Il ministro degli Esteri libico rassicura l’Italia: «Ma non cancelliamo il patto con la Turchia»

Siala a Roma per Med: «Il memorandum Libia-Turchia è una nostra difesa. Tripoli potrebbe cadere: i mercenari russi con Haftar». Il recente arrivo in Cirenaica dei soldati russi, si parla di un numero imprecisato cha va da alcune centinaia a forse oltre 1.500, stravolge gli equilibri militari. Haftar potrebbe entrare a Tripoli in tempi brevi. La coalizione di milizie che sostiene il governo di Fayez Sarraj ha un disperato bisogno degli aiuti turchi: da qui la nuova intesa sul corridoio marittimo.

«L’Europa, e specie la Grecia, premono sull’Italia affinché ci costringa a cancellare il nostro memorandum d’intesa con la Turchia. Ovvio che ne ho parlato a lungo con Di Maio. È stato il tema centrale del nostro incontro. Ma le relazioni libico-turche riguardano solo Tripoli e Ankara. Nessuno può interferire».

Mohamed Taher Siala non nasconde che i problemi ci sono e pressanti. Abbiamo incontrato il 76enne ministro degli Esteri libico solo pochi minuti dopo la fine del suo lungo colloquio con l’omologo italiano. «Gli italiani sono preoccupati. Ci dicono che vorrebbero gli venissero notificate le nostre mosse, specie quest’ultima con la Turchia, visto che restano i nostri alleati storici. Anche se il loro ambasciatore a Tripoli con noi parla tutto il tempo. Sanno bene che non potevamo aspettare: i mercenari russi stanno sempre più aiutando le forze di Haftar nell’assedio di Tripoli». L’argomento è ovvio, anche se lui non ne parla. Il recente arrivo in Cirenaica dei soldati russi, si parla di un numero imprecisato cha va da alcune centinaia a forse oltre 1.500, stravolge gli equilibri militari. Haftar potrebbe entrare a Tripoli in tempi brevi. La coalizione di milizie che sostiene il governo di Fayez Sarraj ha un disperato bisogno degli aiuti turchi: da qui la nuova intesa sul corridoio marittimo. Siala però si limita a descrivere il documento con la Turchia come articolato in «due memorandum» e in termini molto neutri: «Il primo sull’addestramento e l’aumento della capacità di esercito e polizia. Non concerne l’import di armi. Il secondo riguarda gli accessi alle rispettive piattaforme continentali, che allargano i diritti di pesca, di traffico e di sfruttamento dei giacimenti energetici».

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Ma se l’intesa contraddicesse quella di Skhirat, che nel 2015 legittimava la nascita del governo Sarraj di cui lui è parte? «Non è vero — replica —. Anche se questo sostengono al Cairo o Atene. Ma nessuno lo può dire, neppure i nostri amici a Roma». Eppure, i rapporti bilaterali con l’Italia restano «ottimi». A suo parere, non ci sono differenze tra questo governo e quelli precedenti: «Stiamo ridiscutendo il memorandum per il controllo dell’immigrazione, dove la collaborazione italiana resta fondamentale per cercare di limitare i traffici di migranti. Abbiamo 700 mila potenzialmente pronti a partire».

Si sta lavorando adesso per arrivare «forse entro gennaio» a tenere la Conferenza sulla Libia a Berlino, dove, a differenza che in quelle scorse a Parigi e Palermo, «non ci saranno libici», ma unicamente i rappresentanti dei Paesi che «interferiscono in Libia». Spiega: «Si vorrebbe bloccare l’arrivo di armi straniere e che la guerra sia combattuta da altri sulla pelle dei libici». Seguirà, «già forse in febbraio», una seconda conferenza «riservata a tutti i libici». C’è però il grosso limite dell’Europa. Dice Siala: «L’Ue resta divisa, senza una politica estera comune, senza alcuna capacità di agire coesa»