Il libro di Gulisano sulle pandemie sfata molti miti

Questo libro, oggi riaggiornato dall’Autore, ripercorre la lunga battaglia che l’uomo combatte da secoli contro le malattie contagiose, le pesti di ieri e i virus misteriosi di oggi, compreso il Coronavirus. Nell’Occidente contemporaneo la mortalità dovuta a malattie infettive, ossia trasmissibili, è percentualmente inferiore all’uno per cento. Di fatto si muore per malattie cronico-degenerative, come i disturbi cardiocircolatori, le malattie respiratorie, i tumori. Eppure nessun dato sulla mortalità da tumori, da infarti, da ischemie cerebrali o da incidenti del traffico è in grado di determinare il panico collettivo suscitato dalla malattia infettiva, un “nemico invisibile” che non si vede, che non si conosce. Paure arcaiche, quasi sepolte nell’inconscio, ma che oggi vengono risvegliate e manipolate dai media.

Nel 2005, Paolo Gulisano, medico esperto in epidemie e storico della medicina, dava alle stampe un agile volume dal titolo Pandemie. Dalla peste all’aviaria. Era infatti un momento in cui si parlava molto dell’influenza aviaria, l’influenza dei polli, che era attesa come una sorta di Peste del 2000.

Si trattò di una minaccia-fantasma, e il medico-scrittore colse l’occasione per parlare della storia delle epidemie. Dalle citazioni della Bibbia alle descrizioni di Tucidide e Lucrezio, dalla «morte nera» medievale fino alla peste del Seicento, per giungere infine al Novecento con le speranze suscitate da una scienza medica che sembrava destinata a trionfare su virus e batteri, grazie a farmaci e vaccini (quella scienza che si ritrova oggi ad affrontare nuovi ed inquietanti pericoli), la storia delle pandemie ci racconta della difficile coesistenza tra l’uomo e i virus. Questo libro, oggi riaggiornato dall’Autore, ripercorre la lunga battaglia che l’uomo combatte da secoli contro le malattie contagiose, le pesti di ieri e i virus misteriosi di oggi, compreso il Coronavirus, che ci ha messo di fronte nuovamente allo spettro delle epidemie. Non si tratta dunque di un semplice instant book, ma di un viaggio tra storia, letteratura, medicina e fede.

Nell’Occidente contemporaneo la mortalità dovuta a malattie infettive, ossia trasmissibili, è percentualmente inferiore all’uno per cento. Di fatto si muore per malattie cronico-degenerative, come i disturbi cardiocircolatori, le malattie respiratorie, i tumori. Gli incidenti costituiscono la prima causa di morte tra i giovani al di sotto dei venticinque anni, seguita al secondo posto dai suicidi. Questo è ciò per cui si muore oggi in Italia, in Europa e nel mondo occidentale. Eppure nessun dato sulla mortalità da tumori, da infarti, da ischemie cerebrali o da incidenti del traffico è in grado di determinare il panico collettivo suscitato dalla malattia infettiva, un “nemico invisibile” che non si vede, che non si conosce. Paure arcaiche, quasi sepolte nell’inconscio, ma che oggi vengono risvegliate e manipolate dai media, che non hanno perso l’occasione di “spettacolarizzare” l’epidemia. Una paura che viene utilizzata come mezzo di coercizione.

Gulisano ricorda nel suo libro che il compito della Medicina è quello di farsi carico, con piena consapevolezza, della sofferenza che incontra, della malattia e della morte, in tutte le circostanze del lavoro. Scriveva il grande filosofo e teologo Romano Guardini: «Quel che ferisce è ciò che nella vita vi è di ineluttabile: la sofferenza diffusa ovunque, la sofferenza degli inermi e dei deboli; la sofferenza degli animali, della creatura muta…il fatto che non vi si può cambiare nulla, che non si può toglierla di mezzo. Così è e così sarà. E qui sta la gravità della cosa».

Il compito del curare ha ogni giorno a che fare con il singolo segnato dalla malattia nel suo corpo e nel suo spirito. La domanda che oggi molti si pongono è: dovremo in futuro imparare a convivere con le epidemie?

L’autore ci racconta che in realtà questa convivenza è già la norma in molti Paesi del mondo. Questa è una domanda che ci poniamo oggi noi che viviamo in un Occidente da tempo benestante e sicuro. Nel Sud del mondo il confronto con le epidemie è costante, da sempre. Ogni anno muoiono più di un milione di persone nel mondo di TBC. Dati da far impallidire il Covid-19. Per Gulisano la nostra vita cambierà certamente dopo questa pandemia, ma la speranza è che da questa terribile esperienza si possano trarre importanti apprendimenti, e non solo in merito all’igiene e alla prevenzione delle malattie, ma anche rispetto al rapporto che dobbiamo avere con la salute, la malattia, la morte, il bene personale e del prossimo.