Il killer di Nizza ha preparato la strage in Italia

Da un mese girava tra Puglia e Sicilia. Il governo francese: “Siamo in guerra”

Brahim Aouissaoui ha progettato la strage di Nizza in Italia. Perché in Italia era stato fino a poche ore prima della strage. Perché in Italia aveva contatti e amici, che in queste ore gli uomini dell’Ucigos stanno scandagliando dalla Sicilia alla Puglia. Perché in Italia aveva girato, nonostante un ordine di espulsione in tasca: a Bari, tra il 9 e il 10 ottobre. E poi ad Alcamo, in Sicilia, dove secondo il racconto fatto dai familiari del killer e confermato dall’uomo che ha ospitato Aouissaoui, è rimasto per circa due settimane.

In Francia dovrebbe essere arrivato soltanto poche ore prima della strage, forse la notte precedente. “Perché vai in Francia? Non parli francese e non conosci nessuno laggiù”, ha raccontato di avergli detto la madre quando il figlio le ha annunciato di essere andato via dall’Italia. La donna con undici figli, intervistata in un’abitazione modesta di Sfax, ha raccontato che suo figlio beveva e si drogava fino a due anni fa quando ha cominciato a pregare, isolarsi e frequentare sempre meno persone. Tirava a campare con la vendita di contrabbando di benzina come tanti giovani tunisini senza lavoro. Il suo nome non era negli archivi dell’Antiterrorismo tunisino ma, come ha raccontato ieri una fonte ai nostri servizi di intelligence, sta venendo fuori in queste ore che aveva partecipato, già nel 2011, ad alcuni raduni dell’organizzazione salafita, Ansar Al Sharia.

Mercoledì ha dormito fuori dalla cattedrale di Nizza: la polizia francese ha ritrovato uno squat di migranti dove il giovane si sarebbe stabilito. E dove avrebbe incontrato due uomini arrestati nelle ultime ore. Gli investigatori hanno in mano un telefonino e alcuni documenti. E proprio grazie al cellulare – che in queste ore si stanno cercando di ricostruire gli spostamenti del ragazzo per capire quale rete gli si muovesse intorno. “I lupi solitari non esistono”, spiega a Repubblica una fonte dell’intelligence francese. “Sono individui isolati ma non solitari”, dice facendo notare anche due circostanze. La prima: gli ultimi tre attentati compiuti in Francia in meno di un mese non sono stati accompagnati da nessuna rivendicazione. La seconda: esiste una coincidenza temporale, visto che Aoussaoui si comincia a muovere dopo il 13 settembre, quando cioè Charlie Hebdo ha ripubblicato le caricature di Maometto alla vigilia del processo per gli attentati del 2015. E quando da più strade arriva un diktat: “Colpire la Francia”.

Di più: in assenza di un’organizzazione terrorista strutturata, lo scenario è forse più fluido, ma non meno pericoloso sull’onda delle proteste di piazza che sono proseguite ieri in molti paesi arabi con scontri a Beirut dove un dirigente di Hezbollah ha definito come “aggressione” la pubblicazione delle vignette di Maometto. Il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian ha invitato i francesi all’estero alla massima prudenza. “Siamo in guerra contro un nemico interno ed esterno”, ha osservato il ministro dell’Interno.

È possibile quindi che Aoussaoui – ora in ospedale, in prognosi riservata, non in grado di fornire alcun dettaglio su quello che è successo – sia partito dalla Tunisia con un’idea ben precisa. Ma è certo che in Italia non si è mosso come un lupo solitario. La procura antiterrorismo di Bari, retta dal procuratore Roberto Rossi, ha aperto due fascicoli: il primo, per terrorismo, punta a ricostruire proprio i passaggi del tunisino e la sua rete di contatti. Aouissaoui arriva a Lampedusa il 20 settembre a bordo di un barchino con poco più di 20 persone. Ci sono due nuclei familiari e almeno sei ragazzi che in queste ore le Digos di mezza Italia, a partire da quella di Bari, stanno rintracciando. Uno è segnalato nei database tunisini come potenzialmente pericoloso. Il 25 viene portato insieme ad altri 50 migranti sulla Rhapsody, nave che con 380 persone fa rotta verso Bari. Dove arriva l’8 ottobre. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, dal porto di Bari viene accompagnato in stazione. Racconta di avere un amico da raggiungere. Sale così su un treno e parte alla volta della Sicilia. Dove effettivamente qualcuno lo aspetta ad Alcamo. Un parente, apparentemente senza legami con attivià terroristiche. Certo è che Aouissaoui decide di partire per la Francia. I tabulati, che arriveranno nelle prossime ore, racconteranno forse come. E soprattutto con chi.