IL LIMES IN FIAMME

Da una parte l’ordine, dall’altro il caos. La faglia del Mediterraneo allargato è oggi un crocevia di tensioni che confermano la centralità del bacino del Mare nostrum, culla di civiltà e oggi confine tra mondi in contrapposizione tra loro.

limes

Il Mediterraneo resta il confine: limite tra il sistema dell’ordine liberale euro-atlantico, il blocco eurasiatico guidato dalla Russia e un insieme di territori senza “padrone” ma combattuti tra le grandi superpotenze. Con la Cina che cerca di sfondare verso ovest penetrando in territorio finora inesplorati con le nuove vie della seta.

In questo luogo di incontro-scontro tra superpotenze, la fascia nordafricana, del Sahel e quella del Medio Oriente rappresentano i teatri di conflitti regionali che si amplificano su scala internazionale. Un’area incandescente dove i blocchi si scontrano in una vera tettonica a zolle geopolitiche. Da Nord, da Ovest e da Est premono le superpotenze, mentre da Sud premono forze anti-statali o autorità quasi assenti in cui si gioca una guerra per ottenere risorse e territori.

Le principali guerre di oggi si combattono tutte in questa grande regione al limite tra l’ordine il caos. Libia, Siria e Yemen sono i territori dove si riconosce in maniera più definita l’esistenza di conflitti strutturati, con Stati scomparsi sotto il tacco di miliziani e forze esterne che agitano una conflittualità ormai considerata perenne. Ma oltre a questi campi di battaglia “visibili” gli occhi dei più, esiste un complesso insieme di territori e aree marittime dove pur non esistendo conflitti “istituzionali” (più o meno convenzionali), esiste un sistema di tensione e conflittualità che coinvolge chiunque. Una sorta di cerchi concentrici del caos, con il loro epicentro nelle guerre sul campo e aree di escalation dove le forze si combattono su diverse domini.

Questa grande faglia geopolitica non è solo fatto di tensioni belliche, ma anche di rapporti tumultuosi tra Stati e su corse delle superpotenze per espandere le proprie sfere di influenza, con Paesi che rappresentano dei laboratori di grande guerra per strapparli all’uno all’altro rivale.

La graduale “ritirata strategica” degli Stati Uniti è stata soprattutto una ritirata politica, ma non militare, né tantomeno frutto di un superficiale disinteressamento. Washington ha evidenziato le criticità di un assetto mondiale che la vedeva troppo coinvolta in queste aree, specialmente con una Nato che vive una profonda crisi esistenziale. Ma gli Usa hanno confermato di non volere in alcun modo mollare la presa sul blocco che coinvolge e fa incontrare Europa, Africa e Asia.

Gli impegni americani nei conflitti in corso hanno comunque mostrato il desiderio Usa di non abbandonare completamente il terreno di fronte a questa avanzata delle superpotenze avversarie. Mentre dal punto di vista politico ed economico, l’aver puntato i pedi sui tentennamenti europei e mediorientali nel caso delle Vie della Seta e degli accordi con Mosca ha confermato la centralità dell’area mediterranea per l’America. Il limite posto da Casa Bianca e Pentagono ha messo in guardia tutto il sistema appartenente o confinante con il blocco Usa che non vi sarebbe stata una cessione priva di conseguenza.

L’espansione cinese verso ovest ha coinvolto il Medio Oriente e l’Africa creando le premesse per un cambiamento di prospettiva di molte nazioni. Alcuni governi hanno assistito al progressivo disimpegno da parte degli Stati Uniti (non abbandono) come un opportunità da cogliere per appropriarsi di un proprio spazio geopolitico. Paesi come gli Stati arabi e anche la Turchia si trovano ora come potenze regionali di quell’area dove si incontrano due aree di influenza che stanno strette a tutte. Ankara ne è l’esempio più lampante, con la nuova strategia marittima che si incardina in questa finestra di opportunità data dalla crisi esistenziale della Nato e dalla partnership con Cina e Russia.

Mosca, che assiste quasi da antico gigante a questa disputa, si inserisce in Africa e Medio Oriente per ribadire la propria presenza nelle aree di interesse strategico del Cremlino. Una scelta dettata dal desiderio di evitare di cedere lo scettro di potenza che decide i destini del mondo. Il rafforzamento della presenza militare in Siria e Libia, così come gli accordi militari nell’area di confine di questa grande fascia al confine tra i tre “ordini” fa comprendere come la Russia non abbia alcuna voglia di mettersi da parte. Ma è un impero debole economicamente e con grosse lacune interne. L’impero russo prova a superare questo divario con Occidente e Cina attraverso più direttrici. La forza militare, anche se ultimamente non più formidabile come ai tempi della Guerra fredda, rimane un pilastro di influenza geopolitica e di immagine da lasciare al mondo. A questa arma, si aggiunge quella delle materie prime, a partire dal gas, vera spina nel fianco del blocco atlantico. E pur guardando con timore la Cina, fin troppo spesso considerata alleato russo, lo scivolamento a Oriente di Mosca è un dato ormai assodato.

Il Mediterraneo rimane così la faglia dove tutto questo diventa concreto e osservabile. L’Europa, assente da questo “grande gioco” come protagonista, non esiste come elemento unitario ma è invece indissolubilmente coinvolta grazie agli Stati che la compongono. Italia, Francia e Germania si interrogano sul futuro dell’Europa e dell’area euro-mediterranea cercando di evitare che il caos prenda il sopravvento (ma con scarsi risultati). Provano a parlare alla pari con Mosca, Pechino e Washington, ma in realtà sono referenti del Vecchio continente di poteri più grandi. E il disimpegno americano ha scatenato un inquietante vuoto che provano a colmare.

Ma l’Europa rimane luogo di scontro e non di regia di questa guerra tra caos e ordine. E questa condizione getta un’ombra nel futuro del continente: Italia compresa. È in corso una lotta che non fa prigionieri, non solo tra forze interne a questo sistema, ma anche tra superpotenze per controllare le rispettive sfere. Superpotenze e Stati; risorse e rotte commerciali; terra contro mare. Il caos può invadere l’ordine e il Mediterraneo (con l’Italia) è al centro di questo terremoto.