Il metodo Merkel contro il Covid

Conta quel che si fa ma pure quel che si decide di non fare perché costoso o impopolare. Obiettivo: evitare di chiudere tutto

La Merkel ha ripreso l’abitudine di presentarsi in pubblico e di spiegare che cosa accade, che cosa bisogna fare, a cosa è necessario badare e come. È preoccupata, dice che questo è il momento decisivo, o si controlla la seconda ondata o la seconda ondata si porta via ogni possibilità di controllo

L’Ufficio del turismo di Berlino  ha ritirato una campagna pubblicitaria intitolata “Obbediamo alle regole del coronavirus” e introdotta da due sue agenzie. Nell’immagine c’è una signora anziana con la mascherina fiorata e il dito medio alzato. La scritta dice: “Mostriamo il dito a tutti quelli che non hanno la mascherina”. Il sindaco della capitale tedesca, il socialdemocratico Michael Müller, ha detto imbarazzato che “c’erano modi più fortunati per attirare l’attenzione su questa urgenza”. Molti hanno detto: che modo poco tedesco di comunicare, parlare, gestire l’emergenza.

Il modo tedesco è invece quello della responsabilità e della calma: “Sono convinta che le misure che adottiamo e non adottiamo nei prossimi giorni e settimane saranno decisive per rispondere alla domanda su come attraverseremo la pandemia”, ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quel che si fa ma anche quel che non si fa: conta ogni cosa.In Germania, ieri sono stati registrati 6.638 nuovi casi di coronavirus, l’incremento più alto dall’inizio della pandemia. Ci sono state 33 vittime, su un totale di oltre novemila, ma nonostante la rapidità del contagio, i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva restano stabili – i sintomi sembrano meno gravi rispetto alla prima ondata.  Secondo il Robert Koch Institute, si fanno 1,2 milioni di test alla settimana.

La Merkel ha ripreso l’abitudine di presentarsi in pubblico e di spiegare che cosa accade, che cosa bisogna fare, a cosa è necessario badare e come. E’ preoccupata, dice che questo è il momento decisivo, o si controlla la seconda ondata o la seconda ondata si porta via ogni possibilità di controllo. In alcune zone, compresa Berlino, dove ci sono più di 50 infezioni ogni 100 mila abitanti in sette giorni, bar, ristoranti e negozi devono chiudere dalle 23 alle 6 di mattina e al chiuso ci si può vedere al massimo in dieci persone. Nelle regioni con 35 nuovi contagiati ogni 100 mila abitanti nell’arco di sette giorni, la mascherina sarà obbligatoria anche negli spazi pubblici affollati. Secondo quanto è trapelato dall’incontro della Merkel con i governatori dei Länder, la cancelliera è convinta che ci si stia muovendo in modo troppo lento e poco convinto: “Tutti cercano una piccola scappatoia”, ha detto, ognuno vorrebbe un’esenzione, un’eccezione, come se questo potesse servire da protezione. La Merkel è convinta che questa leggerezza sia il contrario di quel che serve per ottenere l’obiettivo condiviso da tutti: evitare un altro lockdown. Evitare la chiusura completa della vita economica e pubblica dei tedeschi e soprattutto evitare di dover chiudere le scuole. Ecco perché è importante quel che si fa ma soprattutto quel che non si fa, quel che si rinuncia di fare perché impopolare o costoso o entrambe le cose.

In questo, i governatori sono alleati affidabili. Markus Söder, “premier della Baviera e candidato alla successione della Merkel in una tornata in cui toccherebbe proprio ai bavaresi prendere la guida dell’Unione (che comprende cristianodemocratici e cristianosociali), ha detto che quel che si sta facendo potrebbe essere insufficiente e che bisogna essere pronti ad affrontare ulteriori restrizioni. Il caso bavarese non è isolato, in questa pandemia la Merkel è riuscita a non creare né competizione né collisioni tra le regioni, ha dato grande autonomia agli amministratori locali ma ha preteso di essere aggiornata sempre e di avere voce in capitolo nelle decisioni.