincere l’opinione pubblica che solo un cambiamento radicale di regime, compreso un declino delle libertà e l’abbandono dei comfort, possa salvare il pianeta. Gli ambientalisti radicali hanno capito perfettamente che per portare le persone alla Crociata Verde, devi terrorizzarle”.
Servono capri espiatori. “Gli avvoltoi ideologici hanno marciato sulla morte da Covid-19. I cinici spiegano che il virus è buono e sottolineano le modifiche necessarie. La sofferenza delle persone viene usata per condannare l’economia di mercato e il progresso. Accogliamo con favore la vendetta della natura sulla nostra arroganza”. Anche se le questioni climatiche ed energetiche sono importanti, l’avventura umana non può essere ridotta all’ossessione per la CO2.

 

“I giovani devono gestire sei rivoluzioni simultanee,  che non hanno precedenti nella storia. Economica, con la ridefinizione della produzione. Geopolitica, con la concentrazione della ricchezza globale nelle metropoli. Dei media, con il controllo dei flussi informativi nelle mani dei colossi digitali. Politica, con l’indebolimento della verità al tempo della richiesta di democrazia diretta. Etica, con l’industrializzazione della vita, la creazione di bambini e la manipolazione del nostro Dna e del cervello. Filosofica, con la riscrittura degli obiettivi dell’umanità dovuta ai nostri poteri demiurgici. Di civiltà,  con le neurotecnologie e l’intelligenza artificiale attraverso l’esplosione delle capacità informatiche. L’umanesimo 2.0 è il cantiere del secolo e la responsabilità dei giovani è immensa. L’Homo Deus deve essere addomesticato! Godetevi la giovinezza!”.

L’intellettuale ecologista Bruno Latour ha scritto sul Monde: “L’apocalisse è emozionante”. No,  sta portando i paesi ricchi al suicidio, i loro figli al Prozac e a realizzare il verso di T. S. Eliot: “E’ questo il modo in cui finisce il mondo, non con uno schianto ma con un piagnisteo”.